Alto Calore: Ciarcia chiama Bonavitacola. Rilancio senza privatizzazione, serve un’Agenda

Si lavora per la convocazione dell'incontro nei primi giorni del nuovo anno. Ricapitalizzazione e mutuo con Cassa depositi e prestiti le principali soluzioni per il risanamento dell'azienda idrica.

La sede dell'Alto Calore Servizi in corso Europa ad Avellino. Il particolare degli uffici di presidenza

Alto Calore: il tavolo istituzionale sarà convocato nei primi giorni del 2019. Obiettivo: definire la strategia di risanamento dell’azienda, possibilmente senza modificare gli assetti della società, con l’ingresso di nuovi soci esterni, e non scaricando sui Comuni il costo di un’eventuale ricapitalizzazione. L’amministratore unico dell’azienda pubblica, Michelangelo Ciarcia, sta concordando i passaggi dell’iniziativa con i principali interlocutori della partita, a cominciare dal presidente della Provincia, Domenico Biancardi, e dal vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, che sarà contattato oggi.

Chi siederà al tavolo e come pensate di organizzare il confronto?

«Lo decideremo nelle prossime ore. Il diffuso interesse che si registra sul futuro dell’Alto Calore e sulla gestione idrica e la partecipazione allargata alla discussione sono sicuramente fatti positivi, ma voglio ribadire che vanno assunte decisioni operative in tempi brevi, per evitare il fallimento dell’Acs, con tutto ciò che ne consegue, a partire dalle prospettive per i lavoratori. E’ necessario quindi che si entri nel merito delle questioni con proposte di soluzione dei problemi ed impegni concreti da parte delle istituzioni. Potremmo anche pensare ad un primo confronto più ampio e poi ad un secondo passaggio più mirato».

Michelangelo Ciarcia, presidente dell’Alto Calore Servizi spa
Il Vicepresidente della Giunta regionale della Campania, Fulvio Bonavitacola, interviene al convegno promosso dal Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Avellino sul Servizio Idrico Integrato e sul futuro dell’Alto Calore

Al momento quali sono le tracce su cui lavorare?

«Per quanto mi riguarda la via maestra resta il piano presentato, con il supporto tecnico del consulente Stefano Pozzoli, almeno fino a quando non vi siano alternative certe».

Il che significa ricapitalizzazione dell’azienda da parte dei Comuni e in subordine ingresso di soci esterni, previa modifica dello statuto dell’azienda. In assemblea, però, ha parlato dell’ipotesi di un mutuo con la Cassa depositi e prestiti. Sembrava favorevole a tale proposta.  

«Sì, intatti. E’ un’opzione non diversa nella sostanza: raccogliere 50 milioni di euro, attraverso una erogazione della Cassa depositi e prestiti. E’ quella la massa finanziaria che ci occorre per salvare l’Acs. La proposta è inizialmente venuta dall’ex sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi. Riflettendoci su, mi sono trovato d’accordo. Gliel’ho riferito, ma poi non c’è stato un seguito. Successivamente, ne ho parlato ai sottosegretari Andrea Cioffi e Carlo Sibilia, durante l’incontro avuto al Ministero dello Sviluppo economico. Cioffi ha detto che si trattava di una strada praticabile, benché poi abbiano proposto soluzioni diverse, come il concordato preventivo in Tribunale, che personalmente scarto, perché non offre alcuna garanzia sulle prospettive».

Verificherete, quindi, la praticabilità?

«Verificheremo se c’è una reale disponibilità del governo a rendere concreta l’ipotesi del mutuo. Siamo pronti a redigere una relazione sulla sostenibilità della rata da parte dell’Acs. Se andasse a buon fine, sarebbe la soluzione ottimale: avremmo il capitale necessario ad avviare il risanamento, senza alterare l’assetto societario».

Nadia Arace

Le forze politiche di sinistra hanno lanciato una petizione per indire un referendum consultivo ad Avellino sulla gestione pubblica, sottolineando che l’obiettivo strategico è la creazione di un’azienda speciale, fermo restando la priorità degli interventi di risanamento dell’Acs. Che ne pensa? (Leggi l’articolo)

«La partecipazione è in sé un fatto apprezzabile. La stessa idea del tavolo, anche con la presenza dei comitati per l’acqua pubblica, testimonia un clima di confronto, di collaborazione e di assunzione di responsabilità che si è creato con i sindaci e con altri soggetti. Ma il mio obiettivo è molto preciso e non abbiamo tanto tempo a disposizione. Qualsiasi deviazione può essere rischiosa. Personalment, sono favorevole alla gestione pubblica e l’azienda speciale andrebbe nella direzione giusta. Nell’immediato però non è praticabile. Ho faticato notevolmente per convincere i soci che è possibile la ricapitalizzazione anche collocando sul mercato le quote non sottoscritte. Adesso bisognerebbe prospettare una strada diversa. Sarebbe complicato e non risolveremmo il problema. Per salvare l’Acs sono pronto, quindi, ad andare fino in fondo all’operazione di ricapitalizzazione».

Il Sindaco di Altavilla Irpina, Mario Vanni

Resta la questione della gestione della rete adduttrice, che spetterebbe alla Regione, quale proprietaria delle infrastrutture, anziché all’Alto Calore. Un costo notevole del quale sgravarsi. E’ pronto ad aprire una vertenza con Palazzo Santa Lucia, come chiesto dal sindaco di Altavilla Irpina, Mario Vanni?

«Non ci sarà nessuna contrapposizione con la Regione. E’ un nostro partner, che intende investire 60 milioni di euro in lavori di riqualificazione delle reti. La questione esiste e pare sia stata sollevata anche in passato, ma poi chissà perché congelata. Porteremo, comunque, l’argomento sul tavolo della discussione per un confronto».

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