Comitati Acqua pubblica campani, altolà ai sindaci sull’Alto Calore

Riunite ad Avellino le rappresentanze irpine e campane per rilanciare il salvataggio dell'azienda "unica strada per evitare la privatizzazione". Confermato l'obiettivo finale: trasformare la società in ente

La sede storica dell'Alto Calore spa, un tempo Consorzio Interprovinciale

Dai Comitati Acqua pubblica campani altolà ai sindaci sull’Alto Calore. Al termine di una riunione tenuta ad Avellino, il Comitato Acqua Bene Comune di Avellino e il Coordinamento dei Comitati Campani per l’Acqua Pubblica hanno stilato un documento in 6 punti che richiede l’impegno per il salvataggio dell’Alto Calore Servizi spa. I firmatari chedono in primo luogo che “la gestione del servizio idrico resti pubblica nella nostra provincia e in tutti i comuni serviti dall’Alto Calore Servizi”. Per i Comitati “questa condizione può essere garantita solo attraverso la sopravvivenza dell’attuale gestore pubblico ovvero Alto Calore Servizi”, che “può avvenire solo con il risanamento dell’Alto Calore Servizi”. Per i firmatari, serve ” un intervento immediato dello Stato, che fronteggi la crisi finanziaria e patrimoniale della società”. In questo quadro, si legge, “l”attuale ‘Amministratore Unico’ di Alto Calore Servizi sia chiamato a rendere conto pubblicamente dei risultati fin qui conseguiti nell’attuazione del piano di risanamento messo in atto” e “tutti i soci di Alto Calore Servizi approvino una delibera che vincoli l’Ente a non votare modifiche statutarie che possano aprire in qualsiasi forma ad aziende private”. Ultimo e decisivo punto, “si costituisca una delegazione composta dal Comitato, dai Sindaci, dai Parlamentari locali che chieda al Governo un impegno finanziario concreto per il risanamento dell’Ente, nel rispetto del dettato referendario del 2011 e vista l’importanza strategica del bacino idrico Irpino”. Infine, “il comitato auspica che questo percorso intrapreso possa contribuire all’obiettivo finale di trasformare Alto Calore Servizi in una Ente di diritto pubblico, unica forma garante di democrazia, partecipazione e tutela del bene supremo che è l’acqua”. La premessa di titto questo, comunque, resta “salvaguardare la società di corso Europa ad Avellino”, scrive il Comitato Acqua Bene Comune di Avellino.

Michelangelo Ciarcia, presidente dell’Alto Calore Servizi spa

RISORSE CON MUTUO O RICAPITALIZZAZIONE UNICHE ALTERNATIVE ALLA GARA”. Nel corso della conferenza stampa tenuta nella sede di corso Europa nelle scorse settimane, l’amministratore Michelangelo Ciarcia aveva rivendicato il merito della sua gestione, che quest’anno ha consentito di recuperare 5 milioni di debito, invertendo la tendenza del passato. Tuttavia, ha rassegnato la situazione dell’azienda con realismo, confermando quanto già affermato nel corso della assemblea pubblica organizzata dal comitato per l’acqua pubblica nelle scorse settimane. Il debito di 140 milioni potrà essere affrontato solo immettendo risorse. È vitale ottenere il prestito dalla Cassa Depositi e Prestiti oppure, per salvare la gestione totalmente pubblica dell’acqua in Irpinia e Sannio, occorrerà fare ricorso alla ricapitalizzazione da parte dei Comuni. Al cospetto dei promotori della assemblea, il Comitato per l’Acqua Pubblica, l’amministratore unico dell’Alto Calore era stato molto chiaro sulla strategia da seguire: non c’è alternativa al Piano Pozzoli. Il salvataggio dell’Alto Calore è l’unica possibilità per evitare la gara europea, che l’Eic dovrà valutare nei prossimi mesi se l’azienda di corso Europa non avrà i requisiti finanziari per restare gestore, occorrerà la responsabilità diretta dei Sindaci. O metteranno le proprie garanzie al prestito con Cdp richiesto da Alto Calore, oppure dovranno ripianare il debito ricapitalizzando.


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