Conte ad Avellino ricorda Sullo: all'Italia serve una Democrazia di Cristiani. Nella foto: Conte dirige l'Orchestra Giovanile del Conservatorio Cimarosa, ospite del Presidente Luca Cipriano

Conte ad Avellino ricorda Sullo rilanciando col monito di Don Sturzo il protagonismo dei cattolici in politica e nella società. Serve all’Italia una Democrazia dei Cristiani più che una Democrazia Cristiana, ha affermato il Premier Giuseppe Conte, intervenuto ad Avellino, presso il Teatro Carlo Gesualdo, alla cerimonia di commemorazione dell’onorevole Fiorentino Sullo. Citando Pietro Scoppola, Conte ha concluso il suo lungo discorso sulla crisi della politica e della società italiana ed europea, assediata dal primato della tecnica sull’uomo, da una visione economicista che alimenta il suo egoismo disumanizzandolo, rilanciando l’attualità del messaggio di Don Sturzo.

Ciriaco De Mita, segretario e presidente della Democrazia Cristiana, con Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia di Milano, componente il Comitato organizzatore per le Celebrazioni del centenario della nascita di Fiorentino Sullo

«In definitiva, a distanza di 100 anni, pur in un contesto politico e sociale differente, rimane attuale l’appello di don Sturzo ai cristiani, agli uomini liberi e forti. Un nuovo protagonismo dei Cristiani nella Democrazia può costituire una risorsa per alimentare una politica fondata su un nuovo umanesimo, ha affermato. Per il Premier Giuseppe Conte un nuovo protagonismo cristiano nella vicenda politica e istituzionale può aiutare a fornire le risposte alla grandi sfide che l’uomo ha di fronte a sé: il potere della tecnica che rischia di sopraffarlo, la globalizzazione che sta affermando una visione economicista del mondo, la rivoluzione infotelematica, eventi che rischiano di disumanizzare l’umanità.  In questo contesto, «i cattolici sono chiamati a fornire il contributo di idee e passione civile», ha sottolineato. Invitato dal Presidente della Fondazione che porta il nome del compianto Ministro irpino, il Premier Giuseppe Conte ad Avellino ricorda Sullo lasciando un segno nel dibattito politico di un’Italia alle prese con una nuova storica transizione in corso ormai da mesi.

Oltre 1300 tra autorità civile e religiose, personalità del mondo culturale, accademico, studenti, hanno affollato il Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, dove il Premier,Giuseoppe Conte, ha dato il via alle Celebrazioni del centenario della nascita di Fiorentino Sullo

VIA ALLE CELEBRAZIONI PER IL CENTENARIO DI FIORENTINO SULLO. Con la lectio del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, si è dato avvio alle celebrazioni del centenario della nascita di Fiorentino Sullo, uno dei politici di maggiore spessore nel panorama nazionale del secondo  Dopoguerra. I festeggiamenti itineranti si concluderanno nel febbraio del 2021, dopo aver toccato i luoghi più importanti della vita e dell’attività politica di Sullo.

Il Premier Giuseppe Conte al Teatro Carlo Gesualdo per l’apertura delle celebrazioni di Fiorentino Sullo
Gianfranco Rotondi nella giornata inaugurale delle celebrazioni per il centenario della nascita di Fiorentino Sullo

GERARDO BIANCO: «DOPO 25 ANNI RIUNITA UNA GRANDE SCUOLA POLITICA (LA DEMOCRAZIA CRISTIANA). Conte ha preso la parola di fronte ad una platea di oltre milletrecento persone che occupavano ogni  ordine di posti, indossando i suoi panni di professore universitario per una lezione che ha appassionato i 250 studenti presenti in platea. Il Premier ha parlato del contributo dato dai cattolici alla Costituzione italiana. Presenti al Carlo Gesualdo le più alte autorità religiose, politiche militari e civili, della Campania, invitate dal Presidente della “Fondazione Fiorentino Sullo”, Gianfranco Rotondi e dal  Sindaco del Comune di Avellino Gianluca Festa. Tra gli altri, c’erano: il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca; della Provincia di Avellino Domenico Biancardi; il Prefetto di Avellino Maria Tirone, con il personale dell’Ufficio Territoriale di Governo; i comandanti dei Carabinieri e dell’Esercito; il Vescovo Arturo Aiello; le massime cariche della magistratura di Napoli. Erano presenti in platea moltissimi esponenti politici della storica Democrazia Cristiana. Tra loro: Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Nicola Mancino, Giuseppe Gargani, Ortensio Zecchino, Clemente Mastella. Con loro era presente una folta rappresentanza di parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia, personalità del mondo ecclesiastico, delle Istituzioni, della cultura e dell’economia provenienti da tutta Italia, fra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia di Milano, Achille Colombo Clerici, componente il Comitato organizzatore per le Celebrazioni del centenario della nascita di Fiorentino Sullo. Dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli da parte del Coro degli allievi dell’Istituto Paolo Emilio Imbriani, hanno portato i saluti istituzionali il Sindaco di Avellino e il Presidente della Provincia.

Gerardo Bianco, esponente del Popolarismo nella Dc, nel Ppi, ne La Margherita e nella Rosa per l’Italia

Gerardo Bianco, Presidente del Comitato per le celebrazioni, ha tenuto una magistrale  prolusione salutata da una standing ovation: egualmente tributata a Gianfranco Rotondi e a Giuseppe Conte per i loro interventi. Il primo, dopo aver definito la cerimonia come l’occasione in cui quella «grande scuola politica” (la Democrazia Cristiana) oggi si riunisce tutta insieme per la prima volta dopo 25 anni», ha parlato di Sullo chiamandolo  affettuosamente «l’alunno con il ditino alzato», e, richiamando la lezione Sulliana l’ha definita «una lezione di curiosità intellettuale».

Il Premier Giuseppe Conte al Teatro Carlo Gesualdo per l’apertura delle celebrazioni di Fiorentino Sullo

I PASSAGGI CONCLUSIVI DEL DISCORSO DI GIUSEPPE CONTE E IL MONITO NEL SEGNO DI DON STURZO. Al termine del suo intervento durato oltre 43 minuti, Giuseppe Conte ha ripreso e fatto proprio l’appello di don Sturzo, partendo dalla fine della Democrazia Cristiana, pur non citandola. «Dopo decenni di ritiro dalla politica, ai cattolici serve comunque un sussulto di responsabilità e, vedete, senza indulgere in ripiegamenti identitari o abbracciare posizioni temporaliste, è chiesto a essi di animare la vita politica e sociale, collaborando, laicamente, con metodo democratico, alla vita della “città terrena”, per offrire il contributo della propria visione dell’uomo e della società, che tanta parte ha avuto nella costruzione dei nostri ordinamenti democratici e, attenzione, anche della casa comune europea, alla quale, ricordiamo, attesero in spirito di collaborazione tre grandi democratici cristiani: De Gasperi, Adenauer, Schuman». A questo punto, ha proseguito Conte, «ci si può interrogare se questo sia il tempo di una rinnovata unità politica dei cattolici. Se oggi si avverta la necessità o forse anche solo l’opportunità di una compagine partitica organizzata dai cattolici. Forse, più che di una rinnovata “Democrazia cristiana”, ragionerei, come suggeriva Pietro Scoppola, di una rinnovata “democrazia dei cristiani”.
Una rinnovata presenza dei cattolici nella politica italiana può senz’altro costituire, infatti, una preziosa risorsa etico-politica utile a declinare, tra le altre cose, i termini e i contenuti di un nuovo umanesimo che muova, punti al primato della persona, colta nella concretezza della sua dimensione esistenziale e sociale, per poi fornire risposte alle molteplici sfide a cui la nostra epoca espone l’essere umano: che vanno dal potere della tecnica che tende a sopraffarlo, dalla globalizzazione che tende a emarginarlo, dalla imperante visione economicistica che tende a esiliarlo ai margini del consorzio sociale, da una rivoluzione info-telematica che rischia di anonimizzarlo». Per Conte i cattolici non possono sottrarsi ad una responsabilità. «Oggi più che mai i cattolici sono chiamati a fornire il loro contributo di idee, di cultura politica e istituzionale, di credibilità personale, di passione civile. Oggi più che mai i cattolici sono chiamati, coraggiosamente, a fornire la loro testimonianza misurando lo scarto tra i propri aneliti religiosi e le difficoltà secolari. In definitiva, e concludo, a distanza di quasi cento anni, pur in un contesto politico, sociale ed economico profondamente diverso, rimane attuale, rimane attuale l’appello all’impegno in politica dei cattolici fatto da Sturzo e la sua esortazione ad essere “liberi e forti”. Grazie per l’attenzione».

Il Premer Conte e il Presidente del Conservatorio Cimarosa di Avellino, Luca Cipriano

APPLAUSI AL CONSERVATORIO, ACCOLTO DAL PRESIDENTE LUCA CIPRIANO, POI CONTE AD AVELLINO RICORDA SULLO. Il Premier Giuseppe Conte aveva fatto la sua prima tappa al Conservatorio Domenico Cimarosa, dove è stato accolto dal Presidente dell’Istituzione di Alta Formazione Artistica e Musicale, Luca Cipriano. Accanto a lui, il Prefetto di Avellino, Maria Tirone, il Sindaco di Avellino, Gianluca Festa, con il Presidente della Provincia, Domenico Biancardi, quindi il Questore, Luigi Botte. Il Presidente Conte ha apprezzato l’eccellenza di una scuola musicale che Cipriano ha definito «un polo universitario di eccellenza, il quarto in Italia dopo Milano, Roma e Bari, per numero di iscritti con i suoi 1.200 allievi e 136 docenti». Il Presidente del Conservatorio Cipriano ha ricordato con l’orgoglio della città di Avellino l’alto riconoscimento ottenuto dal Cimarosa, istituito solo nel 1971, «ma per ben due volte nel corso della sua storia insignito della medaglia d’oro del Presidente della Repubblica, nel 2012 dal Presidente Napolitano e nel 2017 dal Presidente Mattarella». Il Premier si è mescolato agli allievi e al corpo docente, prendendo la bacchetta del direttore d’orchestra e scherzando con le rappresentanze presenti, tra applausi e sorrisi. Quella del Cimarosa è stata una straordinaria giornata di festa repubblicana, come poi hanno avuto modo di commentare i protagonisti. La tappa successiva di Conte è stata al Teatro Carlo Gesualdo, dove ad attenderlo ha trovato il Governatore, Vincenzo De Luca. Qui ha pronunciato di fronte ad una platea di amministratori locali e rappresentanti istituzionali la sua lectio magistralis sulla figura di Fiorentino Sullo, inquadrata nel contesto più ampio della vicenda cattolico democratica del ‘900, letta con uno sguardo problematico alle nuove sfide che la modernità impone ai cristiani, ma soprattutto ai cittadini europei nel quadro globale odierno. La sua analisi lo ha condotto, come detto, a fare proprio e rilanciare il monito di don Sturzo, in una provincia che attraverso la Democrazia Cristiana e le formazioni politiche, l’associazionismo, la militanza e la testimonianza nelle più diverso forme di cittadinanza attiva, hanno contribuito in Irpinia e nel Paese a scrivere molte pagine della storia repubblicana.


IL PREMIER GIUSEPPE CONTE AL CONSERVATORIO CIMAROSA. GLI SCATTI


ARCHIVIO
Don Luigi Sturzo

IL MONITO DI DON STURZO AI CATTOLICI E AI CRISTIANI. Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo lanciava l’appello «a tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà», scriveva don Luigi Sturzo, ricordato per primo nel centenario di quel monito dal Cardinal Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

PIETRO SCOPPOLA E LA DEMOCRAZIA DEI CRISTIANI. La centralità e attualità del ruolo politico e culturale dei cattolici nella vicenda italiana ed europea contemporanea è il tema del libro di Pietro Scoppola La democrazia dei cristiani, edito da Laterza e citato dal Premier Giuseppe Conte ad Avellino. «L’identità politica dei cattolici italiani è ancora una volta un problema aperto», scrive Scoppola. «La democrazia dei cristiani non può più essere una nuova ‘democrazia cristiana’». Per Scoppola «la laicità, che è una conquista condivisa, ha bisogno di un’anima religiosa». Il volume si articola in sette capitoli, per ricostruire la vicenda storica dei cattolici italiani. In questa visione, politica e istituzioni non vivono al di fuori di una dimensione etica e culturale con l’obiettivo, citato testualmente da Conte, di «un impegno quotidiano a riempire lo scarto tra aspirazione religiosa e difficoltà secolari».


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