Famiglietti: «Dico no a Renzi, i cattolici protagonisti nel Pd»

INTERVISTA ALL'EX DEPUTATO DEM, CHE CONFERMA LA SUA MILITANZA NEL PARTITO PER PROMUOVERE UNA FASE DI RINNOVAMENTO. NON ANDRÀ ALLA LEOPOLDA. "Resto a patto che il Pd faccia il Pd" annuncia. "Ad Avellino nessun congresso: sbaglia chi ha pensato che seguissi Renzi, mi impegnerò per ricostruire il partito dal basso e ricucire il rapporto con gli elettori"

Luigi Famiglietti, già deputato ed ex Sindaco di Frigento

“Dico no a Renzi. Resto nel Pd”. Luigi Famiglietti, deputato tra il 2013 e il 2018, considerato un renziano della proma ora, perchè espressione della cosiddetta rottamazione annunciata nel 2012 dall’ex Sindaco di Firenze, scioglie le riserve e si conferma tra i Democratici, rinunciando alla avventura con Italua Viva. Una scelta che Luigi Famiglietti ha compiuto non senza avere ascoltato la sua base di iscritti del Circolo di Frigento e i sindaci irpini che in questi anni lo hanno sostenuto. “La mia storia politica nasce dal Pd e diventa difficile lasciare il partito in cui ha creduto fin dall’inizio, ma a patto che il Pd faccia il Pd, e non si trasformi in altro” puntualizza nell’intervista rilasciata a Nuova Irpinia.

Dal 18 al 20 ottobre a Firenze la convention promossa da Matteo Renzi presso la Stazione Leopolda. Quest’anno sarà la sede da dove partirà la storia del nuovo partito, Italia Viva

Per la prima volta dalla sua fondazione, l’esponente Dem non sarà alla Leopolda la prossima settimana, ma si prepara ad indossare i panni del rinnovatore, per ricostruire il partito in provincia di Avellino e promuovere un “doveroso percorso di analisi sugli errori commessi in questi anni che hanno poi ceduto il passo all’avanzata dei 5Stelle e del populismo salvianiano”. Sullo sfondo intanto, l’approvazione del taglio dei parlamentari nella manovra disegnata dai Pentastellati, che non ha trasformato il Senato in Camera delle Autonomie come previsto invece nel disegno renziano, ma ha ridotto il numero di deputati e senatori, indebolendo di fatto la rappresentanza in Parlamento. Si apre dunque il dibattito sulla modifica della legge elettorale.

Famiglietti lei ha affermato di volere rimanere nel partito “a patto che il Pd faccia il Pd”. Che significa?

“Resto con convinzione nel partito, anche se non rinnego nulla del percorso politico fatto fino ad ora e soprattutto voglio sottolineare che grazie al rapporto con Renzi e Delrio sono stati ottenuti risultati importanti per l’Irpinia, come la previsione della stazione Hirpinia, lo sblocco della Lioni- Grotta e il prepensionamento degli operai dell’ex Isochimica. Oggi rispetto la scelta di Renzi ma non la condivido. Credo che le battaglie politiche vadano condotte all’interno di un grande partito. Alla luce del taglio dei parlamentari si dovrà aprire un ragionamento sulla nuova legge elettorale, e l’apertura ad un sistema totalmente proporzionale senza soglie si sbarramento alte potrebbe aprire spiragli per un ritorno ai Ds e alla Margherita. Solo se si dovesse verificare questa ipotesi si aprirebbe per me una nuova riflessione”.

Graziano Delrio già Sottosegretario con l’ex Premier Matteo Renzi e il deputato Luigi Famiglietti

Lei ha confermato la sua permanenza nel Partito Democratico ma non senza riserve, manifestando già da tempo, una certa insofferenza sui metodi adottati, e la volontà di correggere le storture che in questi mesi hanno portato ad un congelamento del partito stesso.

“Ci sono storture sia a livello locale che a livello nazionale, ma l’obiettivo deve essere quello di rilanciare l’attività del partito, magari anticipando i tempi per un congresso nazionale e riaffermare un progetto riformista che è alla base di un grande partito come lo è il Pd, in cui convergono diverse correnti di pensiero, tesi contendibili finalizzate al dibattito e alla formulazione delle mozioni. Le mozioni si votano e chi perde però non porta via il pallone, come ci ha insegnato Renzi. Credo di poter contribuire a correggere le storture dall’interno in un grande partito, piuttosto che seguire un partito personale”.

Alla base di Italia Viva non c’è un progetto politico, dunque, ma l’obiettivo di svuotare il Pd?

“Non sottovaluto Renzi. Ho condiviso il suo pensiero politico nel 2012 e l’ho sostenuto nella battaglia per cambiare il partito, ma nel tempo ha stretto alleanze proprio con chi lo ha sempre ostacolato: da rottamatore si è rivelato un restauratore, non rispetto alle persone ma ad un sentimento di rinnovamento generazionale. Personalmente sono diventato parlamentare incarnando questo spirito, e ancora oggi credo in determinati valori: credo che il Pd possa ancora giocare un ruolo fondamentale e che possa incarnare le istanze di riformismo, merito e innovazione. Mi sono battuto a livello locale, cercando di valorizzare persone più giovani di me sia nelle competizioni elettorali provinciali e regionali che nelle sfide congressuali a sostegno di Renzi. Ritengo di continuare a mantenere fede a questo impegno, e non sono d’accordo con chi vede nelle divergenze nate nel partito una ‘mancata agibilità’: Renzi ha lasciato che prevalessero certe logiche e si è defilato”.

Lei pensa che Renzi abbia tradito il Pd?

“I 5Stelle hanno avuto uno straripamento alle elezioni non solo perchè hanno promesso il reddito di cittadinanza, ma anche perchè gli elettori non hanno percepito quel cambiamento che è stato promesso dal Pd. Noi abbiamo sempre detto di voler combattere il familismo e di sostenere il merito, ma le scelte che poi sono state fatte in occasione delle ultime politiche non sono state capite. Anche per questo è necessario fare un’analisi puntuale, altrimenti è difficile recuperare credibilità e consenso fra gli elettori, che non si fa creando un nuovo partito”.

Un momento della riunione di insediamento presso il Coordinamento provinciale del Commissario provinciale del Pd irpino, Aldo Cennamo. Nella foto, da destra a sinistra: Enzo De Luca, Gianluca Festa sindaco di Avellino, Giuseppe Di Guglielmo ex segretario provinciale, Michelangelo Ciarcia Presidente dell’Alto Calore Servizi, poi, Luca Cipriano

Si riferisce anche alla questione locale e alle dinamiche di Via Tagliamento? Anche ad Avellino è necessario un congresso in tempi brevi?

“Le turbolenze nel partito provinciale esistono da tempo. Purtroppo non c’è mai stato un confronto franco e probabilmente molti si sarebbero aspettati che anche io andassi via dal Pd e seguissi Renzi. La vera domanda da porci è cosa è il Pd e dare una mano a Cennamo, perchè siamo fermi. C’è bisogno di maggiore generosità, e non serve un congresso subito, ma mettere in sesto i circoli, ricostruire il senso di comunità del partito, per arrivare poi al congresso con un processo di ricostruzione dal basso già avvenuta. Ora concentriamoci su cos’è il Pd e da chi è rappresentato, comune per comune, ed evitiamo l’ennesima conta delle tessere Senza tralasciare il fatto che c’è bisogno di avanzare una proposta per l’Irpinia, sarebbe il momento di dare vita ad una conferenza programmatica del partito”.

Il commissario del Partito provinciale Aldo Cennamo avrà dunque il compito di accompagnare la rigenerazione. 

“La fase di traghettamento di Cennamo dovrà servire a ripristinare i luoghi del Pd in ogni comune, e a costruire una piattaforma di proposte. Non rinvierei un’analisi puntuale alla prossima scadenza elettorale, altrimenti ci ritroveremmo a constatare un’altra sonora sconfitta. Bisogna togliere la polvere da sotto il tappeto, anche se temo che molti vogliano tirare a campare”.

Le adesioni a Italia Viva intanto non sono mancate, anche dal Pd.

“Nel 2012 i comitati Renzi erano animati da una voglia profonda di rinnovamento teso a ribaltare gli assetti del partito dall’interno, oggi assistiamo più che altro ad una ricollocazione di ceto politico. Si fanno i nomi di Pasquale Sommese, Enzo Alaia, Giuditta, Petracca. Oltre che a quelli del sindaco di Montemarano e del vice sindaco di Aiello. Nel 2012 gran parte dei sindaci sostenne Renzi nella battaglia contro Bersani, oggi la quasi totalità dei sindaci è rimasta nel Pd”.

Il Presidente della Campania, Vincenzo De Luca. Sullo sfondo la Presidente del Consiglio Regionale, Rosa D’Amelio

La campagna elettorale per le regionali è ormai alle porte. Lei ritiene che in Campania si replicherà l’alleanza fra Partito Democratico e 5Stelle come indicato dalle forze di Governo?

“L’alleanza con i 5Stelle è necessaria per giocare una partita seria. Io porrei due obiettivi: discontinuità sui metodi e sulle persone, sulle storie e i protagonisti. E’ stato un grande errore immaginare che la rottamazione debba coincidere con l’accantonamento delle persone che hanno più esperienza: io ritengo che il Pd dovrebbe scommettere sulle capacità dei singoli e sulla meritocrazia”.

Continui.

“I consiglieri uscenti devono dire cosa hanno fatto, se intendono ricandidarsi e su quali presupposti. Poi le persone vanno condivise con il territorio, per evitare che le scelte debbano calare dall’alto, come invece si è verificato alle scorse elezioni europee e provinciali: il Pd non si è confrontato con i circoli, con gli amministratori e le candidature sono state imposte. Così non andremo da nessuna parte”.

A livello nazionale intanto, si sottolinea come l’alleanza di Governo Dem-Pentastellati non goda di una convergenza politica. Mentre Zingaretti continua ad aprire confronti politici, la Srl Casaleggio Associati misura di volta in volta l’opportunità offerta. Lei cosa ne pensa?

“L’accordo fra Pd e 5Stelle va rodato. Bisogna però considerare che all’opposizione abbiamo un centro destra forte a trazione leghista, pronto a trascinare l’onda populista. L’alternativa è il Partito Democratico, che però da solo non ce la fa. Alle regionali si vota a turno unico (tranne che in Toscana) quindi la coalizione è necessaria”.

Il Premier Giuseppe Conte alla Camera interviene nel dibattito sulla fiducia al Governo sostenuto da M5s, Pd e Leu

Si dovrà lavorare ad un’intesa anche sul territorio? Come sarà possibile ricucire i rapporti politici alla luce degli effetti prodotti dalle manovre firmate dai Pentastellati, dalle chiusure dei cantieri a quelle dei Centri Sprar? 

“Sarà difficile far digerire al territorio la politica precedente, ma è l’unico modo che abbiamo per vincere e mettere in minoranza la Lega. Ci sarà bisogno non di un semplice accordo con i 5 Stelle, che sono stati i fautori, per un capriccio di Carlo Sibilia, del blocco dei cantieri della Lioni- Grottaminarda. E’ altrettanto vero però, che queste forze vanno rispettate perchè hanno ottenuto un grosso consenso. L’alleanza fra Zingaretti, 5Stelle e Renzi ci consente di costruire una coalizione forte e competitiva per vincere le elezioni”.

Lei potrebbe accettare una candidatura alle regionali se le fosse proposta?

“Io voglio dare un contributo per rilanciare l’azione del Partito e ad oggi le regionali non sono un mio obiettivo. Intendo lavorare per dare una mano alla comunità perchè so bene di avere avuto tanto dagli elettori e dagli iscritti del Pd. Per dare una mano al partito non occorre per forza essere candidati o rivestire ruoli istituzionali”.

Luigi Famiglietti, già deputato ed ex Sindaco di Frigento

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