Rifiuti, Melchionna (Cisl): conservare la gestione pubblica ad Avellino

IL FUTURO DELLA VALLE DEL SABATO, LE PROSPETTIVE DELL'AREALE DEL GRECO DI TUFO CON IL RIORDINO DEL CICLO AMBIENTALE. L'esponente sindacale propone l'apertura di una stagione di dialogo e confronto tra istituzioni e territorio per garantire la realizzazione delle infrastrutture e degli impianti in maniera ordinata e partecipata. Il caso del Piano d'Ambito

La gestione dei rifiuti e il piano d’ambito in provincia di Avellino sono due priorità su cui l’Ato e i Comuni irpini dovranno pronunciarsi rapidamente, se si vorranno risolvere i problemi ambientali di una provincia che deve imparare a programmare le soluzioni, invece di inseguire le emergenze. Questa è la posizione di Mario Melchionna, segretario della Cisl Irpinia Sannio, che interverrà in un dibattito promosso dal Movimento “No al Biodigestore, sì al Greco di Tufo” e dal Comune di Prata Principato Ultra nei locali del Palazzo Baronale.

Il segretario della Cisl Irpinia Sannio sarà tra i relatori al convegno dal titolo: «Quali politiche intercomunali per la soluzione dei problemi ambientali e dello sviluppo dei territori dell’area del ‘Greco di Tufo’ e della Valle del Sabato», in programma sabato pomeriggio alle ore 16. Il confronto riguarderà i nodi ambientali del comprensorio della Valle del Sabato, al cui centro si sviluppa l’areale del Greco di Tufo, ma calati nel contesto più generale della programmazione dei servizi e delle infrastrutture che dovranno consentire lo sviluppo di un ciclo integrato ambientale sostenibile in grado di evitare nuove emergenze.

Il Gonfalone della Amministrazione provinciale di Avellino

«REGOLE CHIARE, TRASPARENZA E LEGALITÀ». Per questo Melchionna parte proprio dal ciclo integrato dei rifiuti per arrivare poi al futuro della Valle del Sabato. «Occorre un piano industriale in provincia di Avellino serio e coerente, concepito per tutelare il nostro territorio in termini ambientali, garantendo i livelli occupazionali», spiega. «Occorre evitare, come è stato fatto fino ad ora, ingerenze esterne di natura malavitosa, sbarrando la strada ad ogni possibile infiltrazione», ma allo stesso tempo, «si dovrà rendere il servizio sempre più competitivo, assicurando la massima trasparenza ed equità nella applicazione delle tariffe, tutelando il risparmio delle famiglie».

DECIDERE IL FUTURO DI IRPINIAMBIENTE. In questo quadro, va sciolto il nodo del gestore, che attualmente è la società interamente partecipata dalla Provincia, la Irpiniambiente SpA. Secondo la Cisl Irpinia Sannio non si può pensare di progettare un riordino della gestione ambientale senza considerare l’emergenza nota a tutti a Pianodardine e nell’intera Valle del Sabato, spiega Melchionna, che indica nelle bonifiche del fiume Sabato e dell’Isochimica, ma anche sulla individuazione delle possibili fonti di inquinamento. Ed è proprio guardando alla situazione ambientale complessa di questo territorio che non si può fare a meno di esprimere una valutazione critica sulla prima decisione della Regione Campania, a proposito di un impianto industriale da 14 milioni di euro nel cuore dell’area DocG, nel territorio di Chianche.

I sindaci sul palco dopo la marcia dei trattori contro la realizzazione di un biodigestore a Chianche, nell’area del vino DocG

RIPENSARE LA LOCALIZZAZIONE DEL BIODIGESTORE. La battaglia avviata da produttori, amministratori locali e cittadini contro l’impianto di compostaggio di Chianche «interessa tutta la comunità della Valle del Sabato e dell’Irpinia per il danno di immagine che questa ferita potrebbe arrecare al sistema economico e turistico della provincia», sottolinea Melchionna, che invita a scegliere la strada del confronto per risolvere il problema. Se l’impianto in sé non è ancora autorizzato, occorreranno altri passaggi, consultazioni e pareri, tuttavia non sarà sufficiente l’elevato pregio agricolo in cui ricade l’area del Greco di Tufo per fermare tutto. La battaglia a colpi di carta bollata non dà garanzie, che invece la programmazione di un Piano d’Ambito equilibrato e condiviso dalle amministrazioni locali può realizzare con la soddisfazione di tutti. L’Ato, conclude, dovrà decidere se conservare l’impianto della pianificazione adottata nel 2010 dal Consiglio provinciale, oppure mettere mano ad un nuovo strumento di pianificazione con regole precise a tutela dell’ambiente, della legalità, delle colture e della salute.


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