Provincia, Picone: impossibile affidamento diretto ad Irpiniambiente. Si farà la gara

Con la riorganizzazione del settore, il servizio di raccolta e smaltimento verrà affidarto attraverso una gara europea. Il vicepresidente di Palazzo Caracciolo segnala le priorità di intervento. La Regione attende indicazioni dell'ente d'ambito per la localizzazione del nuovo biodigestore.

Il riassetto del ciclo integrato dei rifiuti apre le porte ai privati nella gestione dei servizi sul territorio. Resta ancora da comprendere se la partecipata della Provincia, IrpiniAmbiente, possa svolgere ancora un ruolo o sia irrimediabilmente destinata a chiudere i battenti. Nuova Irpinia ha chiesto chiarimenti a Fausto Picone, vicepresidente di Palazzo Caracciolo e sindaco di Candida, con il quale sono state affrontate anche altre questioni delicate, a cominciare dalla vicenda del biodigestore.

Con la riorganizzazione del servizio quale sarà il destino di IrpiniAmbiente?

«Dopo una lunga fase di insediamento l’Eda, il nuovo Ente d’ambito, dovrebbe procedere con la gara per l’affidamento del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. IrpiniAmbiente potrebbe rispondere partecipando al pari degli altri soggetti. Nei prossimi giorni approfondiremo questa ed altre questioni, per assumere una decisione».

Si ripropone il nodo opzione pubblica o privata?

«Al di là delle valutazioni, sarebbe una discussione del tutto accademica. La norma infatti impone l’indizione di una gara europea, alla quale potranno partecipare aziende pubbliche, private e miste, provenienti da qualsiasi Paese dell’Ue. Non ha senso, dunque, schierarsi per una o l’altra opzione o per aziende del territorio».

L’area ecologica di Campo Genova, nei pressi dello Stadio Partenio, sulla strada che conduce alla Città Ospedaliera San Giuseppe Moscati

Il personale di IrpiniAmbiente sarà comunque salvaguardato. Non è così?

«Sì, certamente. Non si può pensare di mandare a casa centinaia di lavoratori. Nel bando andrà inserita una clausola sociale, prevista dal Codice degli appalti, che preveda la riassunzione nella società subentrante degli operatori oggi impiegati».

Quali sono i risultati raggiunti dalla società pubblica?

«Gli sforzi compiuti negli ultimi mesi hanno permesso di raggiungere un livello qualitativo del servizio molto alto. Dai Comuni in questa fase vengono segnali molto positivi. La percentuale della raccolta differenziata è notevolmente cresciuta, anche nel capoluogo dove in passato si era registrato qualche problema, mentre oggi è stata superata la soglia del 70%. La società ha ormai maturato una grande esperienza sul campo e dispone di competenze non comuni. Purtroppo però questo non ci esime dalle procedure a cui ho fatto cenno».

Quali sono le criticità del sistema che dovranno essere affrontate?

«Si parla giustamente sempre di chiusura del ciclo. C’è dunque la necessità di affrontare in maniera risolutiva il nodo dell’impiantistica, che va rafforzata con nuove strutture, che consentano di massimizzare i risultati e ridurre i costi. L’obiettivo è rendere il servizio efficiente, efficace ed economico. Soltanto disponendo in loco di tutte le infrastrutture, sarà possibile abbattere la principale voce di spesa, che è quella del trasporto dei rifiuti. Altrimenti, i cittadini utenti non potranno mai vedere la riduzione delle tariffe».

Ogni volta che si parla di nuovi siti di stoccaggio e di impianti si creano comprensibilmente problemi.

«E’ così. Una pianificazione razionale dovrebbe rendere praticabili le scelte. Non possiamo pensare di consumare e produrre rifiuti e poi non farci carico in maniera adeguata del loro smaltimento. Chiaramente vanno esclusi sovraccarichi degli stessi territori e salvaguardati quei comprensori che hanno una particolare vocazione agricola. Ma se vi saranno sempre levate di scudi quando si parla di impianti, non ne usciamo. Altrove i rifiuti vengono considerati una risorsa, non vedo perché non possano esserlo anche da noi».

Il logo della manifestazione contro la realizzazione del biodigestore a Chianche

Periodicamente torna in discussione l’ipotesi di realizzare un termovalorizzatore anche in Irpinia. Nelle scorse settimane il ministro degli Interni, Salvini, ha sostenuto la necessità di costruire in Campania un impianto per ogni provincia.

«Non sono affatto d’accordo su queste valutazioni. Non abbiamo bisogno di termovalorizzatori, ma di incrementare la raccolta differenziata. Il riciclaggio delle materie può anche creare un indotto economico. Quando parliamo di impianti ci riferiamo sempre a quelli leggeri».

Sull’ipotesi del biodigestore di Chianche sono emerse molte voci contrarie, in difesa delle coltivazioni tipiche della zona. La Regione ha recepito le istanze, ma adesso in che direzione ci si muove?

«Nel caso specifico c’erano difficoltà oggettive. La Regione ha perciò dato il compito all’Eda di individuare altre aree, che rispondano ai requisiti richiesti. Vedremo come andrà a finire».

La Provincia tenterà di svolgere un ruolo di mediazione?

«Non c’è dubbio. Anche per il passato, durante l’amministrazione Gambacorta, siamo intervenuti, facendoci carico della situazione. Penso alla vicenda dello Stir di Pianodardine, per il quale si registrò la protesta di associazioni ambientaliste e dei residenti, che lamentavano l’eccessiva concentrazione di impianti in quell’area, peraltro già segnata anni addietro da altre vicende. In quell’occasione non abbiamo avuto difficoltà a prendere atto dei rilievi critici e trasferirli a chi di competenza».

Dietro l’angolo c’è ancora il rischio che l’Irpinia possa diventare lo sversatoio di rifiuti di altre province?

«Quando ci sono delle emergenze, chiaramente alla nostra provincia può essere chiesto di dare una mano, ospitando rifiuti provenienti da province limitrofe. In situazioni difficili non abbiamo mai fatto mancare la nostra solidarietà. Ed è quanto successo anche ultimamente, a seguito delle incursioni incendiarie registrate in siti del Sannio e del Casertano. Ma bisogna sempre avere la massima attenzione nella salvaguardia del territorio».

C’è preoccupazione anche per quanto sta succedendo? Il vertice di IrpiniAmbiente ha sollecitato pure in provincia di Avellino la presenza di presidi militari.

«Qui, al momento, la situazione appare tranquilla. Ma non si può escludere che vi siano rischi. E’ bene tenere alta la vigilanza. Ancora non è chiaro cosa stia succedendo».

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