Il livello di attenzione sulla gestione del ciclo integrato dei rifiuti sta salendo. Anche in provincia di Avellino ci si avvia a compiere, nelle sedi istituzionali, scelte strategiche per il settore e per le comunità locali. Ne abbiamo parlato con l’amministratore generale di IrpiniAmbiente, Nicola Boccalone.

Quale sarà il futuro di IrpiniAmbiente e in quale direzione pensa si muoverà l’Ato rifiuti per la gestione del servizio?

«IrpiniAmbiente svolgerà il proprio lavoro fino a quando non sarà costituito ed operativo il nuovo soggetto che si occuperà della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Sarà la politica a decidere cosa fare, eventualmente anche modificando gli assetti. Personalmente, credo che le vicende di questi giorni dimostrano, ancora una volta, che il servizio pubblico offre alla comunità maggiori garanzie di trasparenza».

Un altro nodo strategico è quello dell’impiantistica, che è tornato d’attualità in Campania, ma anche in altre aree del Paese, alimentando il dibattito politico. Che ne pensa?

«Un processo efficiente e di qualità può essere realizzato soltanto con il supporto di impianti adeguati. La carenza di strutture favorisce le attività illegali e gli smaltimenti abusivi. ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha evidenziato l’esigenza di costruire al Sud nuovi impianti, altrimenti è l’intero sistema Italia che andrà in crisi».

In particolare ci si riferisce ai termovalorizzatori?

«Sì, ma non solo. C’è bisogno anche di discariche e di altri siti di stoccaggio. Anche in presenza di una raccolta differenziata spinta non si può fare a meno di un termovalorizzatore e di una piccola discarica. Non tutto può essere riciclato, restano frazioni secche ed umide che vanno gestite diversamente. In Campania è un problema che non può essere più eluso. Ovviamente puntando su impianti avanzati e con una manutenzione costante. L’obiettivo di una provincia virtuosa come quella di Avellino, poi, è l’autosufficienza, la chiusura del ciclo».

In giro si torna a percepire un clima da emergenza, soprattutto a causa degli attacchi contro i siti di stoccaggio e di smaltimento dei rifiuti registrati in questa regione. Che ne pensa?

«Ci sono sicuramente delle difficoltà che rischiano di mettere in crisi il ciclo regionale, alimentando tensioni e timori, anche per gli attacchi incendiari. Il caso dello Stir di Casalduni ha segnato un “salto di qualità”. Per la prima volta è stato colpito un impianto pubblico. Questa situazione, rimarcata dal vicepresidente del Consiglio, Salvini, ha anche ricadute su quei territori, come l’Irpinia, non direttamente coinvolti».

In che modo?

«Incide sui processi di smaltimento e trattamento, sovraccaricando i nostri impianti, e quindi pesa anche sui costi del servizio».

Lei ha chiesto l’intervento dell’esercito pure in Irpinia.

«Gli episodi occorsi altrove sono una spia d’allarme, anche se qui fortunatamente non ci sono stati segnali. L’Irpinia non può però rimanere fuori da un piano per la Campania. Il venir meno della sicurezza sarebbe un problema notevole. Meglio attrezzarsi».

Le illegalità restano ancora molto diffuse in questo comparto e c’è il rischio di incursioni della criminalità. Com’è la situazione in provincia di Avellino?

«Sono i dati ufficiali a parlare: l’unica provincia non interessata da inchieste è la nostra. Credo che debba essere un orgoglio per tutti i cittadini, per le istituzioni locali, per le forze dell’ordine e per chiunque contribuisca a garantire con il proprio operato la trasparenza. Se a questo aggiungiamo i risultati positivi nella gestione del servizio, con una raccolta differenziata che supera il 70%, ponendoci ai vertici delle classifiche, possiamo ritenerci soddisfatti, pur ammettendo limiti e difficoltà. Abbiamo ancora ampi margini di miglioramento ed è possibile modernizzare ulteriormente il servizio»

Quali i nuovi obiettivi?

«Oltre alla percentuale di raccolta differenziata è possibile innalzarne anche la qualità, attraverso sistemi più avanzati. Si torna però al discorso degli impianti».

Si parla però di una crisi generale del sistema della differenziata dovuta anche alla mancanza di domanda. Non ci sarebbe sufficiente mercato per le materie prime seconde. Cosa si può fare?

«Bisognerebbe intervenire a monte, incidendo attraverso normative specifiche, ma anche con stili di vita e di consumo più responsabili ed ecologici, nella produzione e quindi nell’acquisto di prodotti con imballaggi ridotti al minimo o sfusi e realizzati con materiali riciclati. Così si comprimerebbe la quantità complessiva di rifiuti e si incentiverebbe il mercato delle materie prime seconde».