Dopo cinque anni di fermo, la ex Rifometal torna a nuova vita. Una squadra di operai edili è impegnata a rimettere in sesto la struttura di Contrada Fiorentine per affrontare una nuova avventura. Al timone del nuovo corso industriale la Alluminio Italia, azienda composta al 51% dal gruppo Fecs di Bergamo guidato da Olivo Foglieni, e al 49% dalla Service & Trading di proprietà di Giuseppe Martinelli, imprenditore di Sant’Angelo dei Lombardi. Ad ufficializzare la nuova fase dell’azienda sarà la procedura di acquisto degli stabilimenti prevista per il 15 dicembre, che rafforzerà il nuovo sodalizio imprenditoriale fra la multinazionale bergamasca e la società Alta irpina. “Il nostro obiettivo è quello di accompagnare lo sviluppo del territorio e nel rispetto dell’ambiente. Fondamentale è stato il sostegno della Fecs, e ha deciso di affiancarsi a chi- come noi imprenditori altirpini- si impegnano ogni giorno e credono ancora alla rinascita di questa terra” ha spiegato l’imprenditore Martinelli, che torna in campo a Nusco in qualità di amministratore unico di una nuova compagine societaria non solo per riaprire i cancelli dell’industria, ma per inaugurare un nuovo progetto industriale con un piano ambizioso e lungimirante.

Giuseppe Msrtinelli

Martinelli, lei sta rimettendo in piedi la ex Rifometal, per voltare pagina e scrivere una nuova storia.

“Nel 2009 ero amministratore delegato dell’azienda ma nel 2013 a causa di una divergenza fra soci, fu chiusa. Rassegnai le dimissioni dalla carica, c’era una crisi societaria precedente e l’azienda fu ceduta con fitto di ramo d’azienda a degli imprenditori di Brescia. Nel 2016 invece, tramite la Service &Trading che è mia al 100%- avevo rilevato il ramo d’azienda: oggi si chiama Alluminio Italia e ha rilevato la totalità della Rifometal”.

Oggi a distanza di anni dalla chiusura, recupera tutto il suo potenziale strategico.

“Si tratta di una lungimiranza che ha dimostrato di avere il Gruppo Fecs che ha messo in campo un progetto strategico, e che ha investito a sud di Roma senza contare su finanziamenti pubblici. Questo significa che crediamo nella validità e nella concretezza del progetto”.

La scelta del partner per far decollare gli stabilimenti non è stata casuale.

“Si è trattato di una scelta logica: nel comparto dell’alluminio è necessaria una logica di gruppo in quanto non può il singolo imprenditore farsi carico dell’acquisizione del know how e della gestione del commerciale. Il dottor Fogliemi vanta una prestigiosa esperienza nel campo del recupero e riciclo di materie prime metalliche, e nella produzione di manufatti di alluminio direttamente da rottami recuperati e valorizzati. Per questa ragione la holding bergamasca ci fornirà il know how e si occuperà della gestione dei mercati e del business agevolato. Non immaginavo che un Gruppo così prestigioso potesse seguirmi in questa avventura”.

Perché il Gruppo Fecs ha accettato di investire a Nusco?

“La Holding è già consolidata a sud in quanto l’area è il maggiore acquisitore di materie prime. Se fino ad oggi era impegnato nel trasporto delle materie dalla Sicilia fino a Bergamo, oggi fa metà del viaggio e si ferma a Nusco”.

Avete già presentato un piano industriale?

“Le previsioni di produzione- stando al piano industriale- sono di 2milioni di euro al mese, e l’impiego di 30 unità lavorative in aggiunta all’indotto. A breve abbiamo registrato altre due assunzioni, in vista dell’inizio delle attività previste tra febbraio e marzo 2019. Prevediamo un investimento iniziale sull’innovazione di 3milioni di euro, e dopo una fase di rodaggio di circa un anno, contiamo di realizzare quanto previsto dal piano”.

Nell’area industriale di Nusco

A che punto sono i lavori?

“I lavori procedono in maniera celere e secondo il cronoprogramma previsionale. Stiamo considerando anche i partner per la fornitura di materie prime, in modo da valorizzare anche altre attività. Basti pensare che gli autodemolitori si dirigono dalla Sicilia all’Emilia Romagna, mentre noi vorremmo intercettare questi flussi. La collaborazione con il territorio sarà necessaria per noi, e lavoreremo per raggiungere equilibri industriali con le attività del posto: siamo fiduciosi, insomma, che gli interessi di tutti troveranno giusta soddisfazione”.

Lei ha fatto riferimento all’assunzione di 30 unità. Di quali figure professionali ha bisogno?

“Cerchiamo personale con capacità informatiche che sappia gestire in remoto le macchine, e che abbia nel contempo capacità manuali. Purtroppo spaziamo in un bacino privo di questi requisiti e costatiamo che le persone dotate di attestati di corsi professionali regionali in realtà non sono adeguatamente formate”.

Giuseppe Msrtinelli

Molti imprenditori lamentano la scarsa formazione nelle ricerche del personale, e sono costrette a formare loro stessi il personale in base alle esigenze dell’impresa.

“Molti imprenditori non hanno il tempo il formare il personale. Si parla di Industria 4.0 ma la realtà è ben più lontana. Chi fa impresa deve lavorare in maniera molto più elastica e non può fronteggiare a tutto. Cerchiamo persone con un minimo di esperienza che però abbiano una buona formazione di base. Il 90% delle persone valutate non ha il patentino per guidare il muletto, né ha mai frequentato corsi sulla sicurezza: requisiti indispensabili oggi sul mercato del lavoro”.

Perché avete deciso di riqualificare la vecchia struttura della Rifometal?

“Perché è l’unica struttura per dimensioni in grado di sostenere i livelli produttivi e il carico di lavoro preventivato secondo il progetto industriale, lavoreremo da materie provenienti dal sud e dal centro Italia, ma anche dal mercato estero- ad esempio dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: utilizzeremo al meglio sinergia dei porti. Inoltre qui l’azienda già gode di tutte le autorizzazioni e il contesto produttivo è tranquillo”.

La segnaletica all’ingresso dell’area industriale di Contrada Fiorentine

La Fiom Cgil di Avellino aveva dato per scontata l’esistenza di un pre accordo con la Sir Press di Valerio Gruppioni per l’acquisto dell’alluminio fuso, implementando di fatto, la logica del condominio industriale. E’ così?

“Non c’è nessun accordo con Sir Press, né ipotesi di collaborazione sulla produzione. Se parte il progetto di Alluminio Italia, nella fase di start up sarà aperto a tutti, la logica del condominio industriale sarebbe tutta da costruire, e i vantaggi sarebbero reciproci se ci fossero giusti equilibri. Credo che le distanze di vedute fra imprenditori si avvicinano nella misura in cui ciascuno ha un proprio tornaconto in questa ipotetica sinergia.

Lei ritiene che convenga ancora investire a sud, anche senza incentivi pubblici reali?

“In realtà conviene investire fermo restando che ciascuno degli attori, dalla politica agli enti locali, devono adempiere al proprio ruolo nella maniera migliore. Lancerei invece l’allarme sulla scurezza: i frequentissimi furti presso aziende oltre a procurare un danno materiale procurano danni alla produzione. Bisogna mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza e l’incolumità delle aziende”.

Lo spazio dedicato agli opifici però potrebbe mostrarsi competitivo sui prezzi.

“Non è più così, ed è necessario procedere con urgenza a rendere maggiormente appetibili le aree. La Regione Campania- Settore Ambente, e l’Asl unitamente al comune di Nusco hanno mostrato celerità dal punto di vista delle rilascio dell’iter autorizzativo di loro competenza e sono stati più attenti a incentivare una politica di attrazione”.

Qual è l’efficacia della classificazione delle aree industriali come ‘are di crisi non complessa’?

“L’area di crisi non complessa non toglie e non mette niente rispetto agli interventi ordinari. Noi infatti stiamo investendo con fondi propri, in futuro abbiamo intenzione di accedere a forme di finanziamento per ottimizzare i processi produttivi in una tempistica più celere”.

Quanto pesa la logistica nel bilancio della società?

“I costi delle logistica sono altissimi perché manca una vera strategia vincente: intanto è scontato che meno aziende ci sono in un territorio e più alti sono i costi; senza contare l’assenza di una politica sulla sostenibilità ambientale: qui i certificati bianchi sono lontanissimi. Manca una prospettiva futura e la capacità dei singoli di mettere in campo progetti da sviluppare, e non serve aggrapparsi alla logica dei finanziamenti a fondo perduto”.

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