Nasce l’«Osservatorio Irpino Amianto», Penna: mai più un’Isochimica

Iniziativa dell'ex assessore all'Ambiente del Comune di Avellino, con Mario Tomasone, Aldo D'Andrea e Gerardo Troncone. La onlus studierà gli effetti sull'ecosistema e la salute umana delle fibre libere di amianto, partendo dai dati e dall'esperienza maturata nell'iter per la bonifica dell'ex stabilimento di Borgo Ferrovia

Nasce ad Avellino l’Osservatorio Irpino Amianto. L’O.I.A. si presenterà oggi 7 novembre ai giornalisti presso il Circolo della Stampa di Avellino. Si tratta di una Onlus senza scopo di lucro, nata per promuovere attività tecnico-scientifiche finalizzate allo studio degli impatti provocati sull’ambiente e la salute umana dalle fibre di amianto in dispersione, allo scopo di sensibilizzare la popolazione sul tema. In occasione dell’incontro di presentazione, sarà aperta la campagna per raccogliere le adesioni di chiunque si senta coinvolto o intenda supportare le attività dell’osservatorio. L’iniziativa trae spunto da due direttrici: la prima concerne il lavoro avviato dall’amministrazione guidata da Paolo Foti sulle operazioni di bonifica dell’ex Isochimica, mentre la seconda mutua l’esperienza del Centro ‘Cima’ di monitoraggio ambientale di Sant’Angelo dei Lombardi per predisporre la nascita di centri analoghi al servizio del territorio. Un binario tracciato nel solco della salvaguardia e valorizzazione ambientale dall’ex assessore all’ambiente del Comune di Avellino Augusto Penna, che insieme a Mario Tomasone, al medico Aldo D’Andrea e all’ex assessore comunale, l’ingegnere Gerardo Troncone, intende procedere sulla rotta dell’associazionismo per sensibilizzare la cittadinanza e costruire una nuova percezione del patrimonio ambiente.

Augusto Penna, già assessore al Comune di Avellino

Ingegnere Penna, come nasce questa iniziativa ad Avellino?

“L’iniziativa nasce sostanzialmente per non disperdere l’enorme lavoro che è stato fatto sull’Ambiente negli ultimi due anni dell’amministrazione Foti, quando mi sono occupato della questione dell’ex Isochimica e avviato a soluzione la bonifica, con la messa in sicurezza dei silos nel 2016. Fino a quella data era stato fatto davvero poco per evitare che quel sito potesse andare a finire nel dimenticatoio. Senza trascurare il fatto che è necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le questioni ambientali rilevanti sparse sul territorio provinciale”.

L’amianto resta il pericolo numero uno della lista.

“Purtroppo negli anni ’70 l’amianto è stato utilizzato per tantissime costruzioni, soprattutto nelle scuole, ma non possiamo fingere di non sapere i gravi effetti che le polveri sottili comportano sulla salute umana, e sull’incidenza sulle patologie respiratorie. Il problema deve essere affrontato alla luce delle nuove conoscenze che abbiamo oggi”.

L’osservatorio si confronterà con le amministrazioni comunali?

“Ci confronteremo con medici e sanitari per uno screening epidemiologico del territorio e della popolazione, ma sono state già inoltrate delle lettere alle amministrazioni comunali invitate a collaborare con noi per fornire dati e segnalare criticità. Ma intendiamo coinvolgere soprattutto la parte scientifica, per ottenere dati reali sui problemi, e una fotografia esaustiva di aree maggiormente sensibili e che necessitano di interventi di bonifica”.

L’Osservatorio nasce sotto forma di associazione?

“Si tratta di un’associazione di promozione sociale che intendiamo collegare ad analoghe esperienze associative e alle istituzioni. Intendiamo condividere dati, e lavorare al recupero storico delle informazioni in quanto anche sulla vicenda dell’amianto insistono zone d’ombra su cui è necessario fare chiarezza. I vuoti sulle indagini devono essere colmati al fine di pianificare il migliore intervento possibile”.

Il silos (ormai demolito e smaltito) dell’ex Isochimica

Siete in possesso di documenti inediti sull’amianto e sull’ex Isochimica?

“La squadra al momento si compone di validi professionisti fra cui Gerardo Troncone, ingegnere da sempre impegnato sul tema dell’ambiente, Mario Tomasone, e Aldo D’Andrea, medico sanitario e consulente della Procura della Repubblica di Avellino nelle indagini sull’Isochimica. Siamo riusciti a trovare delle delibere e altri documenti che svelano particolari interessanti”.

Può anticipare qualcosa?

“Scopriremo ad esempio, che il Sindaco Venezia si impegnò molto per avviare la bonifica dell’Isochimica, ma questo impegno gli costò la poltrona da sindaco e non fu più rieletto. Ci sono tanti tasselli che messi insieme offrono la possibilità di ricostruzioni storiche interessanti, opportune a 30 anni di distanza, mettendo in luce fatti, personaggi, strategie”.

Scavare nel passato significa intervenire adeguatamente o consegnare i colpevoli alla giustizia?

“L’esigenza di ricostruire il fenomeno e riportarlo all’attualità serve a mettere le basi per uno studio epidemiologico concreto in grado di individuare fattori di rischio, origini dell’inquinamento e non disperdere il lavoro degli ultimi due anni dell’amministrazione comunale uscente, che indipendentemente dai giudizi di merito espressi, è stata la prima e l’unica amministrazione ad occuparsi della bonifica della più grande bomba ecologica della provincia. Il lavoro non è completato ed è fondamentale portarlo avanti”.

L’amianto interrato nell’Isochimica oltre trent’anni fa

Le operazioni di bonifica del sito sono valse ad Avellino l’attribuzione di un progetto pilota messo in campo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il progetto trae spunto dal nome scientifico dell’amianto, denominato “Asbesto 2.0”, e prevede la mappatura dell’amianto nelle scuole. Avellino è una delle tre città pilota in Italia con Pisa e Alessandria, ed è già arrivata alla prima parte della conclusione del progetto: il responsabile della struttura di missione, grazie all’aiuto di un drone- ha sorvolato le aree limitrofe alle scuole di alcuni paesi e sono state individuate possibili dispersioni di amianto. Si tratta di un progetto unico in Italia”.

Garantire una continuità alle attività e all’impegno della precedente giunta potrebbe assumere anche il carattere di una connotazione politica antitetica all’amministrazione Ciampi.

“Nessuna connotazione politica dell’iniziativa. L’impegno e l’attivismo si possono connotare nelle azioni: il patrimonio di studi non deve essere sprecato e l’unione di professionalità- di estrazione politica molto differente fra noi- è una strada vincente per sensibilizzare i cittadini nella maniera corretta”.

Lei teme che le criticità dell’ex Isochimica possano essere trascurate?

“Ritengo che condividendo il problema in maniera trasversale, possa essere impossibile che venga trascurato. L’osservatorio avrà un approccio più scientifico possibile a seguito delle direttive aperte due anni fa. Intendiamo dunque aprire una indagine epidemiologica circostanziata e chiederemo agli istituti e alle associazioni impegnate, di segnalare casi di patologie. Il comitato promotore sarà in campo per un lavoro di tipo tecnico- scientifico, e sono aperte le adesioni a chiunque voglia dare il proprio contributo all’attività”.

L’indagine epidemiologica potrebbe incrociare il lavoro condotto dall’Asl di Avellino sul registro tumori.

“Auspichiamo l’adesione di più sensibilità possibili per raccogliere tutto il materiale utile allo studio del territorio. Raccogliamo dati storici e tecnici, scientifici e di ricerca condotta in questi anni sul campo”.

Oltre alla bonifica dell’ex Isochimica, da assessore all’ambiente si era esposto in prima linea per l’apertura di un centro di monitoraggio della Valle del Sabato. Si tratta di un percorso dissolto?

“Il progetto è stato candidato in Regione Campania dal precedente esecutivo, ed è stata finanziata la progettazione. Oggi il Comune deve procedere alla selezione delle professionalità per progettare il centro”.

Qual è la sua idea di centro di monitoraggio?

“Un centro come quello progettato sulla Valle del sabato non può fare ricerca generica, ma deve plasmarsi sul territorio. Mi auguro che il metodo possa essere esportato anche per la Valle dell’Ofanto e del Calore, tali da poter rispondere alle esigenze e alle criticità di un singolo territorio. Questa consapevolezza è maturata negli anni di collaborazione al centro Cima di Sant’Angelo dei Lombardi: il monitoraggio ambientale e sismologico non fa ricerca generalista”.

La ricerca e l’osservazione ambientale dunque, devono predisporsi come un abito cucito su misura che abbia contezza della specifica morfologia e specificità di ogni singola zona.

“La diga di Conza ha le sue criticità, ma anche la frana di Calitri, e così via. L’isitituto nazionale di geofisica e Vulcanologia di Grottaminarda non è paragonabile ai centri di monitoraggio ambientale perché svolge tutt’altra attività, e adotta la stessa metodologia degli istituti di Roma, Milano ed altri. Sarebbe opportuno invece, avere centri a servizio sul territorio”.

La salvaguardia ambientale è il presupposto fondamentale per ogni tipo di programmazione futura: da quella agroalimentare a quella dell’industria pesante, dalle prospettive turistiche a quelle di organizzazione dei servizi.

“L’ambiente è il patrimonio più grande che abbiamo, e una volta consumato, è difficile reintegrarlo. Per ripristinare la parte inquinata e mantenere condizioni accettabili, è necessario l’apporto di risorse umane e tecniche di gran lunga superiori dei ricavi ottenuti con l’inquinamento”.


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