Il palazzo degli uffici, sede della amministrazione comunale, vista da via San Leonardo

Il Consiglio comunale di Avellino ha approvato nei giorni scorsi un rendiconto che ha certificato un disavanzo, senza contestualmente stabilire né il modo per fronteggiarlo, né quando. E lo ha fatto semplicemente prendendo atto del provvedimento proposto dal Commissario, nominato dal Prefetto Maria Tirone per supplire all’operato della Giunta di piazza del Popolo. La presa d’atto dell’esposizione è stata fatta, ma richiede ciò che nella stessa seduta occorreva approvare: un Piano di riequilibrio. Manca il provvedimento che disciplini e stabilisca le modalità del risanamento finanziario e contabile. La situazione è urgente. Ogni giorno in più trascorso senza provvedere rappresenta il prolungamento di una incomprensibile sospensione, mentre a fine mese incombe un’altra scadenza finanziaria, quella della salvaguardia degli equilibri di bilancio.

Una vista del centro urbano della città di Avellino

Quanto sta accadendo non ha precedenti da prima del 1970, da quando cioè l’allora compianto Sindaco di Avellino Nacchettino Aurigemma avviò la approvazione di decine di consuntivi rimasti nel cassetto per decenni (dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale). Erano davvero altri tempi, quando la contabilità comunale si riduceva ad una elencazione di molte spese e poche entrate, facendo salvo il solito ripiano statale.

Quarantotto anni dopo, quello che accade oggi ad Avellino lascia perplessi molti osservatori, non solo per la linea dell’Esecutivo. In queste ore né la Giunta, né i consiglieri comunali sembrano avere le idee chiare su come procedere. Si temono tempi lunghi per il parere dei Revisori, che di prassi dovrebbe arrivare entro i venti giorni dall’approvazione degli atti. E per questo, nell’imbarazzo della stessa Prefettura, a piazza del Popolo non c’è una tempistica per la deliberazione del piano di risanamento. Si ripete ossessivamente che entro il 26 di novembre dovrà essere discussa la mozione di sfiducia, lasciando intendere che sarebbe opportuno spostarla in avanti.

Addirittura giovedì la Conferenza dei capigruppo è chiamata a programmare genericamente i lavori del Consiglio, a calendarizzare la mozione di sfiducia, ma non a fissare la data per proporre il piano di risanamento, nell’attesa del parere dei Revisori. Si continua a collegare la mozione di sfiducia all’adempimento dovuto, quando in realtà il riequilibrio dei conti doveva essere votato contestualmente al Consuntivo.

Intrecciare la questione della sfiducia a quella del riequilibrio dei conti lascia pensare ad altro. Appare l’ennesimo segno evidente di ripensamento ogni giorno più evidente in alcuni settori della Opposizione, circa l’iter avviato per sfiduciare il Sindaco.

I tempi per portare in aula la mozione di sfiducia ci sono. Se l’ultima data utile è il 26 novembre, restano quasi tre settimane, entro le quali il Consiglio può essere convocato in via d’urgenza per approvare il piano di rientro (come propone l’Ufficio) o il dissesto (come auspicherebbe il Sindaco). Anzi, i due punti all’ordine del giorno potrebbero essere fissati nella stessa data. Il problema di un eventuale ritiro della mozione non si porrà fino al 25 novembre, cioè fino al giorno prima della discussione, in ogni caso. Fino ad allora l’unico tema sul tappeto è il riequilibrio finanziario.

I banchi del Consiglio comunale di Avellino

TEMPI DILATABILI. Come per ogni provvedimento urgente, l’inizio della discussione garantisce la tempistica stabilita dai regolamenti e dalle norme. Stando alla lettera dello Statuto comunale di Avellino, il terzo comma dell’articolo 51 recita, tra l’altro, che la mozione di sfiducia «è messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione al Segretario Generale», ma non fa riferimento al fatto che debba essere votata lo stesso giorno. La prassi consiliare ha abituato a veder portato in aula provvedimenti che poi scivolano lungo l’ordine del giorno, per dar tempo e modo alle maggiori urgenze di fare il proprio corso. In particolare con l’esame del bilancio di previsione questa è diventata quasi una regola.

Se al momento di votare la sfiducia non sarà ancora pervenuto il provvedimento dei Revisori, basterà aggiornare la seduta esclusivamente per il voto, avendo di fatto consumato la discussione. Solo «se la mozione viene approvata, si procede allo scioglimento del Consiglio ed alla nomina di un commissario ai sensi delle leggi vigenti», prosegue l’articolo. Quindi, avendo esaurito il dibattimento, il Consiglio resterà nei poteri fino al voto conclusivo.

L’8 novembre la Conferenza dei capigruppo dovrà calendarizzare la mozione di sfiducia e programmare i lavori del Consiglio. In primo luogo dovrà fissare una data per il Consuntivo 2017, ad un mese dalla fine del 2018, mettendo ordine nell’ingorgo creato nel caos di queste settimane.