Todisco: non credo che Avellino tornerà presto alle urne

Il consigliere regionale di Articolo Uno auspica che si costruisca un'alternativa ai Cinque Stelle e alla Lega. Un contenitore largo di centrosinistra, con la presenza del Pd, cercando di evitare gli errori del passato.

«Non credo che Avellino tornerà presto alle urne. Il centrosinistra deve comunque lavorare ad un’alternativa. C’è bisogno di un contenitore largo, anche se il Pd deve prima risolvere i suoi problemi interni. Altrimenti, il risultato è scontato, come alla Provincia». Francesco Todisco, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Articolo Uno, non nasconde le sue preoccupazioni.

Consigliere, tra le diverse componenti di Leu restano ancora diversità di vedute sul futuro della formazione politica. Il progetto andrà avanti?

«Ormai non guardo più alla posizione e alle prospettive delle singole sigle della sinistra. Non si può non prendere atto che c’è una necessità storica di dare al Paese una sinistra in grado di contrastare qui ed ora il governo giallo-verde, costruendo un’alternativa alla destra di stampo nazionalista e ai movimenti demagogici».

Mentre nel Pd si attende la convocazione del congresso nazionale, il governatore del Lazio, Zingaretti, ha lanciato un’iniziativa che punta al rilancio del partito e alla riaggregazione del centrosinistra, recuperando le parole d’ordine progressiste e riformiste. Che ne pensa?

«Non credo che un contenitore largo del centrosinistra possa nascere senza il Pd, ma sono anche consapevole che i Democratici debbano risolvere prima al proprio interno il nodo dell’identità e della strategia politica, che intendono adottare. Guardo, quindi, con molto rispetto al dibattito che hanno avviato, senza però entrare nel merito. Non sarebbe il nostro ruolo».

Veniamo allo scenario locale. Le elezioni provinciali hanno visto ancora una volta l’affermazione del candidato del centrodestra, grazie ad un sostegno trasversale.

«Purtroppo era un risultato scontato. La rissosità del Pd, arrivato alla vigilia della formalizzazione delle liste con due distinte candidature per la presidenza della Provincia, superate con un terzo nome, che era soltanto una sintesi di facciata, non poteva che essere la premessa a quanto abbiamo poi visto. Per questa ragione abbiamo deciso di prendere le distanze. Intendiamo essere parte della comunità politica del centrosinistra, ma non possiamo impiccarci alla corda del Pd, che non si dimostra all’altezza delle sfide».

Adesso a Palazzo Caracciolo si è verificata un’anomalia politica. Proposta civica, la lista del consigliere regionale di centrosinistra, Alaia, è alleato di governo di Forza Italia e Lega. Biancardi, tra l’altro, non sembra disposto ad allargare la compagine amministrativa a Pd e Popolari, come è successo con Gambacorta. Che cosa succederà?

«Durante la campagna elettorale, Biancardi si è presentato come un candidato fuori dagli schemi politici, per conquistare il consenso su più fronti. Un’ipotesi che poteva anche essere sul tavolo, quella dell’intesa istituzionale, se centrata sui contenuti programmatici. Ma le dinamiche interne al Pd, ripiegato sulle divisioni e gli scontri tra correnti, non ha consentito l’avvio di un confronto. Non mi scandalizzerei, però, che in un ente di secondo livello possa esserci una convergenza tra rappresentanti di diversa estrazione. Il problema vero è che finora le forze politiche, a cominciare dal Pd, non hanno affrontato le questioni prioritarie: acqua, rifiuti, scuole e viabilità».

Non crede che nella maggioranza di Palazzo Santa Lucia possa esservi qualche ripercussione per le scelte compiute da Alaia?

«Mi sembra improbabile. Il governatore e la maggioranza sono concentrate sugli obiettivi di governo. De Luca vuole tenersi lontano dalle conflittualità del Pd, sia locali, che nazionali. E’ una posizione che condivido. Non possiamo più ripetere gli errori del passato. Le istituzioni non possono essere bloccate dalle dinamiche interne ai partiti».

Ad Avellino si prospetta un ritorno alle urne in primavera. In quale direzione dovrebbe muoversi il centrosinistra?

«Francamente, non penso che le elezioni comunali siano così vicine. Se fossi un consigliere del capoluogo non avrei dubbi a ratificare la chiusura anticipata di questa esperienza amministrativa. Ho l’impressione però che non sia una priorità per tutti. Ma dobbiamo comunque lavorare alla costruzione di un’alternativa al non governo dei Cinque Stelle».

In che modo?

«Innanzitutto partendo dalla lezione che i cittadini ci hanno dato, bocciando la continuità amministrativa, e poi rileggendo con attenzione i risultati elettorali, soprattutto per quel che riguarda pezzi di centrosinistra. Lo sbandamento che si registra sul piano nazionale, favorisce opzioni civiche. La politica deve avere la lucidità per comprendere i fenomeni in atto ed accompagnare le scelte, coinvolgendo le sensibilità e le energie presenti sul territorio».