Il Presidente del Consiglio italiano, Aldo Moro, a Bruxelles per un decisivo Consiglio Europeo del 1976. Si decisero le prime elezioni europee a suffragio universale

In questi giorni le difficoltà di un’Italia non più protagonista nel processo di sviluppo europeo, nè in grado con le sue politiche di influenzare le prospettive del bacino del Mediterraneo, in tanti guardano con rimpianto ai grandi statisti di un tempo.

Il riferimento è in particolare a due personalità decisive per la costruzione della Repubblica Italiana e del progetto europeo poi evoluto nella Unione di Bruxelles. Nel giugno scorso sono stati al centro proposti per una  riflessione agli studenti italiani.

Emergono le figure di Aldo Moro e Alcide De Gasperi tra i temi scelti per la prima prova agli esami di maturità.

Spicca la centralità della Costituzione Italiana nel disegno europeo costruito nell’antitesi alle dittature, elaborato come progetto di pace continentale nella libertà e con i diritti dopo mille anni di guerre.

Nel settantennale della Carta e nel quarantennale della morte di Moro, il costituente Presidente della Democrazia Cristiana ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978 finalmente è entrato dalla porta di ingresso principale nella scuola italiana, istituzione per decenni (volutamente) smemorata.

Va al merito della ormai ex Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli aver portato alla massima attenzione di una nuova generazione di italiani l’opera di un uomo come Aldo Moro, padre in Italia e in Europa di democrazie alla ricerca del compimento, per citare lo statista.

La cooperazione internazionale con riferimenti a De Gasperi e Moro è stata scelta come traccia di storia, offrendo ai maturandi l’opportunità di misurare con gli occhi di oggi, avvezzi alla globalizzazione culturale ed economica, la capacità innovativa e di visione di due padri della patria italiana e della casa comune europea.

Si tratta di spunti importanti in un momento in cui il mondo sembra scivolare indietro nel tempo.

Alcide de Gasperi parla alla folla dal balcone della sede della Democrazia Cristiana a Roma, il 21 aprile 1948 dopo la storica vittoria elettorale di quell’anno, quello della Costituzione Repubblicana

È certamente un bel giorno per la Repubblica quello in cui tanti ragazzi possono ritrovarsi in famiglia a scambiarsi opinioni su alcuni degli architetti che hanno dato forma alla nostra convivenza civile.

Riscoprendone la statura culturale, lo spirito di dedizione e servizio ad uno Stato per il quale hanno vissuto e sono morti, in circostanze diverse, gli studenti di oggi possono contribuire ad assumere la responsabilità di proseguire nel solco tracciato, completando il percorso di chi ieri, è il caso di Moro, ha continuato a sentirsi uno studente anche da professore, costituente e statista.

In un momento in cui il disagio sociale appare figlio di una incapacità dei modelli produttivi a garantire una adeguata redistribuzione della ricchezza, con Moro e De Gasperi possono riscoprire idee, princìpi e soluzioni, ma soprattutto l’approccio di uomini che con il proprio impegno hanno fondato sulla carta e nella prassi la democrazia che ancora adesso tutela i nostri diritti e stabilisce i nostri doveri di cittadini.

Come Moro e De Gasperi, i nostri giovani hanno la opportunità e la libertà di costruire una società migliore.

Sta a loro prendere il meglio da chi è venuto prima.

Sobrietà, onestà, certo, ma soprattutto una capacità di dialogo basata sul preventivo ascolto, che non ha mai condizionato la necessità di decidere e agire.

Nel riferimento della Dottrina Sociale della Chiesa, manifesto sul valore assoluto della persona umana, misura di ogni assetto sociale, il loro è stato uno sforzo laico e democratico per mettere cittadini e comunità al centro della scena, sostenendo il primato della politica popolare contro quella populista, nella consapevolezza brechtiana che ‘la madre dei fascismi è sempre incinta…’.

Se nel suo discorso del 1975 ad Helsinki Aldo Moro sottolineava come “ci unisce, malgrado tutto, la nostra storia” di europei, ciò è vero anche per le generazioni nuove, libere di agire ma prodotto in partenza di quanto avvenuto.

Moro lasciò in eredità all’Europa il voto a suffragio universale, approvato durante il semestre italiano alla presidenza della attuale Unione.

Tocca agli italiani completare quella straordinaria intuizione, costruendo ora la casa comune democratica di una repubblica federale europea.

I tempi di crisi sono i più fecondi per spiccare il balzo in avanti quando tutto sembra arretrare.


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