Per spostare da Chianche e dal perimetro del Greco di Tufo il nuovo annunciato biodigestore occorrono alternative, aveva spiegato il Vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola.

Dopo l’imponente manifestazione del comitato, di alcuni sindaci, di diversi produttori del vino Greco di Tufo, la Regione ha aperto un canale di dialogo per postare la ubicazione del previsto biodigestore, ma attende proposte dall’Ato Rifiuti, che in base alla riforma ha le competenze per decidere.

Il Vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola ha spiegato che il Governo regionale può valutare altre soluzioni solo stabilendo di concerto con le comunità locali dove fare gli impianti.

Ma occorre l’impegno dell’Ato dei Rifiuti, ormai costituito, ad assumere la responsabilità di decidere, confrontandosi nel merito con i sindaci. Insomma, deve iniziare ad operare, ottemperando ai doveri stabiliti dalla riforma del 2016.

Non sará facile, considerando la determinazione del Comune di Chianche nel proseguire sulla strada della realizzazione di un impianto di compostaggio anaerobico, ritenuto compatibile con il contesto vitivinicolo pregiato del Greco di Tufo.

L’Ato si muove in un quadro complesso. Se a breve dovrà dotarsi rapidamente di un piano industriale condiviso, ma solido nella sua programmazione delle infrastrutture e dei servizi, se a medio termine dovrá sciogliere il nodo del nuovo gestore, subito deve trovare soluzioni alternative per Chianche.

La Regione Campania, quindi, non intende supplire ai ritardi dei Comuni sul percorso di riorganizzazione dei poteri ordinari. E chiede ai sindaci di attuare la riforma dei rifiuti approvata dal Consiglio esattamente due anni fa.

UN WEEK END DI RIFLESSIONE. Da Cassano, mentre ancora sfilavano i trattori tra lo svincolo di Avellino Est e Altavilla, sede della manifestazione pacifica di protesta contro il biodigestore a Chianche, l’Assessore Regionale all’Ambiente Fulvio Bonavitacola stabiliva le condizioni per aprire il confronto su Chianche. Toccherà al territorio, altrimenti non si potranno rivedere scelte fatte in accordo con il Comune ospitante (l’impianto è stato proposto peraltro dallo stesso Comune di Chianche, rispondendo ad un avviso pubblico).

La folla dei manifestanti ad Altavilla Irpina

Per il Governo di Palazzo Santa Lucia non è pregiudiziale la localizzazione, quanto la condivisa realizzazione di un impianto per l’umido indispensabile a garantire piena efficienza al Piano dei Rifiuti, a interrompere l’emorragia di risorse pubbliche (pagate dal contribuente) per smaltire l’umido nel Veneto dopo un viaggio di 900 chilometri e, quindi, ad archiviare definitivamente il rischio di nuove emergenze, rendendo trasparente la gestione della raccolta differenziata.

Per la Regione, dunque, è ora fondamentale aprire una stagione di dialogo con le comunità locali, chiamando in causa chi per legge e dovere costituzionale deve decidere sul territorio in materia di impiantistica, di gestione dei servizi, quindi ha competenze specifiche sui piani industriali, cioè  i Comuni.

Valentino Tropeano, si daco di Montefredane e presidente dell’ente d’ambito irpino per i rifiuti

In queste ore l’Eda, cioè all’Ente d’Ambito (espressione dei Comuni in forma associata in provincia), mantiene l’impegno di dialogare con sindaci e comunità locale.

Il Presidente Valentino Tropeano ha annunciato la scorsa settimana un giro di consultazioni con i sindaci, proprio per pervenire ad una piena operatività. Se il Vicepresidente della Giunta Regionale, Fulvio Bonavitacola chiede espressamente all’Ato di Avellino di procedere con la elaborazione di un Piano industriale in grado di stabilire con certezza e affidabilità dove ubicare tutti gli impianti necessari, il Presidente dell’ente d’ambito sta spiegando ai sindaci nei colloqui, avendolo peraltro ribadito in una intervista rilasciata a nuovairpinia.it, che intende valersi della responsabilità dei Comuni proprio per elaborare un Piano industriale scientifico, che sappia agevolare le scelte in materia di impiantistica.

Si tratta, dunque di posizioni convergenti potenzialmente, nella misura in cui le istituzioni locali, i Comuni e l’Ente Provincia cioè, decideranno di lavorare per un ritorno effettivo ai poteri ordinari.

Un Ato nel pieno delle prerogative avrebbe la legittimazione di decidere dove fare gli impianti, che tipo di organizzazione promuovere per i servizi, quale strategia perseguire per conferire stabilità al sistema, sciogliendo il nodo del gestore, da nove anni svolto dalla partecipata Irpiniambiente.

Come per fondi europei e servizi pubblici locali, i sindaci dovranno recuperare anche in materia ambientale la responsabilità di scegliere davanti ai propri concittadini (assumendone le responsabilitá) come dar forma ad un ciclo integrato dei rifiuti sostenibile, ordinato e impermeabile alle infiltrazioni illecite, offrendo al Governo regionale la collaborazione necessaria per voltare pagina in Campania, dopo 24 anni tra emergenza e varie fasi di sospensione dei poteri ordinari.

L’occasione delle elezioni provinciali del 31 ottobre in un ente di secondo livello partecipato dai Comuni, offre l’opportunitá di sviluppare su questo tema un dibattito tra tutte le componenti del sistema istituzionale irpino, presupposto per avviarsi verso una direzione precisa che potrebbe fin da gennaio riportare l’Irpinia sulla strada della innovazione, anticipando altre province campane sulla attuazione della riforma, ora in maggiore ritardo.

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