Ciampi all’esame sul programma. Il Pd oggi decide il suo destino

SINDACO APPESO A UN FILO. Ultimo passaggio per i Democratici con i rappresentanti istituzionali. Sul tappeto la chiusura immediata della consiliatura. Nel pomeriggio si vota sul programna in Consiglio, scontata la sfiducia, mentre Forza Italia potrebbe astenersi

Al Comune di Avellino giornata decisiva per le sorti della amministrazione comunale.

Nel pomeriggio si riunisce il Consiglio comunale con all’ordine del giorno la discussione delle linee programmatiche.

Scontata la sfiducia, il documento proposto dal primo cittadino pentastellato è accreditato di soli undici voti, un paio dei quali al centro di approfondimenti in queste ore dai vertici regionali di Forza Italia sull’asse Napoli-Avellino.

Sull’altro fronte, i venti voti di opposizione, forti dei blocchi di Pd, Popolari, Davvero e ‘Mai più’ di Luca Cipriano, non dovrebbero essere messi in discussione.

Resta il nodo da sciogliere in mattinata sullo scenario immediatamente successivo al voto, una volta certificata la mancanza dei numeri da parte della attuale amministrazione.

La prassi consolidata porterebbe il capo dell’esecutivo a rimettere il mandato, riservandosi contatti nei venti giorni successivi prima di sciogliere definitivamente la riserva, decadendo o rientrando in campo con una maggioranza concordata. In questo caso, essendo i margini politici stretti, le dimissioni del sindaco risulterebbero irrevocabili e l’amministrazione decadrebbe. Uno scenario dato dai bene informati come altamente improbabile. Restando al suo posto senza un programma, di fatto si certificherebbe la ingovernabilità, il cui unico sbocco sono le elezioni anticipate, previo commissariamento prefettizio, nel frattempo già scattato sul conto consuntivo.

In questo caso la responsabilità di assumere una decisione spetterebbe alle opposizioni. Avendo bocciato le linee programmatiche, dovrebbero dimettersi per far scattare il commissariamento oppure, ma i tempi non sarebbero brevi, dovrebbero proporre una mozione di sfiducia.

Viceversa, non agire per conseguenza di fatto agevolerebbe la strada ad una amministrazione di minoranza, che comunque per gli atti autonomi, quelli non destinati ad essere vagliati dal Consiglio, proseguirebbe nei pieni poteri.

Non far decadere il Consiglio o sfiduciare con una mozione il Sindaco, porterebbe i Gruppi a legittimare di fatto l’operato di una amministrazione priva del necessario sostegno in Consiglio comunale.

PD IN CONCLAVE. Tutti questi elementi sono al vaglio del Partito Democratico, che sabato scorso ha riunito i due gruppi consiliari, quello del Pd e quello indipendente presieduto da Gianluca Festa, Davvero. Di fronte al segretario provinciale è venuto fuori con chiarezza l’indirizzo della sfiducia, da realizzare subito con il voto contrario alle linee programmatiche, lasciando inevaso il problema di quando far cadere l’amministrazione. Consiglieri e gruppo dirigente si sono affidati ad un confronto, previsto peraltro questa mattina, tra le rappresentanze istituzionali del partito. Entro il pomeriggio il Pd deciderà se recarsi dal notaio per lo scioglimento del Consiglio, oppure dilatare di qualche settimana la chiusura anticipata della consiliatura.

IL PD AL BIVIO. Nelle mani dei Democratici è certamente il futuro di una consiliatura dal destino segnato, che i pentastellati vorrebbero portare almeno nel cuore dell’inverno, per rilanciare su basi favorevoli la resa dei conti con il Centrosinistra, nella scia della campagna elettorale per le europee. Proseguendo con l’attendismo, il rischio delle Opposizioni è compromettere l’esito dello stesso voto amministrativo in provincia il prossimo anno, quando già un corposo numero di amministrazioni locali sarà chiamato al rinnovo delle rappresentanze.

Per questo la maggiorparte dei consiglieri di Opposizione ritengono inevitabile fa cadere l’amministrazione attraverso il passaggio notarile. I tempi stabiliti dai regolamenti per una mozione di sfiducia garantirebbero a Ciampi tempi lunghi per organizzare una controffensiva. Tutto dipende a questo punto dalla determinazione e dalla strategia di ciascun consigliere, di fronte ad uno scenario ormai ampiamente delineato in città.

Bandiere dell’M5s e della Lega davanti al Parlamento. Sono le due forze di governo, definite alleanza gialloverde

IL LABORATORIO GIALLOVERDE DI PIAZZA DEL POPOLO. Sullo sfondo, lo scenario elettorale in vista delle più che probabili elezioni anticipate di primavera. Il progetto fortemente espansivo che la Lega sta realizzando al Sud ed anche nella provincia di Avellino proprio ai danni degli Azzurri getta le basi per un asse gualloverde nei prossimi mesi, dopo la convergenza già registrata a livello programmatico.

Il passaggio di Sabino Morano a Carroccio, nell’ottica di un’operazione di assorbimento in un nuovo Centrodestra a trazione ‘salviniana’ delle componenti di Forza Italia rimaste con Cosimo Sibilia e Domenico Gambacorta, evidenziano una prospettiva per ora ancora acerba, ma che nei prossimi mesi, con il sostegno di un’amministrazione comunale con numeri precari e molti alibi sui risultati, potrebbe accompagnare con efficacia in vista delle prossime scadenze.

Attraverso i riposizionamenti e la riorganizzazione sul territorio del Carroccio, i Cinque Stelle puntano a recuperare una Lega in ascesa come alleato forte per dare l’assalto finale a quello che resta della vecchia politica, come definiscono il Centrosinistra avellinese.

VERSO ELEZIONI ANTICIPATE. Scontato il voto all’inizio del 2019, resta da stabilire se si ricorrerà all’opzione delle dimissioni di massa per azzerare l’amministrazione di Avellino con lo scioglimento del Consiglio. In queste ore la consapevolezza della strategia in atto tra pentastellati e Lega fa propendere per lo scioglimento del Consiglio la soluzione della crisi in atto (senza precedenti) ad Avellino.