Rifiuti in Campania, De Luca: non c’è emergenza
se si fanno gli impianti

Il Governatore interviene per fermare le polemiche sui progetti di biodigestori e compostaggio, mentre a Chianche continua l'opposizione di cittadini e una parte di istituzioni locali nell'area del distretto vinicolo del Greco

Non ci sarà una nuova emergenza rifiuti in Campania, ma solo se si realizzeranno gli impianti necessari a realizzare il Piano concordato con Ministero dell’Ambiente e Unione Europea.

Così il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che interviene sulle resistenze che a livello territoriale frenano i progetti dei nuovi impianti di compostaggio, a cominciare dalla provincia di Avellino con Chianche.

“Non siamo alla vigilia di nessuna emergenza rifiuti ma non abbiamo completato il ciclo e quindi dobbiamo tenere gli occhi aperti e preparare i siti di stoccaggio, che non saranno discariche”, ha spiegato il presidente della Regione Campania, facendo il punto della situazione. “Se si chiude per un altro mese una linea del termovalorizzatore di Acerra i problemi si creano e allora dobbiamo prepararci con i siti di stoccaggio che non sono simpatici a nessuno, neanche a me, ma l’obiettivo è non avere rifiuti in mezzo alle strade”. La strategia di contenimento è pronta. “Non saranno discariche ma siti attrezzati, però dobbiamo sapere che se il problema c’è una risposta va data e la risposta non si fa a chiacchiere ma con le decisioni”. Sullo sfondo resta il nodo della riorganizzazione locale del ciclo integrato dei rifiuti, dal 2015 tornato soli sulla carta nella responsabilità dei Comuni, inadempienti nell’allestimento della forma associata, gli Eda, enti d’ambito insediati ma non operativi. A questi soggetti spetterebbe provvedere alla organizzazione di gestioni autosufficienti su base ottimale, cioè a livelli provinciale ad Avellino, Benevento, Caserta e Salerno, e comprensoriale a Napoli.

Valentino Tropeano, si daco di Montefredane e presidente dell’ente d’ambito irpino per i rifiuti

“Ricordo ai Comuni che la Regione fa la programmazione, non gestisce i servizi di igiene pubblica che sono gestiti dai Comuni singoli o associati”.

Nel frattempo a Chianche la opposizione contro il programmato biodigestore cresce soprattutto a livello istituzionale locale. Guida il fronte il Consorzio di Tutela dei Vini, a cui si stanno aggiungendo le rappresentanze di categoria come Cia e Coldiretti, ma anche associazioni come Slow Food. Sono schierati accanto ai Comuni rientranti nel consorzio del Greco di Tufo, critici rispetto alla realizzazione di un impianto che, seppur previsto a ridosso del confine con il Sannio, rusulterebbe incompatibile con l’espansione dei vigneti.