Palazzine asismiche di Aquilonia: Mibact: prive di interesse. Comitato contro

La Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania licenzia l'esito dell'istruttoria, ma il Comitato Palazzine Bene Comune non ci sta e lancia un appello al sindaco De Vito: "Rispetta le tue promesse, organizza un dibattito pubblico"

Aquilonia dialoga sulle Casette Asismiche del 1930. Via al dialogo tra il Comitato Palazzine Bene Comune e il gruppo di maggioranza Aquilonia - Carbonara

Il Mibact dichiara le palazzine asismiche di Aquilonia “prive di interesse”. Il Comitato Palazzine Bene Comune commenta l’esito dell’istruttoria della Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania e sottolinea l’incongruenza della tesi esposta con gli elementi raccolti in precedenza dal comitato. In particolare si fa riferimento alle argomentazioni pronunciate dalla soprintendente di Salerno e Avellino, che con apposito documento aveva sollevato l’importanza storica e antropologica del sito in questione, allontanando l’ipotesi dell’abbattimento. Il pronunciamento ora sconfessa quella linea. Il Comitato non ci sta. Di seguito la nota.


Palazzine asismiche di Aquilonia: Mibact: sono prive di interesse

Nota del Comitato civico “Palazzine Bene Comune”

Palazzine asismiche di Aquilonia dopo che il terremoto del Vulture nel 1930 l’aveva distrutta. Il comitato Palazzine Bene Comune ritiene l’insediamento emergenziale di allora una radice culturale del paese attuale

La vertenza per le “casette asismiche” di Aquilonia, chiamate anche “palazzine asismiche di Aquilonia” dagli abitanti del paese altirpino, registra importanti novità che continuano a preoccupare il Comitato civico “Palazzine Bene Comune”, formatosi spontaneamente alla fine del 2017 dopo una delibera dell’Amministrazione che disponeva l’abbattimento dei 6 edifici di un frammento urbano ancora sostanzialmente identico alla condizione originaria del 1930. Nello scorso settembre la Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania, organo del MiBACT, con un inspiegabile voltafaccia su cui il Comitato è determinato a fare chiarezza ha comunicato al Comune di Aquilonia che tali edifici non presentano «interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico» per cui non sarebbero da sottoporre a tutela.



Ma noi abbiamo ben presente la lettera del 27 dicembre 2017 in cui la Soprintendente di Salerno e Avellino Arch. Francesca Casule, interpellata dal nostro Comitato, aveva scritto al Comune di Aquilonia dichiarando «opportuna la conservazione di tali episodi edilizi che, consolidati nell’immaginario collettivo come elemento di identificazione storico-culturale, rappresentano uno degli ultimi esempi di “edilizia sociale” dei primi decenni del XX secolo inserito nel dibattito architettonico europeo sul tema dell’abitazione minima e, dal punto di vista strutturale, della sicurezza antisismica». Quel documento accoglieva pienamente le nostre ragioni, sia in merito al valore storico-architettonico delle palazzine asismiche di Aquilonia, che magari interessa solo gli specialisti, ma soprattutto per il fatto che i cittadini riconoscono ormai le casette come parte del proprio paesaggio, che è il territorio «così come è percepito dalle popolazioni» secondo la moderna definizione contenuta nella Convenzione europea del paesaggio. Inoltre la Soprintendenza ricordava a un Sindaco forse un po’ distratto che era necessario rispettare la procedura del D.lgs 42/2004 e s.m.i., ovvero del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Nel 2019 il Comune, dopo ben 14 mesi dalla bacchettata ricevuta dalla Soprintendenza (ed esponendo quindi i beni a ulteriore degrado) ha poi effettuato ciò che avrebbe dovuto fare, a norma di legge, prima di deliberare l’abbattimento, ovvero la richiesta di Verifica dell’Interesse Culturale delle 6 palazzine asismiche di Aquilonia. Ne è seguito un lungo periodo di assoluto silenzio istituzionale, da parte del Comune ma soprattutto delle amministrazioni decentrate del MiBACT, che avrebbero dovuto rispondere, sempre a norma di legge, entro 120 giorni. Un silenzio di oltre 18 mesi rotto solo dalla improvvida pubblicazione su alcune testate di un verbale di accordo in cui un altro funzionario della Soprintendenza, se pure con qualche ambiguità linguistica, si pronunciava anch’egli per la conservazione delle palazzine, documento che maldestramente il Comune esibì come se fosse un parere ufficiale favorevole all’abbattimento. Ben due richieste formali di informazioni alle Autorità di tutela del MiBACT da parte del Comitato civico sono cadute completamente nel vuoto, finché nel settembre scorso viene prodotta una scarna comunicazione dalla Commissione regionale per il patrimonio culturale della Campania che contraddice alla radice il pronunciamento di merito, anche se non definitivo, fornito nel 2017 dalla funzionaria alla guida della competente Soprintendenza di Salerno e Avellino. Cosa è successo nel corso di quel lungo silenzio? Quali azioni di analisi, di cui non si ha alcuna notizia, sono state concretamente condotte dagli uffici regionali del MiBACT per giungere al pronunciamento finale? Si è forse svolta qualche forma di contrattazione politica all’insaputa dei cittadini interessati? Si tratta di una vicenda opacissima, che legittima interrogativi spiacevoli sulle modalità operative e sulla stessa indipendenza di giudizio di alcuni uffici amministrativi. Di fatto il pronunciamento “libera” le mani del Sindaco De Vito, che ha sempre mostrato di non comprendere le ragioni della conservazione e della rigenerazione delle “casette” abbondantemente spiegate dal Comitato civico. Va anzi detto che il Sindaco non ha voluto mai legittimare il nostro Comitato come interlocutore, nonostante (anzi, forse proprio per questo) la nostra mobilitazione dal basso sia stata capace di coinvolgere centinaia di cittadini (700 i firmatari delle petizioni, incalcolabile il sostegno emerso sui social), di far schierare eminenti personalità della cultura (da Vinicio Capossela a Franco Arminio, da Vito Teti a Franco Farinelli), di trovare ampio spazio nei media. Questo mentre contemporaneamente De Vito prometteva che sulla vicenda sarebbero stati consultati i cittadini, cosa ovviamente mai avvenuta. A seguito della comunicazione giunta da Napoli il Sindaco ha fatto la sua mossa, che deve essere ricordata come un nuovo contributo, a suo modo creativo, alla ormai consolidata tradizione italiana di offese alla cultura del progetto e alle sue regole. In maniera totalmente informale, senza il minimo appiglio procedurale, De Vito ha chiamato dei progettisti, individuati con criteri arbitrari, a fornire degli schizzi progettuali per un nuovo edificio pubblico da realizzare nell’area delle 6 palazzine asismiche di Aquilonia superstiti del 1930 (6 su un totale di 8: altre due sono collocate altrove). Si vorrebbe costruire una palestra con campo di basket regolamentare a norma CONI, da connettere con l’edificio scolastico adiacente alle palazzine. Si tratta di un metodo sbagliato sotto molti punti di vista: il Sindaco non ha voluto ricorrere agli strumenti che la legge mette a disposizione delle amministrazioni (concorso di idee, concorso di progettazione, ecc.) definendo chiaramente i bisogni, gli obiettivi, i criteri, i soggetti giudicanti. Ha messo in piedi invece una pseudo procedura che renderà difficile capire il contributo e la qualità dei risultati. E soprattutto: chi giudicherà le soluzioni che proporranno i tecnici? E sulla base di cosa? In secondo luogo l’area per realizzare la palestra viene indicata mostrando totale indifferenza per la sorte delle casette asismiche, che però sono care alle molte centinaia di cittadini che si sono chiaramente pronunciati grazie al Comitato Palazzine Bene Comune; l’area è inserita in un Piano di Recupero ormai scaduto, che prevede una destinazione residenziale: bisognerà adottare uno strumento urbanistico attuativo, che a sua volta dovrà prevedere i corrispondenti oneri di urbanizzazione (parcheggi, ecc.); la richiesta fatta ai progettisti salta completamente ogni analisi dei bisogni dei cittadini di Aquilonia (quelli che dovevano decidere tutto, stando alle promesse di De Vito): se fosse stata organizzata un’ampia consultazione della cittadinanza, secondo i criteri del dibattito pubblico come più volte chiesto dal nostro Comitato, invece di questa impropria convocazione segreta dei tecnici, avrebbero potuto emergere valutazioni più aderenti alla realtà. Si sarebbe potuto individuare tutte le risorse edilizie già disponibili nel paese, che invece finiscono per essere sprecate o sottoutilizzate preferendo procedere per iniziative estemporanee. Si sarebbe potuto evidenziare l’incongruità della scelta di dotare di una nuova palestra una scuola che soffre di irrecuperabile obsolescenza rispetto alle attuali esigenze formative, che prevedono laboratori, aree verdi esterne per la didattica, uffici amministrativi, parcheggi dedicati, ecc. D’altro canto, esiste un edificio realizzato per ospitare una scuola, attualmente dichiarato inagibile sulla base di una “osservazione visiva” (a cui avrebbe dovuto seguire un’immediata perizia tecnica), sulla cui riqualificazione l’amministrazione di Aquilonia ha già investito dei fondi. L’edificio possiede, oltre a tutti gli spazi e le attrezzature necessarie per le attuali esigenze formative, anche una palestra che potrebbe essere facilmente ampliata investendo i nuovi i fondi che il Comune dichiara di avere a disposizione, ma limitandosi a costruire il solo campo da gioco e la copertura e non tutti i servizi annessi che sono già presenti. Né si dovrebbe costruire, come nel caso della scuola adiacente alle casette, un ponte aereo, o un tunnel, o un camminamento protetto per collegarla alla palestra. In sostanza, come al solito ci si muove occasione per occasione, senza una strategia. Alcuni membri del Comitato, in qualità di progettisti, hanno nonostante tutto deciso di rispondere alla chiamata dell’amministrazione proprio per mettere in evidenza i limiti e le contraddizioni di quella domanda. Emergono quindi, già nella prima bozza consegnata, priva dei paraocchi che l’amministrazione ha cercato di imporre, possibili visioni alternative che rispettino il bene storico costituito dalle casette asismiche dell’“Ambito B” del Piano di Recupero: casette di cui del resto il nuovo PUC approvato (mai portato al voto del consiglio comunale) dispone la conservazione, archiviando l’abbattimento come azione non più aderente ai bisogni di Aquilonia. Ma è necessario che la palla passi veramente ai cittadini, perché tutti insieme si discuta di quale Aquilonia portare nel futuro. Del resto la stessa associazione Aquilonia-Carbonara, che appoggia la maggioranza del Consiglio comunale, ci sembra tuttavia mantenere la propria autonomia di giudizio, proponendo di «salvare e riqualificare le casette asismiche che dopo il terremoto del 1930 garantirono un tetto a centinaia di famiglie proteggendole dal freddo pungente dell’Alta Irpinia», come si legge in un articolo dello scorso 30 settembre. Noi auspichiamo che resti viva questa volontà di confronto, e che concretamente il Sindaco Giancarlo De Vito metta in piedi una vera consultazione, lasciando le improvvisazioni ai musicisti jazz.


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