“Il vino irpino resta in cantina”, Agronomi: ripensare la produzione agricola

INTERVISTA AD ANTONIO CAPONE VICE PRESIDENTE DELL'ORDINE DI AVELLINO. Da settore trainante dell'economia locale a comparto in crisi a causa del Coronavirus, l'agricoltura si trova ad un bivio storico

Antonio Capone vicepresidente dell'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Avellino

«Il vino irpino resta in cantina». Gli agronomi chiedono di ripensare la produzione enologica, ma non solo. L’agricoltura è il fulcro dell’economia di un Paese e l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha determinato un forte impatto sul settore. Antonio Capone vicepresidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Avellino fa il punto sulla condizione attuale dei diversi segmenti del comparto, evidenziando la necessità di arginare la crisi determinata dal lockdown e dal fermo dei mercati, a cui si aggiungono le criticità derivanti dalle gelate e dagli sbalzi climatici. L’emergenza sanitaria in corso però, obbligherà gli addetti ai lavori ad un rinnovamento, che riguarderà sia gli aspetti più commerciali legate alle vendite, sia all’esplorazione delle biodiversità per rafforzare la tutela e la salvaguardia ambientale. Se «il vino irpino resta in cantina», il rischio riguarda l’intera filiera agricola.

Dottor Capone perché durante l’emergenza Coronavirus, il Governo non ha fermato l’agricoltura?
“L’agricoltura ha un ruolo primario, essenziale, è indispensabile per la vita delle persone, delle comunità, per il mondo intero. Produce il cibo che utilizziamo quotidianamente. Se si ferma l’agricoltura non arriverebbero sulle nostre tavole i beni di prima necessità”.

Quindi in questo momento difficile anche gli Agronomi sono in prima linea?
“Si, cosi come gli agricoltori, gli operai agricoli, i conto-terzisti, i dottori Agronomi e i dottori Forestali stanno continuando le loro attività di campagna per produrre cibo e per non compromettere le produzioni e vanificare gli sforzi economici delle aziende evitando cosi, danni ancora più grandi”.

Agricoltura

Teme le conseguenze di questa emergenza sanitaria?
“Si certo, è una guerra contro un nemico invisibile che sta mietendo tantissime vittime, con cui dovremo imparare a convivere anche dopo il lockdown. E’ una battaglia che vinceremo solo quando verrà trovato un vaccino. Nel  mezzo dovremo fare i conti con le importanti ripercussioni sull’economia e sui posti di lavoro che questo virus sta determinando e trovare l’ingegno, la forza e la determinazione per migliorarci e ripartire”.

Per chi opera in campagna è più facile il distanziamento sociale  rispetto ad altri settori?
“Sicuramente se parliamo di campagna siamo avvantaggiati stando all’aria aperta e avendo più spazio a disposizione si riesce a mantenere il distanziamento sociale, rispetto al personale sanitario impegnato in corsia, oppure alle commesse dei supermercati, oppure al personale delle farmacie. Ciò malgrado non bisogna abbassare la guardia perché il nemico è invisibile ed il contagio può avvenire ovunque”.

Questa situazione sta influenzando le operazioni di campo?
“Si, questa situazione in molti casi ha comportato dei rallentamenti nelle operazioni da effettuare, ciò malgrado in campagna la vita delle piante, delle colture, l’attività zootecnica, non si è fermata. Le piante e gli animali, non conoscono il coronavirus e sono quindi necessarie le continue cure e attenzioni di sempre, per non avere ulteriori danni nell’immediato e in futuro”.

La grandine

Gli eventi climatici dell’ultimo periodo, hanno creato problemi alle produzioni?   “Sì, purtroppo in agricoltura bisogna fare i conti anche con le condizioni metereologiche che da diversi  anni, in seguito ai cambiamenti climatici, si presentano  con eventi sempre più estremi e dannosi per le colture e le produzioni. In questo periodo già molto difficile per il coronavirus,  per diverse sere siamo stati in fibrillazione anche per il rischio gelate che pure quest’anno non sono mancate, creando importanti danni alle produzioni delle zone basse e vallive, in primis la viticoltura. Purtroppo è proprio il caso di dire che “piove sul bagnato”.

Quali sono le filiere dell’agroalimentare che stanno avranno più difficoltà?
“Sicuramente saranno tutte toccate, è una questione di tempo. Nell’immediato certamente la filiera vitivinicola con la produzione di vini di qualità è completamente ferma con la vendita dei vini, cosi come il settore zootecnico con la vendita di mozzarelle, il settore olivicolo, il settore ortofrutticolo, florovivaistico, ed altri. In questa situazione già molto difficile, il settore agricolo sta vivendo un doppio problema, da un lato non si vendono i prodotti e non si incassa, dall’altro si deve continuare ad investire con puntualità, attenzione e cura sulle colture, per non avere ulteriori danni in futuro.

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Ci sono possibilità di contaminazione da Covid-19 per i prodotti agricoli?
“Attualmente non ci sono prove che il cibo sia fonte o possibile via di trasmissione del virus, anche le esperienze fatte in precedenza con altri coronavirus, come la SARS-COV e la MERS-COV  hanno evidenziato che  non si verificano trasmissioni tramite consumo di cibo.
Ad ogni modo è bene mettere in campo buone pratiche igieniche, lavarsi le mani prima di manipolare e preparare cibi, sbucciare frutta e verdura, cuocere a fondo la carne, evitare la contaminazione tra cibi cotti e non”.

Lei come immagina i prossimi mesi?
“Vedo mesi di grandi sacrifici, bisognerà sicuramente non abbassare la guardia, cambiare le nostre abitudini di vita sociale e lavorativa, seguire le regole di distanziamento sociale che ci verranno indicate dagli organi competenti, utilizzare di più e meglio la tecnologia, trovare nuovi strategie e canali di vendita, ma soprattutto sarà necessario ingegno, voglia e forza di ripartire da parte di tutti. Ognuno dovrà fare la sua parte, con grande orgoglio, cosi come hanno fatto i nostri genitori e i nostri nonni nel dopoguerra e dopo il terremoto dell’ottanta che ha distrutto le nostre città.

Su quale aspetto dovrà concentrarsi il comparto?
“È necessario migliorare la digitalizzazione e la tecnologia del settore agricolo, snellire la burocrazia, investire ancora di più su modelli di produzioni sostenibili. Puntare a serie pianificazioni territoriali, urbane e agricole, con logiche che vedano l’uomo come fruitore finale. Investire sulla salvaguardia ambientale e sulla biodiversità che rappresentano un bene comune  e di cui siamo tanto ricchi in Italia. Investire sulla promozione dei territori e sulla qualità dei prodotti creando sinergie e collaborazioni  per far conoscere, di più e meglio, le nostre eccellenze. Nelle future scelte politiche sarà necessario vedere il ruolo dell’agricoltura come insostituibile per l’uomo perché, come recitava lo slogan dell’Expo 2015, l’agricoltura produce energia per la vita”.


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