Donna, una festa per rivendicare il diritto alla vita

L'ANALISI. Al di là della retorica per sconfiggere la violenza

Panchina rossa a Vietri sul Mare
di Biagio Maimone*


Festa della donna, ormai è rivendicazione del diritto alla vita. È un uomo gravemente ammalato l’uomo contemporaneo? O si tratta di un’assurda manifestazione di potere rispetto ad una donna che rivendica la partecipazione e l’emancipazione sociale? Perché tante donne vittime di atroci violenze, addirittura di atroci omicidi?

Sembra di essere in guerra e la guerra è tra l’uomo e la donna. Non si può non affermare che a nulla sono valsi secoli di conquiste sociali e politiche da parte delle donne se l’effetto è il femminicidio più spietato. La festa della donna è diventata la festa della rivendicazione del diritto alla vita. Lo dimostrano  le manifestazione dello scorso 8 marzo. E’ come se vi fosse stata un’involuzione nel percorso dell’emancipazione femminile.

È certo che l’involuzione e la decadenza dei valori morali si riflette sulla condizione della vita della donna che, da protagonista, diventa succube della prepotenza di un uomo imbarbaritosi. Sono tanti i fattori che hanno determinato il nascere di nuove forme di violenza ed,  in particolare,  quella nei confronti delle donne, dei bambini e degli anziani ammalati. Siamo di fronte ad un problema che non si può circoscrivere alla sola violenza contro i deboli e, pertanto, contro le donne, ma che deve essere analizzato più approfonditamente per poterlo comprendere. Occorre prendere le mosse dall’acuirsi della violenza ed individuarne la sua genesi.

Da sempre la violenza viene agita contro i più deboli e nasce dalla disperazione. E’ la povertà che genera la violenza, non solo la povertà economica, ma, soprattutto,  la povertà intesa come mancanza di valori, quindi , povertà morale.

Assistiamo impotenti al crollo di tante certezze a causa della confusione e della paura che il processo della globalizzazione,  non governato nel modo opportuno , ha generato. Non vi è dubbio che occorra porre ordine dove regna il disordine che ne è scaturito, occorre formulare nuove leggi, nuove azioni vigorose per far fronte alla deregolamentazione che il crollo degli assetti preesistenti ha generato.

Ecco, quindi, che lo Stato diventa il primo autore del contrasto alla violenza . Esso è chiamato in causa. Deve intervenire con gli strumenti di cui dispone e procedere rigorosamente per arrestare il  mortale fenomeno sociale della violenza.

Anche le stesse donne sono chiamate in causa, devono coalizzarsi, diventare solidali finalmente tra di loro per poter creare una corazza sociale e giuridica che le salvaguardi dalla prepotenza di alcuni uomini. Anche gli uomini, nel cui cuore vi è l’amore e il rispetto del prossimo, non solo della donna, ma di ogni persona, devono intervenire prima che sia troppo tardi, ossia prima che la nostra  società sia definitivamente consegnata nelle mani di chi utilizza la violenza per governare la realtà, senza mezzi termini.  

(*): Capo Redattore Centrale –  Agenzia giornalistica Agenpress