Contratto di fiume, l’Alto Ofanto punta sul disinquinamento. Via ad aprile

Il sindaco di Calitri Michele Di Maio indica l'Agenda della associazione dei Comuni irpini che investiranno risorse europee per rigenerare il fiume che nasce a Torella e prosegue in Puglia, attraversandola. Sarà costituita una Associazione Temporanea di Scopo per la programmazione negoziata fra pubblico e privato

I Comuni dell’Alto Ofanto costituiranno ad aprile l’associazione temporanea di scopo che avrà il compito di attuare in Campania il primo Contratto di Fiume.

Sistemazione idraulica del fiume, depurazione delle acque e la potabilizzazione, depurazione, sono gli obiettivi di un programma che punta a rigenerare le acque dell’Ofanto, che sgorga a Torella dei Lombardi per poi raggiungere e attraversare la Puglia.

I contraenti irpini, da Torella dei Lombardi a Lioni passando per Sant’Angelo dei lombardi fino a Calitri e all’Irpinia Orientale, si impegnano ad agire sui propri territori, prima di procedere successivamente in una azione sinergica più vasta con le altre regioni e province. Come è noto, il 7 maggio 2014 presso la Prefettura di Avellino, è stato siglato il “Patto Val d’Ofanto, Partenariato interregionale, di cui è capofila la provincia pugliese Barletta-Andria-Trani. Sono coinvolti Comuni, province ed enti locali di Campania, Basilicata e Puglia.

NASCE L’ATS DELL’OFANTO, LA PARTNERSHIP DEI COMUNI IRPINI. In attesa della discussione in Consiglio regionale della Legge sui Contratti di Fiume, così come annunciato dal parterre istituzionale intervenuto a Torella dei Lombardi, l’assemblea di Bacino dell’Alto Ofanto annuncia il completamento delle procedure per aprire il primo campo di sperimentazione nazionale dei Contratti di Fiume.

Il sindaco di Calitri Michele Di Maio

PRONTO IL PROGRAMMA DI AZIONE. “E’ stato già prodotto il programma di azione e sono state messe in campo una serie di iniziative che vanno nella direzione del rispetto delle tre direttive Cee, ovvero l’acqua, l’habitat e il dissesto idrogeologico” ha argomentato Di Maio. “Tenendo conto di queste tre direttive ci siamo dati degli obiettivi, che sono la sistemazione idraulica del fiume, la depurazione delle acque, la potabilizzazione, la captazione della depurazione, ed altri”. In qualità di attività di Legambiente regionale, il sindaco di Calitri aveva già avviato nel 2002 un monitoraggio delle sorgenti dell’Ofanto a Torella e di ‘Fontana che bolle’, redigendo un articolato report sugli interventi da mettere in campo per la bonifica dell’area, “la sistemazione ordinaria e straordinaria dei versanti, e la segnalazione ad alcuni Comuni a regolarizzare gli impianti fognari, che invece scaricavano a cielo aperto” come ha sottolineato.

Le acque dell’Ofanto nei pressi di Torella dei Lombardi

“Tant’è che d’estate a Lioni a causa dell’abbassamento del livello del fiume si concentra un carico maggiore dell’inquinamento che arriva dagli scarichi industriali, tale da provocare una particolare moria dei pesci” continua. Intanto, in vista dell’adozione del testo di legge regionale che sarà formalizzato dal consiglio entro le prossime settimane, i componenti dell’assemblea di Bacino che hanno formalizzato il programma di azione si preparano a costituire l’Associazione Temporanea di Scopo per la programmazione negoziata.

“La legge regionale recepirà in buona sostanza quello che ha già anticipato il Ministero dell’Ambiente e siamo pronti a convocare l’assemblea non appena sarà licenziata la legge” annuncia il sindaco di Calitri. “Quella della Campania sarà la prima legge regionale in tutta Italia sui Contratti di Fiume, e l’Alto Ofanto concorre a diventare un esempio da emulare su tutto il territorio regionale per gli altri corsi fluviali” conclude.

IL LAVORO PREPARATORIO. “Le attività del Contratto di Fiume dell’Alto Ofanto hanno avuto inizio nel 2015 e sono state condotte dal Gal Cilsi con i fondi della precedente programmazione, che ci hanno consentito di avviare la procedura relativa al bacino idrografico dell’Alto Ofanto” spiega Michele Di Maio, sindaco di Calitri, fra i protagonisti dei lavori. “In quell’anno fu avviata la fase di partecipazione pubblico- privata, con il coinvolgimento dei Comuni, associazioni di volontariato, Acquedotto Pugliese, Università del Sannio e soggetti privati. Dopo 17 workshop in diversi comuni, così come previsto da Agenda 21, si arrivò  all’assemblea di Bacino nel 2016, ed è stato rafforzato un dialogo con il Ministero dell’Ambiente e l’ingresso nel Forum Nazionale dei Contratti di Fiume”.L’assemblea di Bacino, presieduta da Rosanna Repole infatti, è stata presente con una sua delegazione alla Camera dei Deputati per il primo Forum Nazionale sui Contratti di Fiume.  In quello stesso anno, mentre si formalizzavano le adesioni alla programmazione negoziata da parte dei Comuni con delibera di giunta, si procedeva alla riqualificazione delle geografia dei Gruppi di Azione Locale, che ha di fatto sancito una spaccatura dell’area perimetrata dall’Alto Ofanto. Ma la progettazione realizzata resta e oggi rappresenta un campo di sperimentazione d’avanguardia per la Regione Campania, utile a sancire un modello di riferimento per tutto il territorio regionale.

COS”È IL CONTRATTO DI FIUME (Scheda da contrattidifiume.it). Il Contratto di Fiume è un accordo tra soggetti che hanno responsabilità nella gestione e nell’uso delle acque, nella pianificazione del territorio e nella tutela dell’ambiente. Si tratta di uno “strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale”. Il Contratto di Fiume è uno strumento che mira a raggiungere gli obiettivi delle Direttive Europee sulle Acque (2000/60/CE) e sulle Alluvioni (2007/60/CE) supportando e promuovendo politiche e iniziative volte a consolidare comunità fluviali resilienti, riparando e mitigando, almeno in parte, le pressioni dovute a decenni di urbanizzazione sregolata.

Unione Europea

LE FASI DEL CONTRATTO DI FIUME. (Tratto da “Definizioni e Requisiti Qualitativi di base dei Contratti di Fiume” Tavolo Nazionale Contratti di Fiume, Gruppo di Lavoro 1: Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità DOC1 – 12 marzo 2015). Si parte dalla condivisione di un Documento d’intenti contenente le motivazioni e gli obiettivi generali, stabiliti anche per il perseguimento degli obblighi cui all’articolo 4 della direttiva 2000/60/CE e delle direttive figlie, le criticità specifiche oggetto del CdF e la metodologia di lavoro, condivisa tra gli attori che prendono parte al processo. La sottoscrizione di tale documento da parte dei soggetti interessati dà avvio all’attivazione del CdF. Si prosegue con la messa a punto di una appropriata Analisi conoscitiva preliminare integrata sugli aspetti ambientali, sociali ed economici del territorio oggetto del CdF, come ad es.: la produzione di una monografia d’area o Dossier di caratterizzazione ambientale (inclusa un’analisi qualitativa delle principali funzioni ecologiche), territoriale e socio-economico (messa a sistema delle conoscenze), la raccolta dei Piani e Programmi (quadro programmatico), l’analisi preliminare sui portatori di interesse e le reti esistenti tra gli stessi. Tra le finalità dell’analisi vi è la definizione e/o valorizzazione di obiettivi operativi, coerenti con gli obiettivi della pianificazione esistente, sui quali i sottoscrittori devono impegnarsI. A questo punto c’è la elaborazione di un Documento strategico che definisce lo scenario, riferito ad un orizzonte temporale di medio-lungo termine, che integri gli obiettivi della pianificazione di distretto e più in generale di area vasta, con le politiche di sviluppo locale del territorio.  Quindi c’è la definizione di un Programma d’Azione (PA) con un orizzonte temporale ben definito e limitato (indicativamente di tre anni), alla scadenza del quale, sulla base delle risultanze del monitoraggio di cui al successivo punto 2.g), sarà eventualmente possibile aggiornare il contratto o approvare un nuovo PA. Il PA deve indicare oltre agli obiettivi per ogni azione anche gli attori interessati, i rispettivi obblighi e impegni, i tempi e le modalità attuative, le risorse umane ed economiche necessarie, nonché la relativa copertura finanziaria.
Il PA contiene una descrizione sintetica del contributo delle singole azioni al perseguimento delle finalità di cui alle direttive 2000/60/CE (direttiva quadro sulle acque), 2007/60/CE (direttiva alluvioni) e 42/93/CEE (direttiva Habitat) e delle altre direttive pertinenti. Ecco poi la messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi che consentano la condivisione d’intenti, impegni e responsabilità tra i soggetti aderenti al CdF.

IL CONTRATTO OPERATIVO. Sottoscrizione di un Atto di impegno formale, il Contratto di Fiume, che contrattualizzi le decisioni condivise nel processo partecipativo e definisca gli impegni specifici dei contraenti. Attivazione di un Sistema di controllo e monitoraggio periodico del contratto per la verifica dello stato di attuazione delle varie fasi e azioni, della qualità della partecipazione e dei processi deliberativi conseguenti. Informazione al pubblico. I dati e le informazioni sui Contratti di Fiume devono essere resi accessibili al pubblico, come richiesto dalle direttive 4/2003/CE sull’accesso del pubblico all’informazione e 35/2003/CE sulla partecipazione del pubblico ai processi decisionali su piani e programmi ambientali, attraverso una pluralità di strumenti divulgativi, utilizzando al meglio il canale Web.

LA SITUAZIONE IN ITALIA. I Contratti di fiume sono uno strumento per la pianificazione e gestione dei territori fluviali riconosciuto con un apposito emendamento nel 2015 all’interno del Codice dell’Ambiente DLgs 152/2006 all’art. 68 bis. Ad oggi sono ormai 15 le Regioni che hanno aderito alla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume (Milano 2010) e altre sono in corso di adesione. Esperienze di Contratto di fiume sono presenti su tutti i grandi fiumi italiani sia al nord che al sud del Paese (Po, Piave, Tevere, Adda, Arno, Brenta, Trebbia…ecc). Il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume con il coordinamento del Ministero dell’Ambiente, ISPRA ed il contributo di 35 esperti ha fissato nel 2015 i criteri di qualità dei processi con il documento “Definizioni e Requisiti Qualitativi di base dei contratti di fiume” (12 marzo 2015). I Contratti di fiume compaiono anche nella “Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici” documento redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con il coordinamento scientifico del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici), approvato dalla Conferenze Stato Regioni ed Unificata, il 30 ottobre 2014. Nel Decreto “Sblocca Italia” all’art. 7 vengono destinate risorse pari ad almeno il 20% del totale di quelle destinate ad interventi contro il dissesto idrogeologico ad interventi integrati, che agiscono cioè, secondo la filosofia dei Contratti di fiume.


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