Pd, Grella: al Comune di Avellino prima i programmi, poi i nomi. Autocandidature inaccettabili

La dirigente democratica sollecita una ripresa del confronto interno. Primarie da evitare per scongiurare conte. Da valutare ipotesi larghe intese con Forza Italia. L'appello ai massimi esponenti del partito.

Ida Grella, coordinatrice della Associazione 'Democrazia compiuta'

«In questo momento purtroppo assistiamo soltanto ad  autocandidature. E’ un fatto inaccettabile. Bisognerebbe, invece, ragionare su un progetto politico-amministrativo». E’ quanto afferma Ida Grella, dirigente dell’area franceschiniana del Pd ed ex capogruppo al Comune di Avellino.

Che cosa propone?

«Di iniziare a parlare di programmi e poi di squadre. Se non si fa chiarezza nel partito, diventa difficile arrivare alla scadenza elettorale con una proposta adeguata. Penso che bisognerà attendere le primarie del 3 marzo, per entrare nel merito delle questioni».

Gli equilibri congressuali peseranno sulle scelte future?

«E’ immaginabile di sì. Ma al di là dell’esito delle consultazioni, c’è una forte esigenza di voltare pagina, costruendo un percorso nuovo. Il Pd si gioca una partita decisiva, sia sul piano nazionale, che locale. Occorre uno sforzo da parte di tutti per dare corpo e contenuti ad un progetto credibile. Chi riveste ruoli di responsabilità, però, deve farsi carico delle difficoltà».

Nel Pd si parla spesso di unità, ma a prevalere sono le divisioni. 

«L’unità si pratica, non si annuncia, né tanto meno si tratta. Non possono essere i pesi ed i contrappesi a creare una prospettiva. Andrebbe ricercato un filo comune che ci faccia uscire dalla condizione di autoreferenzialità che viviamo, archiviando definitivamente la logica del correntismo e le guerre tra bande, ognuna con il proprio padrino».

Anche sulla formazione delle liste per la città di Avellino si registrano posizioni differenti. C’è chi è a favore di opzioni civiche. Che ne pensa?

«Mi lasciano assolutamente perplessa le dichiarazioni di esponenti politici di rilievo del Pd che si pronunciano a favore di liste senza simbolo, mentre siamo impegnati in una campagna di rilancio del partito. E’ quantomeno un atteggiamento contraddittorio. Mai come adesso bisognerebbe recuperare l’orgoglio di una appartenenza e dispiegare tutte le energie possibili per dare forza al progetto democratico. Va costruita un’alternativa alla destra, al governo giallo verde e alle amministrazioni Cinque Stelle, di cui ad Avellino abbiamo già visto gli esiti disastrosi».

Forza Italia, tramite il coordinatore provinciale e deputato Cosimo Sibilia, ha lanciato un messaggio al Pd e alle altre forze politiche, per costruire un’ampia aggregazione alle Comunali, con l’obiettivo di battere l’antipolitica ed avviare un nuovo percorso amministrativo per la Città.  Come valuta questa proposta?

«Personalmente non sarei contraria a discuterne, partendo da questioni concrete. Sono inoltre favorevole ad un coinvolgimento dell’associazionismo e di realtà come Controvento. In generale, penso che le alleanze vadano costruite su programmi condivisi. Non può essere un accordo tra singoli, ma tra forze organizzate. Per confrontarsi con gli altri partiti, però, il Pd deve diventare un interlocutore affidabile, che parli con una sola voce».

Da dove bisognerebbe ripartire per rilanciare il Pd?

«E’ necessario un salto di qualità. Senza lungimiranza e visione strategica non si va da nessuna parte. Ma chi non rispetta le regole e lavora contro il partito, non può restare in questa comunità. Anche nei confronti delle scadenze elettorali servirebbe un approccio diverso».

Dica pure…

«Avellino merita una capacità di proposta di diverso cabotaggio. E’ necessario allargare l’orizzonte ed iniziare a parlare di Area vasta, di una programmazione territoriale complessiva. Ma senza coordinate politiche chiare nessun progetto può reggersi in piedi. Il capoluogo deve rientrare in una rete politica con riferimenti regionali e nazionali, per creare una prospettiva di lungo corso».

E’ favorevole alle primarie per la scelta del candidato sindaco?

«Nella condizione attuale del partito, le primarie si trasformerebbero in una conta. Avrebbero senso soltanto se si dovesse scegliere tra candidati che fanno riferimento a forze politiche differenti, all’interno di una stessa coalizione. E’ quindi preferibile una valutazione degli organismi dirigenti, anziché una consultazione pubblica».