Mister Sicuranza: “Sacrificio e lealtà in campo come nella vita”

INTERVISTA ALL'ALLENATORE DELLA POLISPORTIVA DILETTANTISTICA LIONI ISCRITTA AL CAMPIONATO DI CALCIO DI PROMOZIONE GIRONE C IN CAMPANIA. Salvatore Sicuranza offre una doppia lente di osservazione della società e dei giovani, da allenatore e assessore ai lavori pubblici del Comune di Bisaccia. "I nostri giovani hanno bisogno di buoni esempi a cui ispirarsi, e di ritrovarsi nelle sedi opportune del confronto e del dialogo: diversamente non c'è crescita, nè progresso"

Allenatore della Polisportiva Dilettantistica Lioni, squadra partecipante al Campionato di Calcio di Promozione Girone C in Campania- in cui competono 16 squadre irpine, napoletane e salernitane- Salvatore Sicuranza, è una figura emblematica del calcio altirpino. Noto al pubblico giovanile come “Mister”, segue i giovani da ben 15 anni nelle vesti di allenatore, ma fuori dal campo da gioco è un cittadino impegnato nella Res Pubblica come assessore con delega ai lavori pubblici del Comune di Bisaccia. “Mister” usa il calcio come metafora della vita, e dal suo privilegiato doppio osservatorio, è in grado di affondare le lenti nelle pieghe del ‘popolo dello stadio’, ma anche da amministratore nella macchina della burocrazia. Strenuo sostenitore dell’associazionismo e della forza del confronto costruttivo, critica fortemente l’irruzione dei social network, colpevole a suo dire di avere indebolito la capacità di ‘fare squadra’ esponendo le persone all’individualismo e alla solitudine. “Manca una classe dirigente illuminata che si faccia interprete dei bisogni della gente: il ceto medio si è impoverito e ha ingrossato le sacche di povertà già esistenti, inasprendo la capacità dei governi di fronteggiare a pregresse condizioni di crisi” ha spiegato. “Questa rabbia che si condensa nelle trame della società a volte sfocia proprio negli stadi, che diventano teatro di violenze e di episodi di razzismo. E’ necessario che la politica intervenga per recuperare la giusta strada, e pianificare una equa redistribuzione delle risorse per ripristinare le economie reali” ha spiegato. E intanto si prepara alla campagna elettorale per il secondo mandato al fianco di Marcello Arminio.

Lei ha vissuto il campo di calcio prima da calciatore e poi da allenatore. Quanto è cambiato lo sport in questo lasso di tempo?

“E’ cambiato davvero tutto. Il calcio ai miei tempi era l’unico passatempo, che prendevamo molto sul serio perché non c’erano altre distrazioni; oggi il calcio ma anche gli altri sport in generale sono secondari nella vita di un ragazzo. Internet e i social network hanno stravolto la socialità e radicalmente cambiato i rapporti fra le persone”.

Lo spirito dell’associazionismo è stato intaccato?

“L’associazionismo è venuto meno: se prima si era obbligati ad uscire per incontrarsi, oggi si resta barricati in casa dietro ad una tastiera di un computer, ma stando a contatto con tutti. Il calcio è fuori da queste logiche perché i ragazzi sono costretti a venire al campo per fare allenamento, che diventa anche un luogo di incontro e di l’insegnamento di principi, che sono alla base dello sport e del calcio”.

Salvatore Sicuranza, allenatore della Polisportiva dilettantistica Lioni- Foto di Lorenzo Braccia

Quali?

“Il rispetto e la lealtà innanzitutto, ovvero principi che valgono dentro e fuori il campo. Ai miei ragazzi cerco di insegnare che nulla nella vita si ottiene improvvisando, ma che è necessario lavorare con impegno e serietà: dietro ogni successo c’è dedizione e lavoro”.

La necessità di semplificare processi e concetti complessi per trasferirli ai nuovi linguaggi della rete ha portato alla banalizzazione delle cose, causando non poche storture nella trama della vita sociale e nella politica. Come si ripristina il giusto equilibrio?

“Stiamo attraversando un processo storico-culturale di cambiamento in cui pare passare un messaggio che chiunque possa fare tutto. L’insegnamento sta nel far comprendere che sì, tutti possono ambire a fare tutto, ma prima di arrivare a farlo è necessario un processo di studio e di preparazione, e non di superficiale informazione. Questo messaggio vale per lo sport ma anche per la vita: credo a tal proposito che le esperienze che ho maturato finora abbiano avuto questa peculiarità. Questo ovviamente ha sottratto tempo alla mia famiglia per dedicarlo alla comunità e al mio impegno nello sport; in entrambi i percorsi l’atteggiamento è stato lo stesso e i principi a cui ho fatto riferimento sono stati i medesimi”.

A quando risale la sua esperienza politica?

“Faccio politica dall’età giovanile e ricordo in particolare il momento storico che ha costituito l’inizio del mio percorso e della mia militanza politica: il sequestro Moro. In quel momento sono rimasto affascinato dalla figura di Enrico Berlinguer, che senza esitazione alcuna ha scelto di combattere il terrorismo, scegliendo la libertà e la democrazia”.

Se il calcio è la metafora della vita, allora gli stadi sono lo specchio del livello di civiltà odierna?

“Il calcio è in un momento di crisi, avvolto da una serie di problemi; quello del razzismo è quello più grave. Purtroppo sempre più spesso gli stadi non sono il luogo del divertimento e del confronto sportivo, bensì il teatro delle peggiori rappresentazioni razziste”.

Salvatore Sicuranza allenatore della Siconolfi di Sant Angelo dei Lombardi- Foto di Lorenzo Braccia

Chi deve arginare la violenza negli stadi? Soltanto la forza repressiva della polizia?

“Le partite vanno interrotte e gli autori di certi gesti vanno puniti. I responsabili vanno individuati e perseguiti, perché non si può andare avanti in questo modo: lo sport è un’altra cosa e gli stadi non sono una valvola di sfogo per istinti rabbiosi. Le contestazioni- ove ci fossero- possono essere esternate in altre forme, come i fischi, ma non con gli insulti”.

Veniamo alla politica. Lei è assessore ai lavori pubblici nella giunta comunale di Bisaccia al fianco del sindaco Marcello Arminio. A quando risale il suo impegno attivo in politica?

“Sono impegnato attivamente dal 1984, ma sono stato eletto in consiglio comunale nel 2004 per la prima volta in una lista civica, e per due mandati, poi come assessore ai lavori pubblici. Sono stato segretario dei Democratici di Sinistra, e per tre anni nell’assemblea provinciale del partito”.

Amministrazione comunale di Bisaccia

Dal Partito Comunista al Pds, poi nei Ds e nuovamente alle origini, escludendo l’ipotesi di aderire al Partito Democratico. Qual è oggi il suo partito di riferimento?

“Sono orfano e in attesa di un cambiamento dello scenario partitico: non ho riferimenti in questo momento.

Anche lei pensa che la politica sia stata vittima della liquefazione della società?

“Non credo che non esista più la politica, non esistono i luoghi in cui fare politica. Manca il confronto diretto e il rapporto umano. Abbiamo bisogno di luoghi di pensiero, per ragionare e confrontarci sui piccoli e sui grandi eventi di tutti i giorni, sugli episodi di violenza e razzismo, al fine di sensibilizzare le coscienze e riflettere su quello che accade. Non possiamo affidare il dibattito solo alle piattaforme social”.

Lei ha citato la figura di Enrico Berlinguer, come grande statista di riferimento della sua generazione. Oggi chi incarna la figura del mentore per i giovani? Quali sono le figure di riferimento?

“Oltre alla mancanza di luoghi, trovo anche una mancanza di figure di spessore, culturali e politiche a cui tendere. Non vedo riferimenti e credo che in questo momento sia questa la grande povertà che stiamo attraversando. Il Movimento 5 Stelle, pur presentandosi come l’interprete del cambiamento sociale e culturale del Paese, trovo sia più una camera di compensazione che altro, e che però stenti a produrre una proposta politica all’altezza dei problemi in campo. Ad oggi si sta limitando a convogliare il rancore e il malcontento, mentre la Lega è impegnata in una vuota propaganda contro i migranti. Entrambi le fazioni non si confrontano però con i problemi reali della gente, né hanno le idee chiare su cosa fare per uscire da questa condizione”.

Salvatore Sicuranza durante l’intervista

La necessità di riportare l’economia sul piano reale della circolazione monetaria si applica ad esempio anche all’industria eolica. Bisaccia è il terzo comune d’Italia per installazione di torri del vento e per capacità di produzione energetica. Franco Arminio l’ha descritta come una grande industria a cielo aperto che non ha capitale umano. Lei cosa ne pensa?

“L’eolico non è più da tempo una voce determinante per l’economia bisaccese. Se in una prima fase era stata salutata come una grande industria, oggi le aspettative sono ridotte. Il territorio è saturo e non ci sono più le condizioni di ulteriori ampliamenti, e si registra un certo ritardo da parte della Regione Campania sul licenziamento del Pear. A questo bisogna aggiungere le nuove norme che hanno di fatto escluso i comuni dalle procedure di autorizzazione, e li hanno resi molto più deboli nei confronti delle società eoliche”.

Bisaccia vanta anche una forte connotazione agricola.

“L’agricoltura sta vivendo momenti di grande difficoltà, a causa delle difficoltà di accesso ai bandi regionali e delle misure del Prs, i cui requisiti stringenti limitano l’accesso agli agricoltori. L’andamento di questo settore, però, si inserisce in una quadro più generale di crisi produttiva ma anche economica e sociale tipica delle aree interne”.

Anche lei ritiene che l’industrializzazione del post terremoto abbia soffocato le prospettive di sviluppo agricolo dell’entroterra campano?

“Sono fermamente convinto- con tutte le ombre e anche qualche fallimento-, che a distanza di 30 anni dobbiamo dire che in qualche modo l’industrializzazione del cratere ha offerto delle risposte sul piano occupazionale. Ovviamente si poteva e si doveva fare di più, ma non credo sa questa la ragione che abbia prodotto la crisi dell’agricoltura”.

Bisaccia torna alle urne quest’anno. Lei si sta preparando per chiedere la conferma al suo elettorato e rinnovare l’incarico del mandato amministrativo?

“La passione politica c’è, ma avvertiamo anche una certa stanchezza. Amministrare un piccolo comune è faticoso, soprattutto alla luce di nostri bilanci comunali. Questo però non ci scoraggia, e fatte le debite discussioni, decideremo per il meglio del nostro prosieguo politico e amministrativo.

Quindi si conferma una candidatura al secondo mandato.

“Sono convinto che se su questa esperienza ci ritroveremo tutti insieme: con i necessari chiarimenti e riflessioni interne, credo si possa continuare. Il nostro interesse resta quello di lavorare per la comunità”.

Su cosa punterete in campagna elettorale?

“Abbiamo messo in piedi diverse iniziative; siamo protagonisti all’interno del progetto pilota, abbiamo in cantiere il completamento del castello, la costruzione del polo scolastico e l’arrivo della fibra ottica. Sarebbe per noi importante accompagnare questi processi nella fase di crescita successiva. Ad ogni modo, chiediamo una partecipazione attiva dei giovani e della comunità in generale, anche con critiche e contestazioni: ma tutto ciò deve avvenire sempre sul piano politico e mai sul personale, perché soltanto così si cresce come comunità e si compiono passi in avanti”.