La IIA di Flumeri

Dopo annunci di rilancio della IIA, interpellanze parlamentari, comunicati e dichiarazioni, esplode la rabbia degli operai a Flumeri.

Con una lettera aperta proposta da Francesco Di Meo e sottoscritta da altri dipendenti della Industria Italiana Autobus, i firmatari chiedono la convocazione ad horas di una assemblea per discutere della situazione in cui, loro malgrado, si ritrovano i lavoratori.

L’insegna della IIA a Flumeri

“Basta con propaganda, discussioni vecchie e inutili tra R. S. A. sindacalisti è quant’altro”, si legge nella richiesta di assemblea. “Penso che sia ora di fare un’assemblea in azienda e vedere il da farsi, prendere decisioni unitarie per il prosieguo della vertenza”, scrive Di Meo, sostenuto dao colleghi. “Noi dipendenti (dico chi seriamente ha bisogno di uno stipendio) non vogliamo più beghe, invitiamo tutti gli addetti ad Indire un’assemblea al più presto, ognuno faccia la sua parte, soprattutto invito i colleghi a partecipare, aggiungo: visto che di mattina non si è riuscito a portare gente, proviamo di pomeriggio”. E concludono: “I lavoratori chiedono una assemblea generale da tenersi nel più breve tempo possibile (inizio prossima settimana e prima di un eventuale convocazione Ministeriale)”.

La lettera è stata siglata da: Francesco De Meo, assieme ai lavoratori: Altavilla Antonio, Archidiacono Francesco, Battista Giulio, Carpentiere Giovanni, Ciccone Oreste, D’Amato Salvatore, Delle Grazie Domenico, Flammia Gerardo, Flammia Henry, Garofalo Giovanni , Giacobbe Luigi, Iannuzzo Davide, Leone Gennaro, Leone Maria Libera, Mainolfi Ercole, Minichiello Franco, Mongiello Alessandro, Novino Gerardo, Palmarozza Nicola, Peluso Giulio, Ragazzo Rocco, Roina Carmine, Rossetti Piero, Sica Domenico, Spinazzola Arturo, Steriti Antonio, Vitillo Luigi, Zarra Nicola.

Roma – Sede Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

SINDACATI AL BUIO DOPO LA RIUNIONE AL MINISTERO CON L’AZIENDA. Dopo il confronto tra Ministero del Lavoro e Industria Italiana Autobus vige il più stretto riserbo sulla situazione degli ammortizzatori sociali. L’ingegner Bene pare non aver comunicato molto con i riferimenti sindacali locali. Nulla di fatto, al momento, sulla cassa integrazione. O meglio nulla è dato sapere. Ad ogni modo l’eventuale proposta della Cig deve comunque essere sottoscritta dai sindacati. Che questa volta, sono animati da intenzioni diverse dal passato.

Giuseppe Zaolino, Segretario della Fismic di Avellino

“Vogliamo vedere il piano industriale, l’inizio lavori in Vale Ufita e allora consideriamo la cassa integrazione – afferma Giuseppe Zaolino (Fismic) – Se invece ci vengono proposte soluzioni aleatorie come quella ultima dei tre mesi di cassa, non ci stiamo. Vogliamo vedere in opera quanto annunciato. Diversamente non accettiamo”.

Sostanzialmente, a fronte dei 18milioni di euro disponibili e della presenza di Leonardo, partecipata statale, le organizzazioni sindacali ufitane, “nell’attesa del terzo socio”, vogliono i fatti.

“Situazione imbarazzante e mai vista prima” per Silvia Curcio (Fiom) che dichiara: “non siamo mai arrivati a non avere copertura con la cassa integrazione. E’ la prima volta che succede. Inoltre è la prima volta che l’azienda non ci mette a conoscenza dello stato della vertenza. E’ assurdo e sconcertante”.

Silvia Curcio. Rappresentante sindacale aziendale Fiom Cgil

Oggi le segreterie sindacali decideranno il da farsi. “Intanto all’azienda conviene la Cig – prosegue Zaolino – perchè diversamente deve pagare i dipendenti e soldi non ne ha. Fino ad oggi solo proclami ma i fatti ci dicono che in Valle Ufita stanno lavorando da 20 a 30 persone con gravi problemi ambientali e condizioni al limite della sicurezza”.

Nessuna pausa per Zaolino che aggiunge: “L’ingegnere Bene deve capire che loro hanno bisogno di noi sindacati e se non hanno ancora chiesto la Cassa senza un piano industriale, sono inadempienti. E noi abbiamo la tattica per arrivare alla svolta. L’azienda deve chiamarci e presentarci il piano industriale. A quelle condizioni firmiamo la Cig”.

IIA Valle Ufita – Antonio Bene in uscita dallo stabilimento

Nei giorni scorsi si era vociferata la possibilità di una proposta Cig per sei mesi. Soluzione che comunque non sarebbe considerata soddisfacente dalle organizzazioni sindacali. Il timore è che tra gli “annunci” e i fatti, prevalgano i primi. E in questo ormai i sindacati sono avvezzi. Animati dalle peggiori (o migliori) intenzioni, (dipende dalla prospettiva di lettura dei fatti), non c’è più spazio per le soluzioni tampone. Se l’azienda non ha il coraggio di chiudere, sono i lavoratori a mettere tutti alle strette. Quindi o si parte per davvero, o nulla. Per tutti.


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