IIA, Di Maio: 50% allo Stato, il 29,95 da assegnare

RISPOSTA ALL'INTERPELLANZA PRESENTATA DAI DEPUTATI DEL PD. Il ministro evidenzia la situazione di crisi da cui arriva l'industria e la "messa in salvo". Silvia Curcio (Fiom) commenta con forte scetticismo sulle pagine social. In una nota la deputata M5s Maria Pallini difende l'operato del Governo

La vertenza IIA è approdata in Parlamento. L’interpellanza dei deputati del partito democratico Benamati, Carla Cantone, Critelli, De Maria, Rizzo Nervo, Enrico Borghi ha richiesto la risposta del Ministro dello Sviluppo Economico, tornato a parlare in pubblico della vicenda Industria Italiana Autobus dopo mesi. L’oggetto ha riguardato lo stato dell’arte della società.

In diretta dalla Camera dei Deputati rispondo all’interpellanza su Industria Italiana Autobus.

Pubblicato da Luigi Di Maio su Venerdì 1 febbraio 2019

La risposta da parte di Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Il ministro ha fatto lo storico della società nata nel 2015 dalla fusione dell’ex Irisbus con la Breda di Bologna. L’operazione fu guidata dal vice ministro Claudio De Vincenti. Ha ricordato la persona di Stefano Del Rosso. “Grazie alla sua storia e a quella dei suoi dipendenti l’azienda si è aggiudicata delle commesse, ma Del Rosso, scelta sbagliata, ha fatto entrare nella società la turca karsan. Morale della favola – prosegue Di Maio – i pullman non sono mai stati realizzati nè ad Avellino nè a Bologna. Una follia che si fatica anche solo a raccontarla. Di conseguenza l’azienda non è mai decollata e le Regioni e i Comuni compravano mezzi dalla Turchia”.

Stefano Del Rosso, anno 2015 – Presentazione progetto aziendale IIA

La cronistoria prosegue fino agli ultimi giorni del 2019. Gli impegni presi di “non far fallire l’azienda e far entrare lo Stato. Perdite in pareggio e deliberato aumento di capitale”. Il nuovo socio privato entro sei mesi e la ripresa della produzione di autobus in Italia. Il ministro ha ribadito l’entità della ripartizione in quote tra Invitalia, Leonardo e Karsan. Quindi il coinvolgimento pubblico.

Silvia Curcio. Rappresentante sindacale aziendale Fiom Cgil

Intanto sulle pagine social si susseguono commenti diversi. Silvia Curcio (Fiom) riporta pubblicamente sulle pagine facebook che si tratta di campagna elettorale alludendo al fatto che la produzione reale è altra cosa. Scrive Curcio “per essere scaltri avremmo bisogno di elezioni ogni sei mesi, solo così i problemi italiani arrivano alla ribalta nazionale! Peccato però che i lavoratori e le lavoratrici sono senza reddito dal 31 dicembre 2018! A quando un incontro nei due ministeri?”.

PALLINI: «Quella dei lavoratori ex Iribus è una brutta vicenda iniziata negli anni scorsi e che sto seguendo da vicino sin dall’inizio. Nel recente passato abbiamo visto le passerelle dei parlamentari del precedente Governo che andavano a Flumeri a raccontare frottole ai lavoratori e a fare promesse mai mantenute», ha scritto in una nota Maria Pallini.

Maria Pallini, deputato dell’M5s

«Questo Governo invece sta lavorando seriamente per dare avvio, finalmente, a una nuova fase per Industria Italiana Autobus. Dopo aver salvaguardato gli stipendi, è stato dato il via libera a un aumento di capitale di 30 milioni di euro, sottoscritto da diverse importanti società. Lo Stato ha acquisito più del 50% delle quote e questo consentirà di dare solidità all’azienda ed accompagnarla nel suo
rilancio», si legge ancora. «Sentire le opposizioni, che per anni hanno ignorato il problema dell’azienda e di tantissime famiglie, parlare ora di fallimento di Industria Italiana Autobus è semplicemente vergognoso. Il Governo del
cambiamento invece, a differenze di chi ci ha preceduto, sta mantenendo  le promesse fatte ai lavoratori: ora Industria Italiana Autobus potrà implementare il nuovo piano industriale, che vede appunto una partecipazione statale per poco più del 50% con Leonardo-Finmeccanica e Invitalia e quote minoritarie di Karsan e un nuovo socio industriale, che sarà individuato nei prossimi sei mesi». Per la Pallini, quindi, «stimoliamo la ripresa sia dal punto di vista industriale che occupazionale, dando una spinta decisiva al polo pubblico degli autobus sull’asse Flumeri-Bologna. Vogliamo che gli autobus continuino
ad essere fabbricati in Italia».


La risposta all’interpellanza (integrale)

Questa interpellanza mi dà l’opportunità di ripercorrere la storia della crisi della società Industria italiana autobus, la storia del calvario dei lavoratori e delle loro famiglie. L’azienda è nata nel 2015 quando l’allora Viceministro dello sviluppo economico De Vincenti fuse l’ex Bredamenarini di Bologna con l’Irisbus di Avellino e le mise in mano all’imprenditore Stefano Del Rosso.

Il Vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio

Grazie alla sua storia e alla capacità dei suoi dipendenti, l’azienda è stata in grado di aggiudicarsi diversi appalti pubblici per fornire migliaia di pullman a comuni e regioni italiani. Ma Del Rosso, scelta sbagliata, non è riuscito a far rispettare le commesse e ha fatto entrare in società l’azienda turca Karsan. Morale della favola gli autobus non sono mai stati fatti né ad Avellino né a Bologna: una follia che si fatica anche solo a raccontare. Di conseguenza l’azienda non è mai decollata, la produzione di autobus in Italia si è azzerata ed i comuni e le regioni compravano mezzi prodotti in Turchia.

Questa è la situazione che ci siamo trovati a dover gestire in condizioni di emergenza, perché i lavoratori venivano da anni di esasperazione e senza alcuna certezza sul proprio futuro. La prima cosa che abbiamo fatto come Ministero è stato incontrarli e parlare con loro per ascoltare le loro richieste. Con loro abbiamo preso due impegni: non far fallire l’azienda, cioè non portare i libri in tribunale, e fare entrare lo Stato con una partecipazione e ci siamo subito messi all’opera. In una riunione del 10 settembre 2018 i miei diretti collaboratori hanno chiesto alle società garanzie in merito al pagamento degli stipendi arretrati e dei contributi dei dipendenti, nonché al pagamento delle utenze. Invitalia, presente alla riunione, ha proposto di valutare l’acquisizione di una partecipazione di minoranza. Successivamente, l’8 ottobre scorso, la società Leonardo ha fatto sapere di voler acquistare altre quote della società. A fine gennaio ho firmato il decreto autorizzativo dell’accordo di programma tra il Ministero dello Sviluppo economico e la regione Campania e ho dato mandato ad Invitalia di entrare nella compagine societaria dell’azienda al fine di implementare il rilancio produttivo dei due siti di Bologna e Avellino.

Il 29 gennaio scorso l’assemblea straordinaria di Industria italiana autobus ha pareggiato le perdite e ha deliberato l’aumento di capitale di 30 milioni di euro, già sottoscritto per complessivi 21 milioni di euro da Leonardo. L’aumento di capitale è stato in parte riservato ad un nuovo socio industriale che dovrà sottoscrivere la propria quota entro i prossimi sei mesi.

Quindi, Industria italiana autobus potrà ora implementare il nuovo piano industriale di recente elaborato e condiviso dagli attuali soci che differentemente da quanto riferiscono gli interpellanti è così costituito: il 50 per cento è una partecipazione statale, di cui il 20 per cento Leonardo-Finmeccanica e il 29,95 per cento di Invitalia, il 20 per cento è di Karsan e il 29,95 per cento del nuovo socio industriale. Industria italiana autobus non è fallita e lo Stato ha acquisito più del 50 per cento delle quote per accompagnarla nel suo rilancio. Le due promesse che avevamo fatto ai lavoratori sono state mantenute; ora, andiamo avanti per far sviluppare l’azienda con l’obiettivo di far tornare a fabbricare gli autobus in Italia”.


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