Carife, inaugurato il Museo Archeologico irpino. Ecco l’antica Romulea di Johannowsky

La Baronia apre il MAC, un impianto che raccoglie 400 reperti da corredi funerari: L'allestimento sarà ulteriormente arricchito in futuro con ulteriori reperti. Grande soddisfazione per l'amministrazione comunale guidata da Carmine Di Giorgio. Numerose le autorità presenti.

Un parterre d’eccezione per un appuntamento con la storia. Carife inaugura il Museo Archeologico dopo un lavoro durato vent’anni per trasmettere agli irpini e agli italiani di oggi la traccia di ciò che sono state le civiltà pre romane, a cominciare da quella sannitica. Un convegno fa da anteprima al Museo della Baronia, per fornire la cornice storica e cultura dei reperti, raccolti durante le campagne di scavo realizzate tra il 1981 e il 1990 tra Carife e Castel Baronia. Un apertura che ha portato tutti in un luogo dell’entroterra irpino. Per tanti la curiosità di dare risposta ad una domanda. Cosa potrebbe aver portato gli antichi a scegliere questi luoghi come posti in cui vivere. E perchè scegliere di nuovo, oggi, un luogo da cui molti emigrano e che invece nell’antichità è stato scelto, preferito.

Il taglio del nastro del Sindaco Carmine Giorgio

“Nei prossimi decenni – dirà il senatore Ortensio Zecchino – ci sarà una concentrazione massiccia della popolazione nei centri urbani”. Allora è il caso di chiedersi su cosa può investire e puntare una piccola comunità partendo dalla consapevolezza delle proprie risorse e del proprio passato”. Perchè “il sottosviluppo del Mezzogiorno – prosegue Zecchino – è sottosviluppo culturale e tutto deve ripartire dalla cultura come nutrimento spirituale”.

Al convegno sono intervenuti il sindaco Carmine Di Giorgio, il Prefetto di Avellino dr.ssa Maria Tirone, il presidente della Provincia Domenico Biancardi, il Vescovo della Diocesi Ariano Irpino Lacedonia, Mons. Sergio Melillo. Ancora ospiti il presidente di Confindustria Pino Bruno, Francesco Todisco e Vincenzo Alaia consiglieri regionali. Poi Rocco Colicchio, nato a Carife, Magistrato e Presidente della Corte dei Conti fino al 2011; Paolo Salvatore presidente emerito del Consiglio di Stato. Ancora Giuseppe Gargani parlamentare irpino per due legislature consecutive. Numerosa la partecipazione di sindaci e cittadini.

Il Soprintendente Abap Salerno e Avellino Francesca Casule, il direttore scientifico Silvia Pacifico e il professore Giampiero Galasso. Un lavoro di grande dedizione per allestire il Museo. “Abbiamo scelto soprattutto i corredi e quanto poteva essere più appetibile da un punto di vista comunicativo – afferma Galasso – abbiamo letteralmente scavato nel deposito di Avellino per riportare qui i reperti. Non abbiamo esposto ancora i reperti preistorici”.

Edificio MAC – Museo Archeologico Carife

Corredi del V e del IV secolo dunque. Molti provenienti da Castel Baronia. Tantissimi rinvenuti nella Necropoli di Carife e in ultimo (in ordine cronologico di scavo) delle fornaci romane scavate nel 1998. Su tutto il pensiero all’archeologo Johannowsky che a Carife “scavò tra il 1980 e il 1985”, ricorda Galasso. L’allestimento è destinato ad essere integrato con esposizioni ulteriori, “tutti provenienti dagli scavi diretti dal compianto Johannowsky”, scrive il soprintendente Francesca Casule nella brochure di Presentazione del Museo.

Per il presidente della Provincia, nel 2019 “in bilancio saranno dedicati fondi alla Cultura e quindi anche a Carife”. L’intenzione ferma di Domenico Biancardi è di creare una Fondazione, una piattaforma digitale provinciale che mette in rete tutti i siti culturali irpini (Musei e Biblioteche).

Grande soddisfazione per il primo cittadino Carmine Di Giorgio che ricorda le difficoltà affrontate per arrivare al traguardo odierno. Un lavoro lungo che oggi viene donato ai cittadini e al territorio.

Il Museo di Carife è “territoriale. Grande risalto è dato al periodo preromano. Si tratta di corredi funerari composti da vasellame fittile e metallico – nelle parole di Silvia Pacifico e Giampiero Galasso – armi di ferro, oggetti di ornamento personale di ferro e bronzo. 400 reperti allestiti per costruire un itinerario museale finalizzato al racconto della storia del popolamento antico della Baronia”.

Ortensio Zecchino e Rocco Colicchio

“Commosso ed emozionato” il magistrato Colicchio, nativo del posto. Dichiara: “la cultura non appartiene solo ad un paese ma a tutti. Sono emozionato perchè sono a Carife realtà che ho portato sempre con me e da cui ho ereditato tenacia e determinazione”. Per Colicchio il Museo è un Agorà, un laboratorio di sperimentazione. La piazza del mercato in cui convergere per aprire un dibattito e argomentare. Non un luogo “morto” dirà dopo Zecchino ma un posto da cui partire e soprattutto un Museo da tenere in piedi con responsabilità, impegno istituzionale e civile.

Al sindaco, la Provincia di Avellino ha consegnato una targa – riconoscimento per l’impegno e la perseveranza. “Il MAC (Museo Archeologico di Carife) – dirà Di Giorgio – dovrà rappresentare un punto saldo di riferimento per la diffusione di informazioni e conoscenza delle risorse culturali della Baronia, caratterizzata dalla presenza di uno straordinario patrimonio culturale diffuso”. A moderare il convegno d’apertura il giornalista Rino Genovese. Quel che rimane dopo il grande trambusto dell’inaugurazione è la storia. La traccia del passato che parla al presente.


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