Petrolio

Per il Comune di Casalbore “è indispensabile tornare in Commissione VIA” (Valutazione Impatto Ambientale). Il primo cittadino, Raffaele Fabiano è in prima linea contro il permesso di ricerca Case Capozzi. La denominazione comprende diversi Comuni del Sannio e quattro paesi irpini. Tra gli altri Fragneto Monforte, Pietrelcina, Paduli, Sant’Arcangelo Trimonte, Apice, San Nicola Manfredi, San Giorgio del Sannio. Poi Casalbore, Montecalvo Irpino, Ariano Irpino e Melito Irpino. La società interessata dalle trivellazioni (possibili) è la Delta Energy Limited che ha ottenuto permessi dal Mise “in maniera esclusiva ma preliminare”. E’ quanto leggiamo da documento Delta inviato al Governatore della Campania Vincenzo De Luca lo scorso novembre.

Il “Memorandum su Delta Energy e i progetti Case Capozzi e PietraSpaccata” è stato inviato al presidente della Regione con annessa “lettera di richiesta incontro”. A quanto pare l’istanza di permesso presentata al Mise nel 2012, attualmente è “in attesa di firma d’Intesa da parte della Regione Campania“.

La sede del Ministero Sviluppo Economico

Il punto è che in quel di Palazzo Santa Lucia il vento non pare soffiare nella direzione giusta. Ovvero quella auspicata dalla società che si occupa di idrocarburi, una sorta di consenso o quantomeno mancato osteggiamento alla prosecuzione lavori. Cioè all’avvio delle attività di ricerca.

Da ultimo la società ha dichiarato aver ridotto il campo d’azione a pochissimi Comuni. Ma i sindaci non ci stanno. A loro la novella non basta. L’Avvocato Fabiano infatti dichiara: “Delta Energy ha ridimensionato le aree interessate ma a noi non basta. La situazione non ci è chiara. Anche perchè non c’è una presentazione della variante al progetto. Quindi per noi diventa necessario portare tutto nuovamente in Commissione VIA“.

Gli fa eco il Comune di Montecalvo. Qui il sindaco Mirko Iorillo afferma: “tecnicamente ci siamo già opposti nel 2014. Provano a contattarci di continuo per avere il nostro consenso ma noi ribadiamo il nostro ‘no’ secco. Tutto o quasi il patrimonio di questi luoghi si regge sull’agricoltura. Abbiamo lavorato molto per realizzare una politica agricola seria e imprenditoriale con i PSR. Rischieremmo di mandare tutto all’aria. Questo tipo di indagini si possono fare nei deserti. Non qui”.

Gli uffici della Regione Campania ad Avellino

I sindaci coinvolti nel mega piano, prima di Natale sono stati in Regione. Qui hanno riaffermato il “no” e, a fronte del ridimensionamento dell’area avanzato dalla Delta, non hanno fatto una piega. Anzi si sono insospettiti al punto da ripartire dalla Valutazione di Impatto Ambientale ex novo.

“Tutti gli interessati sono informati sulla nostra posizione – prosegue il sindaco di Casalbore – La nostra è una volontà concreta nel fare in modo che il permesso non vada avanti. La vocazione gastronomica di qualità, l’agricoltura e il turismo sarebbero azzerati e francamente sarebbe la morte definitiva dei nostri territori”. 

La vicenda riaffiora in superficie. A dare il “la”, un vero e proprio “caso trivelle” sollevato dal Governo. Nello specifico si tratta, per quel che riguarda Roma in questi giorni, dei “sondaggi” nel mar Ionio. Luigi Di Maio (ministro dello sviluppo economico) ha dichiarato in merito che “queste ricerche di idrocarburi (che non sono trivellazioni) erano state autorizzate dal Governo precedente e in particolare dal Ministero dell’Ambiente del Ministro Galletti che aveva dato una Valutazione di Impatto Ambientale favorevole”.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha subito aggiunto di “essere a lavoro per lo stop a 40 permessi pendenti”. Nella faccenda di carattere generale non sono direttamente investiti i due progetti Case Capozzi e PietraSpaccata. Il tutto però ha fatto riposizionare la lente d’ingrandimento sul fenomeno. Che di suo, a quanto pare, comunque sta scorrendo. Allo stato è evidente l’intenzione di Delta di procedere con il da farsi e l’opposizione dei sindaci e, per tramite, della Regione.

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa

Tra gli altri punti contenuti nel documento Delta c’è l’elenco delle royalties (compensi). E cioè, in vent’anni, “il versamento di 79milioni di euro ai Comuni; 291milioni di euro alla Regione Campania; 160milioni di euro allo Stato”. Questi alcuni dati.

Intanto, “in attesa di ricevere i due permessi di ricerca in Campania, Delta sta creando un fondo sociale e infrastrutturale (‘Fondazione’). Questa Fondazione, che partirebbe immediatamente dopo la firma dell’Intesa Stato/Regione e che quindi rappresenta un investimento immediato sul territorio in attesa dell’arrivo delle Royalties”. Intanto la società mette nero su bianco voler sostenere progetti di finanziamento relativi, ad esempio, “alla fornitura di materiali per le scuole, l’acquisto di attrezzature mediche. Poi il supporto a un dipartimento universitario locale, la promozione e la commercializzazione di prodotti agricoli locali, iniziative per mitigare la disoccupazione giovanile”.

Tutto questo ai sindaci e ai cittadini non basta. Sebbene Delta dichiara di muoversi in linea con il consenso delle comunità locali che, secondo un sondaggio commissionato dalla stessa società, sarebbero favorevoli, il territorio non ci sta. Guarda il proprio vicino. La Basilicata dove più volte sono arrivate le telecamere di Report (trasmissione televisiva) a documentare il tutto. Le informazioni e le immagini circolano e arrivano. I sanniti e gli irpini si documentano e difendono con fermezza quel che rimane in questi luoghi. La fertilità dei terreni e la salubrità dell’aria. La partita rimane aperta. Delta chiama. La Regione tace e dissente. Per adesso.

Sulle nuove estrazioni scontro nazionale tra M5s e Comitati No Triv

Il portavoce e eurodeputato M5S Piernicola Pedicini

BATTAGLIA A ROMA SUI PROGETTI DI ESTRAZIONE. L’EURODEPUTATO M5S: I COMITATI RIFIUTANO IL CONFRONTO CON IL MINISTRO.  «Chiamati al tavolo del confronto dal ministro per l’ambiente, Sergio Costa, i comitati no triv declinano inspiegabilmente l’invito e in una lettera difficile da decifrare spiegano che apprezzano l’invito perché – sottoscrivono – per la prima volta un ministro apre le porte ai cittadini, ma che per l’incontro no, non sono disponibili, è meglio rinviare. Un atteggiamento che ritengo incomprensibile”. L’europarlamentare e portavoce M5S Piernicola Pedicini commenta così la lettera inviata dai comitati No Triv al dicastero per l’ambiente, precisando che: “A memoria, non ricordo che un ministro dell’Ambiente abbia mai convocato delle associazioni per ascoltare le loro istanze e per spiegare il proprio piano per le energie, soprattutto nel campo fossile. Ricordo piuttosto di atteggiamenti riluttanti dei precedenti governi nei riguardi di tutti quei cittadini che pretendevano maggior rispetto per l’ambiente, derubricandoli a quattro comitatini, e suscitando, non lo nascondo, anche la mia indignazione. Nella mia breve carriera politica – prosegue l’europarlamentare – ma anche prima da semplice cittadino, ho sempre sostenuto le iniziative delle associazioni ambientaliste: ho tratto spunti per iniziative parlamentari in Europa, ho collaborato con specialisti preparati per approfondire i temi, ho sponsorizzato o partecipato a manifestazioni. Sono infatti convinto che la forza propulsiva delle associazioni sia una grande risorsa per la politica perché costituisce un baluardo per la difesa dei diritti dei cittadini e per l’ambiente. A patto però che l’approccio non sia ostile o pregiudiziale, ma collaborativo”. Una precondizione che secondo l’europarlamentare è venuta a mancare: “In questi ultimi giorni – spiega – mi è sembrato che qualcosa sia decisamente cambiato. Le associazioni non fanno che rilasciare dichiarazioni pungenti all’indirizzo del governo ed enfatizzare le criticità, decontestualizzando in maniera strumentale le singole vicende. I ministri Costa e Di Maio hanno assicurato che i 40 provvedimenti in itinere saranno bloccati e che prossimamente ci sarà una proposta di legge per vietare l’airgun e per rendere poco conveniente l’investimento sulle energie fossili. A fronte di una rassicurazione di questo tipo, non si è elevata una sola voce di ottimismo da parte dei NoTriv che pure da anni perseguono questo obiettivo. Ritengo anche concettualmente scorretto porre sullo stesso piano un governo che ha posto i temi ambientali in cima alla lista delle priorità, con i governi precedenti che hanno basato la propria strategia energetica e finanziaria sullo sfruttamento dei fossili”. Pedicini non esclude che “questo incomprensibile inasprimento del dibattito sia dovuto alle imminenti elezioni (regionali ed europee)” e suggerisce che “per assolvere al meglio il loro ruolo di guardiani del territorio e dei diritti dei cittadini, il loro approccio dovrebbe essere il più neutro e oggettivo possibile”.
“Per la prima volta – aggiunge l’europarlamentare – l’Italia ha un governo ambientalista ma, data le pesanti eredità lasciate dei precedenti governi, oggi risulta ancora più importante un ruolo costruttivo e collaborativo da parte delle associazioni. Diversamente, questo approccio astioso e senza mezze misure, potrebbe renderle non più dei proficui interlocutori agli occhi del governo”.