La sede storica dell'Alto Calore spa, un tempo Consorzio Interprovinciale

Alto Calore: si fanno avanti nuove ipotesi per l’aumento di capitale. Venerdì 18 gennaio sarà convocato il tavolo istituzionale per definire una strategia di intervento condivisa, per salvare l’azienda idrica dal fallimento ed evitare l’ingresso di soci privati. Alla riunione parteciperanno, oltre all’amministratore dell’Acs, Michelangelo Ciarcia, un delegato del Ministero dello Sviluppo Economico, il vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, il presidente della Provincia, Domenico Biancardi, un rappresentante del Comune di Avellino, i sindaci di alcuni Comuni sanniti, don Vitaliano della Sala per la Diocesi di Avellino e la coordinatrice dei comitati per l’acqua pubblica, Annamaria Pascale.

Domenico Biancardi,. Presidente della Provincia di Avellino

Sulla vicenda abbiamo ascoltato il presidente di Palazzo Caracciolo, Biancardi.

Che cosa si aspetta dall’incontro?

«Che ci sia da parte di tutti la volontà di dare un contributo alla soluzione dei problemi. L’obiettivo è ottenere un impegno concreto del governo nazionale e della giunta regionale, che nelle settimane scorse hanno manifestato il proprio interesse rispetto al futuro dell’azienda pubblica».

Da dove si parte? C’è una proposta operativa?

«Verificheremo il tipo di sostegno che sono in grado di offrire da Roma e Napoli. Alla Regione abbiamo intenzione di chiedere l’ingresso nella compagine societaria».

Si pensa, dunque, di procedere comunque all’aumento di capitale?

«L’azienda ha bisogno di introitare nelle casse complessivamente 50 milioni di euro. La Regione potrebbe acquistare una quota azionaria, affiancando i Comuni, gli attuali soci. Resta poi da comprendere quale proposta verrà dal Mise».

C’è chi ritiene, soprattutto tra i comitati civici, che un eventuale coinvolgimento diretto della Regione, aprirebbe comunque le porte ai privati, anche se soltanto in un secondo momento. Che ne pensa?

«Credo che dobbiamo fare un passo per volta. Oggi la priorità è recuperare nuove risorse per la società e farlo in tempi brevi. Molti Comuni si sono espressi contro l’ingresso di privati nella compagine. Una linea che mi vede d’accordo, per tutelare i soci attuali e la gestione pubblica. Ma non vedo alternative, se non l’impegno diretto delle altre istituzioni».

Alcuni sindaci hanno riproposto la necessità di chiedere alla Regione di farsi carico dei costi di manutenzione della rete adduttrice, di proprietà di Palazzo Santa Lucia. Si tratta di una soluzione che è stata accantonata?

«No, per nulla. E’ un nodo che verrà comunque sciolto. Se la Regione dovesse investire nell’Alto Calore, sarà giocoforza coinvolta nella gestione della manutenzione. Senza dimenticare che c’è già uno stanziamento di 60 milioni di euro, distribuiti in tre anni, per riqualificare le infrastrutture fatiscenti e limitare drasticamente le perdite d’acqua dalle condutture».

Alternative all’aumento di capitale?

«Allo stato non ne vedo. Nell’ultima assemblea dei soci dell’Acs ho chiesto un rinvio delle decisioni, proprio per approfondire la situazione. Ma servono gesti concreti. Altrimenti non resta che portare le carte dell’azienda in Tribunale».

Si era parlato dell’ipotesi di accendere un mutuo presso la Cassa depositi e prestiti. Non è percorribile, anche attraverso il confronto con il governo nazionale?

«Non è stato escluso nulla. Gli eventuali impegni del governo sono da verificare. Abbiamo semplicemente individuato, con il presidente dell’Alto Calore, Ciarcia, un minimo di base di partenza della discussione. Vedremo anche quali saranno le proposte degli altri».

Intanto, come Provincia ci sono altri impegni nei prossimi giorni?  A che punto è il confronto con la Regione sulla proposta progettuale del traforo del Partenio?

«Proprio domani ho una riunione a Napoli, per comprendere se ci sono i fondi per effettuare le progettazioni, come era stato prospettato. Tutto parte di lì. La praticabilità dell’opera è da appurare».