Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo

Sono 19 in tutto i Comuni fra Avellino, Benevento e Campobasso che hanno aderito alla Rete Piccoli Comuni del Welcome e risultano fra i firmatari del Manifesto sottoscritto in prima battuta da Leoluca Orlando sindaco di Palermo. L’iniziativa “nasce dal desiderio di fare sintesi della lezione di Papa Francesco sulla solidarietà umana e sulla solidarietà ecologica. Pensare il Creato, l’ecosistema, come un sistema interdipendente retto da un’unica missione: la salvezza degli uomini e delle donne”. Si tratta di un ‘metodo’ che si sta diffondendo dal basso, tramite un camper ma anche attraverso la promozione dei modelli di autostenibilità economica e sociale, che attraverso le cooperative di comunità ribalta la concezione della straordinarietà del fenomeno migratorio, considerandolo nella sua ordinarietà, per proiettarlo così in una visione strategica di rete per lo sviluppo locale. La rete del Welcome è promossa dalla Caritas di Benevento e dal Consorzio Sale della Terra, diretto da Angelo Moretti, con cui abbiamo fatto il punto sul Decreto Sicurezza licenziato dal Ministro Salvini, e sulla nuova visione politica di innovazione del walfare locale e dei progetti di sviluppo locale a partire da pratiche concrete e diffuse di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati.

Dottor Moretti, la Rete dei Piccoli Comuni del Welcome non è soltanto l’anima del manifesto politico, ma contiene in sè un minimo comune denominatore.

“Il progetto è replicabile in tutti i territori rurali italiani a rischio di spopolamento che intendano aprirsi ad esperienze di accoglienza sul modello Sprar, e il nostro progetto è anche una valida risposta al controesodo dei piccoli comuni dell’Anci. In questo momento lo spopolamento delle aree interne e lo svuotamento di braccia e menti giovani resta un nodo cruciale per la sopravvivenza dei piccoli comuni”.

Angelo Moretti, Consorzio “Il Sale della Terra

La rete è nata principalmente per promuovere l’accoglienza e solleticare la nascita di misure alternative all’accoglienza dei centri gestita a livello emergenziale, come condizione di straordinarietà.

“Il primo firmatario del Manifesto della Rete è il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che per noi è un faro di ispirazione. L’adesione della città di Palermo è soltanto etica e civica in quanto nulla ha a che fare con i piccoli comuni di mille abitanti, ma già nel marzo 2017 è stata definita la “città più accogliente d’Italia” e la Carta di Palermo che prevede l’abolizione della richiesta di rifugiato politico è stata benedetta dal Papa”.

Il Papa Francesco, Vescovo di Roma

Sulla scia della politica adottata dal sindaco Orlando, che lavora da tempo alla dottrina delle ‘Cooperative di comunità”, muove passi importanti anche la Campania interna.

“I comuni della Rete del Welcome sono 19 in tutto, e molti sono in fase di adesione. Sul fronte irpino possiamo annoverare Petruro Irpino, Roccabascerana, Chianche e Santa Paolina. Altri sono del beneventano e di Campobasso”.

Lei è direttore generale del Consorzio “Il sale della terra” che viene annoverata fra i gestori dei centri Sprar. Come vive i provvedimenti del Decreto Sicurezza licenziato dal Ministro Salvini?

“E’ stata presa una grande svista: il decreto non si occupa certo di sicurezza, ma crea il problema. Invece di creare sistemi diffusi di accoglienza, si predispongono grandi agglomerati che generano insicurezza e malaffare. I sistemi Sprar consentono un maggiore controllo del territorio e la possibilità di integrazione; ma se si confinano 250 persone in una struttura periferica si alimentano le sacche di delinquenza locale e la ghettizzazione che sfocia in altre devianze, come l’arruolamento al terrorismo internazionale”.

Il Ministero dell’Interno, Matteo Salvini, a Napoli

Intento del Ministro Salvini è quello di porre un freno alla speculazione che è stata generata con gli sbarchi e il sistema di accoglienza a vari livelli.

“I gestori dell’accoglienza hanno partecipato al mercimonio attraverso le basi d’asta in Prefettura. Per ben sette anni i gestori si sono aggiudicati l’accoglienza con il prezzo più basso, mentre oggi in base alle disposizioni del Decreto la contesa è soltanto sull’assistenza che include vitto e alloggio a 19 euro, favorendo però il malaffare”.

Lei riconosce che in questi anni sono nate tantissime imprese e cooperative impegnate nella gestione dell’accoglienza.

“Si tratta di strutture private che sono nate con l’emergenza; ma è proprio qui l’errore che bisogna considerare per arrivare ad una soluzione condivisa: la fase emergenziale deve essere superata e sostituita da un’assorbimento ordinario dei flussi migratori. Il Decreto Sicurezza non dice nulla sull’emergenza degli sbarchi, ma elimina gli Sprar come pilastri di accoglienza e garanzie di sicurezza”.

Giovanissimi rifugiati

Ad oggi i Centri hanno ricevuto l’ordine di sospendere gli ingressi. Lei come si sta regolando nel distinguo fra rifugiati e ospiti in attesa di valutazione della documentazione?

“Chi è già ospite dei Centri Sprar resta: fino al 2020 i contratti non saranno toccati. I nuovi ingressi andranno nei Centri di Accoglienza Straordinaria se gli ospiti godono di protezione umanitaria, mentre negli Sprar i rifugiati politici. Le strutture che sostituiscono gli Sprar saranno soltanto per chi ha già ottenuto la protezione”.

Resta fuori una fetta importante di persone che non godono nè dello status di rifugiato, nè della protezione umanitaria.

“Si tratta infatti di una fetta di 60mila persone che per diniego non avranno diritto all’accoglienza, e che non si sa che fine faranno. Saranno per strada, a carico delle città, senza un destino. E’ da escludersi anche l’ipotesi del rimpatrio, che prevede l’ufficializzazione degli accordi bilaterali fra gli Stati, il mittente e l’accogliente. Se il Paese d’origine non sigla un accordo con l’Italia, ogni ospite una volta rimpatriato- a spese del Governo italiano- ha la facoltà di tornare”.

Palazzo Chigi, sede del governo nazionale

Il nodo si palesa allora nella considerazione della straordinarietà dei flussi migratori, che aprono alla gestione emergenziale e fomentano il malaffare.

“In Italia il vero nodo irrisolto resiste da 15 anni e insiste nella previsione dei flussi di ingresso. Il Decreto Flussi- l’ingresso regolare annuale- è fermo al 2003, da quando è stato introdotto il reato di clandestinità, e l’Italia è stata considerata la meta di rumeni e donne dell’est. Constatato che il Decreto Flussi di quell’anno licenziò una previsione di 30mila ingressi ma furono registrati 180 mila, fu prevista la sanatoria, anche in considerazione del fatto che la forza lavoro impiegata risultò straniera dell’11%”.

L’ingresso di rumeni e slavi non fu gestito attraverso i centri di accoglienza, ma si verificò un assorbimento dei flussi all’interno della trama sociale ed economica. Basti pensare all’esercito delle badanti dell’est che colmarono una grande lacuna del welfare italiano.

“L’emergenza del nord Africa del 2011 invece non è stata considerata un’ondata migratoria ordinaria, nè il Decreto Flussi ha modificato gli ingressi previsti. Tutto quello che poteva essere considerato ordinario è stato trasformato in straordinario e soggetto alle maglie dell’emergenza”.

Il manifesto politico della Rete del Welcome si occupa dunque di ristabilire un equilibrio politico.

“Il dibattito oggi vede contrapposti i fronti dei razzisti contro gli antirazzisti, ma non è così. Noi vogliamo proporre un nuovo distinguo: accoglienti e non accoglienti. IL valore dell’accoglienza è molto diffuso e radicato, ma la pratica può essere diversa. L’accoglienza è innanzitutto un valore: se pensiamo che 130mila persone saranno destinate ai Cas e solo 38mila agli Sprar allora il rapporto fra l’emergenza e l’ordinarietà sarà di 1 a 10, e avremmo potuto cantare vittoria solo se fosse stato il contrario”.

Cosa propone allora la Rete dei Piccoli Comuni del Welcome?

“Accoglienza e migrazione si devono riferire sempre allo sviluppo locale. I proprietari dei vigneti e degli uliveti hanno cerato manodopera negli Sprar per lavorare la terra. Già a Trento nell’areale del Barolo le cooperative hanno contattato i centri di accoglienza per reclutare operai. Nelle aree interne della Campania e di tutto l’Appennino lo spopolamento la fa da padrone e abbiamo bisogno di braccia per recuperare la produttività della terra e la sostenibilità ambientale. Migrazione significa aprire allo sviluppo locale e non assistenzialismo”.

Alimentando l’autosostenibilità si offre anche la possibilità ai giovani del posto di restare e sperimentare progetti innovativi.

“Grazie ai migranti è possibile costruire un ingranaggio complesso di braccia e menti che possono portare sviluppo e crescita, a tutti i livelli. Arginare lo spopolamento e consentire loro di trovare un posto nel mondo. E’ questa la cooperazione di comunità: la gestione dell’intera catena delle piccole economie locali e l’integrazione di quanti arrivano da fuori ad alimentare le nostre terre e ad ampliare le nostre comunità”.

Il logo della associazione “Il Sale della terra”

SALE DELLA TERRA | www.consorziosaledellaterra.it


IL MODELLO DI ACCOGLIENZA RACCONTATO DALLA TESTATA VITA.IT


APPROFONDIMENTO  La presentazione

Il Consorzio “Sale della Terra”

La produzione Sale della Terra più che un’organizzazione aziendale è un organismo vivente in continuo movimento e crescita, una crescita che è più orizzontale che verticale. La nostra linea produttiva può davvero arricchirsi di nuove forme e nuove materie all’improvviso, in base alla “fortuna” di un incontro o ad una nuova frontiera di coesione sociale da raggiungere. Ma è difficile anche perché se Pablo Neruda riuscì in una poesia a trasferire al lettore la vita straordinaria di un pomodoro (“Astro della terra”) noi vorremmo parlare al consumatore della poesia che vi è dietro la semina e la raccolta, la scelta delle terre incolte, l’incontro con i ragazzi venuti da mondi lontani e da mondi vicini, tutte le loro attese di giustizia e i sogni e le speranze di pace che si celano in un fagiolino, in un piede di insalata, in un peperone piccolo e verde, in un oggetto di legno che ha preso vita dalle vite fragili di ragazzi disabili e dal legno di un bosco dimenticato della nostra terra. Il Consorzio Sale della Terra è l’insieme di progetti di vita e di speranze di cambiamento di un popolo che oggi è di oltre 500 persone, unite tra agio e disagio dal desiderio di migliorare il mondo e che hanno trovato il loro sogno qui, proprio in quei “piccoli Comuni” e in quelle aree interne da cui la gente emigra, in cui la gente invecchia, in cui qualcuno vorrebbe spingerci a chiuderci e abbrutirci.

Con la vendita dei nostri prodotti abbiamo il sogno di aumentare le persone occupate e di ripopolare terre dimenticate dalla globalizzazione, vogliamo creare una nuova alleanza, con i consumatori finali e gli altri acquirenti, per diventare tutti più cittadini dell’economia civile e meno sudditi dei meccanismi mondiali della disuguaglianza finanziaria.

Siamo 15 cooperative sociali, agricole, delle energie rinnovabili.

Siamo il Sale della Terra.

Non comprateci, scegliete il vostro prodotto e partecipate al cambiamento.

Siate anche voi il Sale di questa Terra.