Irpinia, Terra di paesaggi e passaggi. Terra d’incontro tra popoli attoniti di fronte alla sua bellezza. Terra fiera, dalle radici profonde, millenarie, che dalla storia traggono linfa per guardare lontano. Guardare ai due mari divisi e congiunti dal verde delle sue imponenti montagne, dalla trasparenza delle sue acque cristalline, sorgenti di vita per sé e per popoli lontani. L’Irpinia, Sempre pronta a condividere e ad accogliere il talento creativo che qui, trascinato dal vento delle eccellenze e cullato dalla quiete e dai silenzi, trova una placida dimora.

L’innovazione, il genio, la creatività e l’estro manifatturiero si miscelano in menti visionarie che con coraggio fanno impresa. In una cornice naturale vergine d’inaspettata bellezza, continua incessantemente a essere madre di vita e accarezzare visitatori e viandanti a cui dona raffinati sapori e profumi. L’energia di questo territorio è nella tradizione e nell’artigianato, radicata nei solchi di mani maestre che fanno da guida a sguardi giovani in aspirazioni future.

IL TERRITORIO. “Il viaggio in Irpinia è un invito multisensoriale: guardare, gustare, toccare, sentire, i numerosi inviti che questa terra e la sua gente fa. L’idea di quella esperienza autentica di viaggio che l’Irpinia sa offrire è sostenuta dalla passione per questa terra dalle inesplorate risorse”.

Un luogo tra i due mari, l’Irpinia, piena di intriganti paesaggi appesi agli Appennini, boschi fino agli 800 metri di altitudine, vigneti e frutteti lungo le colline dei fiumi Calore e Sabato, cereali e foraggi lungo le vallati del fiume Ofanto, in Alta Irpinia, nella Baronia e nell’Arianese. Queste variegate colture e la presenza diffusa di sorgenti, caratterizzano un paesaggio che assume colori pittoreschi al variare delle stagioni.

ACQUA. I corsi d’acqua, come memoria del lavoro, dei canti delle lavandaie, del richiamo del mugnaio che governava i maiali, al raglio degli asini lungo la salita, ai canti dei mietitori che riecheggiavano dalle colline intorno, tutto era vita, che al calar della sera, all’improvviso, si addormentava, solo i canti dei grilli e delle rane accompagnavano i passi della luna.

L’Irpinia possiede le falde acquifere più ricche ed estese di tutto il sud Italia; la riserva più considerevole è certamente quella dei Monti Picentini; ne sono una prova il Calore Irpino ed il Sele, che hanno portate perenni ed abbondanti.

LE CITTA’ SEPOLTE. Qua e là riaffiorano di tanto in tanto frammenti di cocci, di tegole, di pezzi di un passato ed è subito un tornare indietro nel tempo al viaggio degli antichi, lungo l’Appia, la Domizia, la Traiana, l’Aurelia Eclanensis, l’Erculea la Herdonias, dove carri, eserciti, pellegrini transitavano verso l’oriente. Ci vengono incontro città come: Abella, Abellinum, Aeclanum, Romulea, Compsa, Aequum Tuticum e luoghi evocativi come: la valle d’Ansanto, Malvizza, Madonna delle Grazie, Fioccaglie, resti di ville rustiche, distribuite su tutto il territorio. La storia di secoli negata alla vista, sepolta ma non per sempre, espressione delle radici di un popolo.

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE. L’archeologia del lavoro si sviluppa principalmente lungo i corsi d’acqua, energia vitale per muovere le macchine e per trasformare i prodotti. I mulini ad acqua con le variegate tipologie, diffusi su tutto il territorio irpino, costituiscono il primo esempio di archeologia del lavoro. Le fornaci per la produzione di manufatti in argilla, erano presenti sin dal periodo romano a Villamaina, Altavilla, Solofra, Ariano, a cui si sono aggiunte altre databili a inizio settecento, come a Calitri, Paternopoli e Montecalvo, rimaste in esercizio fino agli anni settanta; le carcare per la produzione di calce, le ramiere e le distillerie. L’esempio più importante di archeologia industriale, sono le miniere di zolfo di Tufo ed Altavilla, lungo il fiume Sabato. Si cominciò l’estrazione dei giacimenti dello zolfo nel 1868, con la realizzazione di forni, mulini e officine e di un sistema di gallerie per l’estrazione che si estendevano per oltre trenta chilometri, con una profondità compresa tra 400 e 500 metri. Si raggiunge la produzione annua di 4000mila quintali di zolfo, con una presenza di occupati di oltre 300 persone tra uomini e donne.

I CASTELLI E LE FORTIFICAZIONI. Arrivano i barbari. Si cerca un posto al sicura, in alto, sempre più in alto e soprattutto inaccessibile. Ed è lì che sorgono i castelli e le fortificazioni d’Irpinia. Come uno sciame si susseguono in tutta la provincia, con tipologie variegate, con elementi difensivi e muri di cinta, saccheggiati, trasformati ed infine utilizzati come dimore della borghesia del luogo.

I LUOGHI DEL CULTO. Le chiese, i conventi, gli altari, i dipinti e le statue lignee, raccontano il mondo irpino della fede nei secoli, santi misconosciuti, quasi ormai dimenticati. San Canio, San Erberto, Santa Felicita, retaggio di un territorio lontano e arcaico. Ogni paese anche il più piccolo aveva non meno di dieci chiese, nel proprio territorio, ad ognuno il proprio santo, alcuni con tanti fedeli e devoti come per i santuari di San Gerardo a Materdomini e di Mamma Schiavona a Montevergine. Lo scenario della fede in Irpinia è caratterizzato dal succedersi di culture, che si sono intrecciate, sovrapposte, sedimentate e variamente rinnovate.

I BORGHI. Pietra su pietra, nel tempo i borghi irpini si sono quasi auto costruiti, trasformati e adattati a seguito delle nuove esigenze abitative e agli eventi calamitosi che nei secoli periodicamente li hanno colpiti. Aggregazioni urbane nate intorno alle emergenze architettoniche sia esse castelli o chiese, realizzando sistemi viari radiocentrici, a fuso o a scacchiera. Le tipologie costruttive utilizzate per la parte più antica dei borghi sono in muratura in pietra calcarea. Essa recuperata in sito, lavorata da abili scalpellini, veniva utilizzata per realizzare, scale portici, archi, portali, angolari, pavimentazioni. La ricercatezza delle lavorazioni dei motivi decorativi ne costituisce ancor oggi esempio caratterizzante e identificativo di un territorio. 

 

I MONTI Il Terminio Cervialto. ll Terminio con i suoi 1806 mt., la stazione sciistica del Laceno, le vette dei Monti Picentini, i borghi di Nusco e Bagnoli Irpino, Montemarano con la sua tarantella e poi il Santuario di San Gerardo Maiella, i prodotti della terra: il tartufo di Bagnoli Irpino, la Castagna di Montella IGP, il vino Taurasi DOCG. 

Verde, la tavolozza dei colori in Irpinia qui si gioca sfumature innumerevoli, combinate ai colori delle vette, ai pianori ed ai suoni, quello pieno del silenzio, accompagnato armoniosamente dallo scampanellio dei greggi, dai passi dei boari.

L’Irpinia d’oriente, qui il viaggio si fa in silenzio tra i borghi di Calitri, Monteverde, Morra de Sanctis, Bisaccia, Rocca San Felice, Aquilonia, tra musei, castelli e paesaggi. Spiritualità ed ascetismo, musei e borghi, storie di letterati, antichi culti pagani, laghi, paesaggi, correnti ascenzionali per voli liberi, mani che lavorano, intrecci emozionali di una terra vera, viva.

L’ALTA IRPINIA.

Qui il viaggio si fa in silenzio nei Musei: a Bisaccia, sulle orme degli Irpini, a Calitri, terra di ceramiche, ad Aquilonia per vivere e respirare la vita della civiltà contadina. 

In silenzio, tra le pietre di Compsa e Carbonara, nell’Abbazia del Goleto, tra castelli medioevali, nella Valle d’Ansanto alla scoperta della dea Mefite. 

Distesi sui campi di grano, intenti a “rapire” il volo di un rapace, immersi nelle acque termali, coinvolti in rivisitazione storiche, appagati dalla buona cucina, sorpresi dall’accoglienza che questa terra e le sue genti sa offrire.

ENOGASTRONOMIA. L’Irpinia è terra di grande sapienza e cultura gastronomica. La tavola Irpina conquista palati esigenti, raffinati ma con gusti semplici, frutti della terra che la sua gente avvezza alla fatica dei campi e della stalla, da tempo coltiva, nutre e lavora.

Una sosta, un soggiorno in Irpinia sono una esperienza unica, un viaggio multisensoriale alla ricerca delle sensazioni vere che i prodotti della terra sanno offrire.
E’ un goloso invito a sedersi con i ritmi di chi non vuol mangiare ma assaporare, provare i tanti sapori, i gusti che fanno la tipicità tutta irpina di formaggi, vini, pani, frutta.

Alcuni prodotti tipici Irpini: Per non parlare della gastronomia locale, i suoi salumi tipici, i suoi formaggi come il Caciocavallo Podolico e il Carmasciano, i vigneti di uve Aglianico e Fiano di Avellino,  la pasta prodotta con cereali dell’Alta Irpinia, i dolci tipici locali come le Vescottelle Avellinesi.  Davvero una terra di infinite ricchezze! Apprezzata, amata e conosciuta nel mondo per le sue prelibatezze, i suoi profumi, per la sua musica.

  • I vini tipici dell’Irpinia;
  • Castagne e Noci della terra Irpina;
  • I salumi ed i Formaggi;
  • Funghi porcini;
  • Olio Ravece;
  • Ramata Montoro,
  • Aglio Ufita;
  • Miele;
  • Rosmarino Calabritto

“Il grande sogno della mia vita è sempre stato quello di lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano”