Zanotelli: l’Irpinia difenda l’acqua dalle speculazioni private

E' il messaggio che il missionario comboniano, da sempre in prima linea sulle questioni sociali ed ambientali, ha lanciato a cittadini e rappresentanti delle istituzioni, alla vigilia dell’assemblea dell’Alto Calore, che deciderà il futuro dell’azienda e della gestione idrica in provincia di Avellino.

«L’Irpinia è una terra ricca di un bene prezioso come l’acqua. I cittadini ed i rappresentanti delle istituzioni dovrebbero proteggerlo, insieme alle bellezze paesaggistiche e all’ambiente. La privatizzazione del servizio idrico darebbe il via alla speculazione». E’ il messaggio di padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, da sempre in prima linea sulle questioni sociali ed ambientali, lanciato alla vigilia dell’assemblea dell’Alto Calore, che deciderà il futuro dell’azienda e della gestione idrica.

Sono molti anni che si interessa attivamente della campagna per l’acqua pubblica. Qual è la situazione?

«Dal referendum ad oggi sono trascorsi 7 anni. Tutti i governi che si sono succeduti hanno portato avanti la politica delle privatizzazioni. La posizione più distante dall’acqua pubblica è stata quella di Renzi, che ha fortemente agevolato le 4 grandi multiutility italiane. In definitiva, la politica ha tradito gli Italiani, disattendendo il mandato ricevuto, dimostrandosi esecutori degli interessi delle banche, il cui obiettivo è che gli investitori privati portino avanti i loro affari. La gestione dell’acqua, infatti, è ormai la vera grande speculazione privata».

Perché le risorse idriche fanno gola alle multinazionali?

«Perché è un bene prezioso, indispensabile ed esauribile. Chi ne dispone può imporre il mercato, altrimenti si può letteralmente morire di sete. Ecco perché in Italia e in molti Paesi del mondo la mobilitazione per l’acqua pubblica è diventata una battaglia popolare. Il popolo italiano si è espresso con chiarezza: 26 milioni di cittadini hanno votato per l’acqua pubblica. Dalle istituzioni però sono arrivate poche risposte positive. Siamo, comunque, andati avanti, nonostante le difficoltà. Abbiamo presentato una proposta di legge popolare, per la quale abbiamo raccolto 400 mila firme. Adesso è al vaglio della commissione Ambiente della Camera dei deputati».

In Campania è in atto la riorganizzazione del servizio idrico e degli enti d’ambito. Che ne pensa?

«Non mi sembra affatto che si sia voluto dare una risposta alle richieste dei cittadini e lavorato in favore delle comunità. La legge regionale numero 15 del dicembre 2015, con la quale si è istituito l’Eic, l’Ente idrico campano, una sorta di “cupola” nella quale si assumono le decisioni, toglie potere ai sindaci e ai territori, centralizzando i processi decisionali. Quando la norma è stata approvata abbiamo, per protesta, occupato pacificamente l’aula consiliare. Soltanto Napoli ha optato per una gestione pubblica, passando dalla Arin spa all’azienda speciale Abc, Acqua bene comune. Credo sia l’unico caso di grande città che in questi anni abbia perseguito una scelta simile».

In Irpinia si torna a parlare del futuro dell’azienda pubblica, l’Alto Calore, e torna ad affacciarsi l’ipotesi di una compartecipazione dei privati. Un tema sul quale è quasi calato il silenzio. Ai sindaci si chiede di ricapitalizzare la società per salvarla dal fallimento, ma dietro l’angolo potrebbe esserci l’inattesa sorpresa.  

«E’ un momento importante per i sindaci, spesso posti di fronte a scelte che vengono presentate come obbligate. Ma occorrono coraggio e lungimiranza. E’ evidente che qui si giochi una partita importante, nella quale si affacciano gli interessi di grandi aziende private, che vanno in una direzione diversa da quelli dei cittadini. La provincia di Avellino è un territorio naturalisticamente bello e prezioso, che ha la fortuna di custodire un patrimonio idrico immenso, che andrebbe salvaguardato, ma sembra che vi sia indifferenza da parte delle istituzioni e degli stessi cittadini. Voglio quindi lanciare una provocazione, provare a scuotere la coscienza delle persone».

Faccia pure…

«Svegliatevi da questo torpore. E’ necessario che diventiate protagonisti delle scelte che riguardano da vicino voi ed i vostri territori. Purtroppo in Irpinia e nel Sannio riscontro un certo annichilimento su questo e su altri temi. Probabilmente c’è stata un’assuefazione. Ci si è abituati alle decisioni calate dall’alto, alla costruzione di un consenso silenzioso, all’idea del favore. Ma bisogna farsi carico di scelte che ricadranno anche sul futuro, sulle prossime generazioni».

Come bisognerebbe intervenire?

«Già da alcuni anni i comitati per l’acqua pubblica hanno evidenziato la necessità di trasformare l’Alto Calore da società per azioni in azienda speciale, l’unico strumento che realmente garantisce una gestione pubblicistica ed i diritti del territorio. Va aperta, inoltre, una grande vertenza territoriale per la salvaguardia della risorsa idrica, che rischia di essere sprecata e depauperata, e dell’ambiente. Mi risulta che i sindaci delle aree interne siano nuovamente sottoposti ad un’altra pressione, quella delle trivellazioni, così come è già successo in Basilicata, con rischi forti di devastazione del territorio, danni alle attività agricole e nessun beneficio economico per la popolazione. La gente deve capire che ha tra le mani un tesoro, che va custodito».