Vesuvio e Campi Flegrei, Dobran: «Si ignora il rischio in Campania. Sicurezza in 5 mosse»

A Napoli la Conferenza Internazionale sulla sostenibilità e resilienza nella zona rossa. Lo studioso italo americano, massimo esperto del Vesuvio e i Campi Flegrei indica una mappa in cinque azioni per mettere in sicurezza il territorio e gli abitanti. Domani incontro con le scuole al Maschio Angioino

Flavio Dobran, ingegnere termo-fluidodinamico tra i più importanti studiosi del Vesuvio e dei Campi Flegrei, ha presentato a Napoli il suo Vesuvius -Campi Flegrei Pentalogue, per un territorio sicuro, ovvero le cinque azioni per rendere resiliente il territorio napoletano e flegreo. “Bisogna rendere obbligatorio in tutte le scuole della Campania un Programma di Educazione alla Sicurezza per il Rischio Vulcanico” ha affermato questa mattina davanti ad una platea di studiosi. “Sto lavorando all’individuazione delle aree di resilienza e sostenibilità. Con questo progetto che sto sviluppando con studi scientifici, sono a disposizione delle istituzioni nazionali, regionali e comunali. Bisogna ridefinire le zone pericolose intorno al Somma – Vesuvio e Campi Flegrei in aree di esclusione, resilienza e sostenibilità”.

Nella giornata di domani 30 Novembre, la sala dei baroni del Maschio Angioino ospiterà le scuole dalle zone rosse dei Vulcani, per uno storico confronto con gli scienziati. Sarà interessante ascoltare esperienze e testimonianze sul come gli studenti percepiscano il rischio ambientale.

Il Vesuvio in una suggestiva immagine dal mare

LE AZIONI. “Collocare parte della popolazione delle zone pericolose in insediamenti temporanei, localizzati in aree vicine al loro territorio di origine,non lontane e limitatamente  alla durata della crisi vulcanica; Ridefinire le zone pericolose intorno al Somma – Vesuvio e Campi Flegrei  stabilendo un nucleo di esclusione, una zona nella quale siano proibiti tutti gli insediamenti futuri e si scoraggi la permanenza. Stabilire una cintura  di resilienza nella quale possa essere insediata una parte della popolazione. In questa area resiliente tutte le costruzioni devono essere conformi a specifiche norme di costruzioni basate su scenari massimi per il Vesuvio e per i Campi Flegrei. Oltre questa cintura di resilienza bisogna individuare un’area di sostenibilità con insediamenti temporanei per alcuni che risiedono nell’area resiliente. Per i Campi Flegrei bisognerebbe definire il nucleo di esclusione, l’area resiliente, le aree di sostenibilità per entrambi le eruzioni pliniane e super – pliniane”.



Impronte di fuggitivi nelle ceneri dell’eruzione detta delle «pomici di Avellino» (datata tra il 1880 e il 1680 a.C.) | Wikipedia

Il ricercatore italo-americano ha illustrato le ‘mosse’ per rendere il territorio napoletano e flegreo resiliente e sostenibile. Secondo Dobran “bisogna attivare ulteriori studi, ricerche, e progetti multidisciplinari mediante la cooperazione  tra scienziati italiani e stranieri, rappresentanze istituzionali e la stessa comunità esposta al rischio. Bisognerebbe prevedere l’obbligo di educazione al rischio vulcanico in tutte le scuole della Campania – ha proseguito-  per favorire una radicale campagna di prevenzione e di informazione. Dunque realizzare in tutte le scuole un Programma di Educazione alla Sicurezza per il Rischio Vulcanico.

IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI SECONDO DOBRAN. Le Autorità politiche e la comunità scientifica dovrebbero sottoscrivere un Memorandum di intesa che stabilisca una fattiva collaborazione tra le parti. Inoltre prevedere anche incontri diretti e periodici con la popolazione e dare alla gente la possibilità di accedere direttamente a tutte le informazioni attinenti la prevenzione. Dunque necessaria una riorganizzazione dell’area napoletana per fare in modo che le future eruzioni producano solo conseguenze socio – economiche minime”. Lo studioso sta lavorando all’individuazione delle aree di pericolosità sia per quanto riguarda il Vesuvio sia per i Campi Flegrei. “Un continuo e stretto rapporto di convivenza della popolazione con il vulcano dovrebbe essere l’elemento culturale cruciale da perseguire, in quanto possibile, unitamente ad un’ampia riduzione del rischio; questo obiettivo può essere raggiunto attraverso una conoscenza molto più accurata di vari fattori: pericolosità vulcanica (terremoti, prodotti di caduta dalla nube vulcanica flussi piroclastici, bombe e proiettili vulcanici, colate di fango); della vulnerabilità delle abitazioni dei sistemi infrastrutturali, del patrimonio culturale. Poi attraverso la conoscenza del valore esposto con particolare riguardo alla popolazione, agli edifici strategici, alle scuole, ai centri storici” continua.

Zona rossa del Vesuvio

L’INCONTRO CON GLI STUDENTI. Anche perché non si perda quella che è l’identità vera del territorio napoletano e flegreo. Ecco che abbiamo voluto coinvolgere fortemente le scuole proprio della zona rossa che Venerdì con i loro studenti ed insegnanti incontreranno Flavio Dobran  e tutti i ricercatori italiani, brasiliani, spagnoli e da altre parti del mondo che stanno partecipando alla Conferenza di Napoli sulla sostenibilità e la resilienza. Le scuole arriveranno numerose, Venerdì mattina, alle ore 10, alla Sala dei Baroni di Napoli. Da una parte i ricercatori racconteranno ai ragazzi il Vesuvio ed  i Campi Flegrei, dall’atra i ragazzi rivolgeranno domande ma illustreranno anche i progetti didattici ai quali hanno lavorato”.