Michelangelo Ciarcia, presidente dell'Alto Calore Servizi spa

Saranno i sindaci a deciderlo alla fine del mese, ma l’Amministratore Unico dell’Alto Calore Servizi spa, Michelangelo Ciarcia è già pronto a collocare sul mercato circa un terzo del capitale sociale della società. Dal 2019 l’Alto Calore potrebbe diventare una società mista pubblico privata. Lo ha detto nell’audizione promossa dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, dove è intervenuto per pronunciarsi sui disegni di legge in itinere a proposito del riassetto normativo nazionale in materia idrica. La Commissione Ambiente sta ascoltando i gestori territoriali “nell’ambito dell’esame in sede referente delle proposte di legge, recanti “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrato delle acque”.

La sede storica dell’Alto Calore spa, un tempo Consorzio Interprovinciale

Michelangelo Ciarcia ha rappresentato, leggendo una relazione scritta, la situazione della azienda di corso Europa, ripercorrendo brevemente per passaggi essenziali la storia dell’ex Consorzio Interprovinciale Alto Calore dal 1935, spiegando che nella terra delle sorgenti Acs spa sconta gravissimi problemi di approvvigionamento per l’alta percentuale di trasferimenti della risorsa raccolta alle fonti oltre i confini dell’ambito irpino-sannita verso Napoli e la Puglia. Ciarcia ha sottolineato la necessità di intervenire su un acquedotto inefficiente per il 60 per cento delle perdite, ringraziando la attenzione della Regione Campania, che in questi mesi ha trasformato in interventi programmati mirati per 60 milioni nel triennio quelle che negli ultimi anni sono state operazioni tampone. Ha spiegato che l’alto tasso di emungimenti dai pozzi, dovuta alla mancanza di acqua sorgentizia quasi totalmente prelevata da Puglia e area metropolitana di Napoli, impone una bolletta energetica salatissima ad una spa, già gravata dal peso di un indebitamento frutto dell’alta morosità e degli oneri manutentivi altissimi, che le reti colabrodo e l’impiantistica obsoleta impongono.

RICAPITALIZZAZIONE O PRIVATIZZAZIONE PARZIALE. Incalzato dalle relazioni dei deputati dell’M5s, Generoso Maraia, e del Pd Umberto Del Basso De Caro, in polemica sul possibile ruolo di Gesesa e dell’Acquedotto Pugliese nello scenario di una possibile sinergia con l’Alto Calore per la gestione dell’ambito ottimale, Michelangelo Ciarcia ha spiegato con chiarezza e puntualità quello che accadrà di qui alla fine dell’anno. Per rimettere in linea i conti dell’azienda i Comuni azionisti dovranno ripianare un debito calcolato in 50 milioni di euro. La strategia concordata con la Regione Campania, che ha assicurato un investimento di 60 milioni per rendere efficienti le reti e gli impianti nei suoi punti maggiormente critici, consentirà di abbattere le perdite idriche e ridurre i costosi interventi manutentivi, alleggerendo la spesa e migliorando la performance finanziaria della società idrica. In questo modo, i 50 milioni della ricapitalizzazione, il piano di contrasto alle morosità e all’evasione tariffaria, la riduzione sensibile dei costi manutentivi, riporteranno i conti in equilibrio permettendo di riassorbire l’esposizione debitoria. In questo quadro, i 50 milioni di apporti dei soci sono imprescindibili. Ciarcia capisce che ci sono Comuni non in grado di procedere. Quindi, la parte mancante dovrà essere reperita in un altro modo, ricorrendo al mercato. Ciarcia ha quindi annunciato che l’azienda già pronta a questa evenienza, con una gara pubblica per la vendita delle azioni.

UN TERZO DEL CAPITALE SUL MERCATO, OPZIONE SEMPRE PIÙ PROBABILE. Avendo incontrato tutti i 126 sindaci, come ha riferito alla Commissione, Ciarcia stima già in quanti potrebbero non sottoscrivere l’aumento di capitale. Per questo lo studio realizzato dallo Studio Pozzoli di Firenze calcola in un terzo del capitale la parte di azioni oggi collocabili sul mercato al miglior offerente. Lo stesso Studio sta già realizzando una valutazione patrimoniale, mettendo a disposizione della Azienda, quindi dei soci in sede di Assemblea, del mercato in sede di bando pubblico, un’offerta attendibile e verificabile dagli analisti indipendenti. Insomma, la macchina è già partita. Rispondendo a Maraia e Del Basso De Caro intervenuti sulla questione, Ciarcia ha chiarito che non sarà l’Alto Calore a decidere chi entrerà nella società, ma la gara pubblica ad evidenza europea a stabilirlo, premiando l’offerta globalmente più vantaggiosa. Ai Sindaci l’amministratore dell’Alto Calore illustrerà la situazione in questi termini. Una volta ricapitalizzata la società, ha spiegato Ciarcia ai commissari presenti, l’azienda sarà nelle condizioni di raccogliere la responsabilità dell’affidamento del servizio integrato, nelle forme e nella misura che verranno stabilite dall’Ente Idrico Campano, autorità che oggi ha la piena titolarità sulle sorgenti, sull’affidamento del SII e sulla pianificazione strategica in materia di tutela e valorizzazione della risorsa idrica.


IL LINK | L’AUDIZIONE DELL’ALTO CALORE A MONTECITORIO NELLA COMMISSIONE AMBIENTE

Il deputato sannita del Pd, Umberto Del Basso De Caro

GESESA O ACQUEDOTTO PUGLIESE, DILEMMA PER DE CARO E MARAIA. Negli interventi di Del Basso De Caro e di Maraia è venuta fuori una diversa posizione circa i soggetti che potrebbero intervenire nella gestione del servizio idrico integrato. Se per il deputato del Pd sannita la Gesesa, partecipata al 40 per cento dal Comune di Benevento e per il 60 per cento dalla Acea, guidata dal Comune di Roma all’interno di una assemblea con altri azionisti privati importanti, a cominciare dal Gruppo Caltagirone, è proprio questa società il partner giusto per stabilizzare il servizio nell’interesse dei cittadini, Maraia ha spezzato una lancia a favore dell’Acquedotto Pugliese. «La Puglia non può soltanto prendere acqua dall’Irpinia, ma deve anche dare risorse finanziarie: chiederemo  l’impegno diretto dell’azionista pubblico totalitario di Bari», ha spiegato.

L’on. Generoso Maraia durante la diretta Facebook davanti ai cancelli della IIA di Flumeri

L’AUDIZIONE. La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame in sede referente delle proposte di legge, recanti Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque, ha svolto l’audizione informale di rappresentanti Alto Calore Servizi Spa, in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque presso la VIII Commissione della Camera dei Deputati. Il primo a prendere la parola è stato l’Ad di Alto Calore, Michelangelo Ciarcia, in carica dal 30 luglio scorso. La società gestisce gestisce la captazione, gestione e adduzione del servizio idrico integrato su 126 comuni fra Avellino e Benevento, 450mila abitanti e 214mila utenze.

LE FONTI DELL’ALTO CALORE. L’estensione territoriale di riferimento è pari a 2mila e 400 Kmq, e in alcuni comuni ofre anche il servizio fognario e di depurazione. I Soci sono suddivisi in 95 comuni della provincia di Avellino, 35 di Benevento e l’amministrazione provinciale di Avellino. Le sorgenti gestite in provincia di Avellino sono 52, con una portata complessiva di mille e 252 litri al secondo, e 42 sorgenti del beneventano con una portata di 115 litri al secondo. A questo bisogna aggiungere 95 pozzi da 700 litri al secondo. I maggiori gruppi sorgentizi sono: Cassano Irpino, la sorgente Alta del Calore, Baiardo e Sorbo Serpico. In aggiunta ai pozzi di Volturara, Fontana dell’Olmo, Pizzo -nel beneventano- e le Grotte di Sorgenza a Pontelandolfo. La portata complessiva disponibile alla fonte è di 2,1 metri cubi al secondo. Oltre 12mila litri al secondo finiscono invece tra Puglia e Napoli.