Alto Calore, Ciarcia: la ricapitalizzazione apre nuovi scenari. Summit ad Avellino con l’Eic

DOMANI ALLA PROVINCIA ENTE IDRICO CAMPANO E REGIONE. Entro la fine del mese sarà convocata l'assemblea dei soci dell'azienda idrica, che dovranno esprimersi sull'aumento di capitale. In caso di via libera, si prospettano almeno tre opzioni per l'affidamento, con il coinvolgimento di altri operatori.

Michelangelo Ciarcia, amministratore unico dell'Alto Calore Servizi, gestore idrico in Irpinia e gran parte del Sannio

«La ricapitalizzazione dell’Alto Calore è un passaggio obbligato per il rilancio dell’azienda idrica e preliminare ad ogni ipotesi gestionale». Il presidente dell’Acs, Michelangelo Ciarcia, non ha dubbi sulla strategia da seguire, ma dovrà fare i conti con le difficoltà economiche dei Comuni soci. Spetterà, comunque, ai sindaci dire l’ultima parola, nell’assemblea che sarà convocata entro la fine del mese.

Presidente, è riuscito a convincere gli azionisti dell’Acs?

«Spero proprio di sì. Se vogliamo salvare la società dal fallimento e cercare di aprire una fase nuova, va raggiunto l’obiettivo della ricapitalizzazione. Soltanto immettendo nuove risorse sarà possibile andare avanti. Ho provato a spiegare la situazione ai sindaci e al neopresidente della Provincia, Biancardi, illustrando le prospettive. Se non dovesse passare il provvedimento non ci sarà futuro. Bisognerà portare i libri in Tribunale, perché con i debiti consolidati, che l’Acs ha accumulato negli anni, ormai è diventato difficile, se non impossibile, affrontare ogni altro impegno. Le banche non concederebbero più crediti ed i fornitori ci aggredirebbero».

C’è chi sostiene che per molti Comuni sarebbe un impegno economico non facile da sostenere. Cosa risponde?

«Non penso sia così. Nonostante la precaria situazione finanziaria che si trovano a vivere la maggior parte degli enti locali, ritengo che si tratti di un onere sostenibile. Inoltre non vi sono alternative ed un eventuale default dell’Acs avrebbe conseguenze sicuramente peggiori. Proprio per venire incontro alle esigenze dei Comuni, infatti, abbiamo definito un percorso a tappe. L’approvazione dell’aumento di capitale per i soci non comporterebbe un impegno di spesa nell’immediato, ma a valersi sul bilancio preventivo 2019. Ci sarà, quindi, un intero anno per gestire adeguatamente la copertura, considerato anche che il versamento sarà rateizzato. L’azienda però vedrà subito i benefici del provvedimento».

Se, dunque, arrivasse il via libera, quali scenari si aprirebbero?

«La principale partita ovviamente è l’affidamento del servizio. Andrà quindi definita la modalità gestionale. Mi sembra di poter dire che le ipotesi in campo sono tre: andare avanti da soli, puntare ad una aggregazione più ampia o cedere una parte delle quote sociali ad un’altra società, mantenendo comunque la maggioranza e la titolarità dell’affidamento. Gli eventuali partner in teoria potrebbero essere sia soggetti pubblici, che misti o privati. Le forme di collaborazione possono essere le più diversificate. Andranno effettuate le valutazioni. A decidere sarà l’assemblea».

Ci sono già degli interlocutori interessati?

«No, al momento non ci sono contatti, né abbiamo riscontrato interesse da parte di altri operatori. Ma è un fatto assolutamente scontato. La nostra condizione di fragilità e precarietà rende inopportuna ed inutile ogni esplorazione. Va detto, comunque, che nel caso in cui si optasse per il piano C, la norma prevede che si espleti una gara a doppio oggetto – per la scelta del socio e per l’affidamento del servizio – e che il servizio da affidare sia ben determinato, sia come ambito che come tempistica».

Intanto, la Regione ha garantito i finanziamenti per l’avvio dei lavori di ammodernamento della rete acquedottistica.

«Sì, dovrà partire la prima tranche di fondi per la realizzazione dei progetti presentati dall’azienda per ristrutturare e rendere efficiente la rete. Sono 20 milioni di euro per ogni tranche, per un totale di 60 milioni in tre anni. I dettagli saranno discussi domani, nel corso di una riunione ufficiale con il vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola, il presidente dell’Eic, l’Ente idrico campano, Luca Mascolo, ed il direttore generale dell’Eic, Vincenzo Belgiorno, insieme ai rappresentanti del distretto idrico Calore Irpino, nel quale sono ricomprese le province di Avellino e Benevento».

Un risultato importante.

«Sicuramente. Così renderemo più efficiente la rete, limitando gli sprechi di risorsa idrica. Il che significherà anche maggiori risparmi».

Sul fronte della riduzione della spesa come procede?

«La spesa è ormai compressa al massimo. Tra gli interventi programmati abbiamo inserito anche la sostituzione delle pompe, ormai vecchie, installate presso le fonti di Cassano. Lavori per 6 milioni 300 mila euro, che consentiranno anche un risparmio energetico. Addirittura saremo in grado di produrla, l’energia. Oltre ad altri interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici e sistemi elettrici attivati da altre fonti rinnovabili, rispettose dell’ambiente».