Favorire la sperimentazione di vitigni resistenti a malattie e variazioni climatiche significa limitare il consumo di agenti chimici che nel tempo rendono i terreni sterili, favorire l’evoluzione naturale delle piante e garantire l’eco-sostenibilità delle produzioni e le eccellenze vitivinicole dei territori. “Per evitare che alle viti possa accadere quello che si è verificato con le castagne” come ha spiegato l’esponente di Assoenologi nazionale Roberto Di Meo. Così in attesa di un pronunciamento da parte della regione Campania sul via libera ai vitigni resistenti sperimentali, il dirigente scolastico del De Sanctis mette a disposizione i terreni della scuola come campo di sperimentazione.

La sede dell’Istituto Agrario Francesco De Sanctis di Avellino, immerso nei vigneti che impreziosiscono la Collina dei Cappuccini

“La scuola rappresenta non solo un centro di formazione, ma è un elemento centrale per l’economia del territorio, per questo lavoriamo per favorire la ricerca e l’occupazione dei nostri giovani” ha annunciato Caterini. “Abbiamo il centro di micro-vinificazione per le ricerche e un laboratorio di chimica aperto alle aziende del territorio. A questo possiamo aggiungere il sesto anno del corso di enotecnico, che è un corso di specializzazione e consente di formare professionalità particolarmente richieste dalle cantine: facciamo la nostra parte per trattenere i giovani qui”.

 

Il focus di ieri mattina promosso dall’associazione Mater.ia rappresentata da Valentina Taccone in collaborazione con l’istituto scolastico, ha introdotto i lavori sul tema “Nuovi vitigni docg resistenti alle malattie e ai cambiamenti climatici”, a cui hanno preso parte Cesare Tiberio, espressione di Vivai Cooperativi Rauscedo di Pordenone, Stefano Di Marzo presidente del Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia, Roberto Di Meo, enologo, presidente della sezione Campania dell’Assoenologi, e componente dell’associazione nazionale. Al termine delle relazioni, il delegato provinciale Ais Avellino Annito Abate ha guidato la degustazione tecnica con i vini ottenuti dai vitigni resistenti sperimentali.

Se fino ad ora sono stati utilizzati antidoti chimici per proteggere le piante, con risultati sì soddisfacenti ma che alla lunga comportano l’aridità dei terreni – è altrettanto vero che è stata impedita la selezione naturale. Come ha spiegato Cesare Tiberio, “la lotta si realizza  attraverso le mutazioni, che cedono il passo a nuove varietà, ma con gli agenti chimici questo processo è stato impedito. Abbiamo costretto i patogeni ad evolvere molto rapidamente per sopravvivere, creando ceppi sempre più aggressivi, con un aggravio di costi di coltivazione sempre crescenti, oltre ad un aumento di parassitari”.

L’OBIETTIVO DELLA RICERCA: LIMITARE GLI AGENTI CHIMICI. La viticoltura rappresenta il 3,3 per cento dell’agricoltura europea, ma assorbe il 65 per cento degli antiparassitari. Creare nuovi vitigni resistenti alle malattie e favorire un innesto con quelli autoctoni significa utilizzare al minimo agenti chimici e avere più rispetto per il territorio. Ovvero, vigneti di elevata sostenibilità ambientale e vini più salubri che incrementano il valore delle etichette.

RICERCHE GIÀ ACQUISITE DALLA FRANCIA, CAMPANIA MENO DISPONIBILE . Nonostante questa ‘evoluzione tecnica’ applicata al campo della viticoltura sia acclamata dal parterre scientifico e dai viticoltori, la Regione Campania oppone una certa resistenza, impedendo di fatto – il via libera alle sperimentazione. Le ricerche condotte dall’istituto di genomica di Udine infatti, sono state acquisite dalla Francia, che ha avviato i vitigni resistenti sperimentali con una pianta italiana. “Ma gli altri vanno avanti, mentre la Campania resta indietro” ha puntualizzato Tiberio. “E’ necessario rendere la tradizione più forte, e promuovere il livello qualitativo del prodotto. L’Irpinia e le sue produzioni devono state al passo e impedire che fra qualche anno si debba fronteggiare ad altro”.

GLI ENOLOGICI: «L’IRPINIA È  UN DISTRETTO POTENZIALMENTE LEADER DI INNOVAZIONE IN ITALIA». Negli ultimi 30 anni il comparto della viticoltura in Irpinia ha subito un incremento esponenziale. Fra superficie coltivata, ettari, coltivazioni, specializzazioni e numero di aziende, la viticoltura rappresenta la prima voce del comparto agricolo. Per questa ragione, l’enologo Roberto Di Meo, esponente di Assoenologi nazionale e presidente dell’associazione regionale, ha sottolineato l’apertura di un dialogo con la Regione Campania, per sostenere l’evoluzione della ricerca e il sostegno alla sperimentazione. “È necessario spingere sulla promozione: far capire quello che l’Irpinia offre. L’enoturismo è fondamentale per lo sviluppo dell’economia, e nel comparto agricolo la viticoltura è fondamentale” ha concluso.


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Dal sito della Rauscedo di Pordenone