In Irpinia 80mila senza lavoro, ora aspettano l’assegno

GLI ISCRITTI AGLI ELENCHI PUBBLICI E PRIVATI ATTENDONO LA MISURA. I centri per l'impiego della provincia di Avellino non pronti ad assumere il ruolo di mediazione del mercato del lavoro, e il tessuto imprenditoriale irpino risulta ancora troppo debole per assorbire la mole della forza lavoro in attesa di occupazione. Aspra la critica degli operatori dei Piani di Zona che applicano le misure di contrasto alla povertà

In Irpinia sono in cerca di lavoro 80mila persone accertate. Sono quelli iscritti negli uffici di collocamento pubblici e privati. Ma ci sono anche quelli che un lavoro non lo cercano più. Si parla di altri ventimila. Se dovessero scattare le norme sul Reddito di Cittadinanza come le ha proposte il Governo, ciascuna delle tremila imprese con i requisiti previsti dalla proposta di legge dovrebbe accogliere oltre 26 persone.

LE CIFRE. Sommando il numero degli inoccupati e disoccupati degli uffici di collocamento pubblici e privati emerge che il numero degli iscritti in provincia di Avellino ammonta a circa 80mila persone, in cui si includono gli studenti, ma anche gli stagionali e i lavoratori edili. Un numero che secondo le stime degli addetti ai lavori dei Centri per l’Impiego sarebbe destinato a moltiplicarsi se la finanziaria del Governo dovesse ottenere l’approvazione. In questo momento resta alla finestra circa metà della popolazione irpina, in attesa dell’adozione del provvedimento sul reddito di cittadinanza, che requisiti e limiti di spesa a parte, dovrebbe essere distribuito su una larga fascia della popolazione.

Una vista dall’alto della città di Avellino

CENTRI PER L’IMPIEGO AL PALO. Stando agli annunci dei rappresentanti di Governo, saranno i Centri per l’Impiego a sostenere la strategia di “sussidio economico” e “nuova occupazione” dei richiedenti, ovvero strutture che sono passate al controllo delle Regioni, ma che restano dei contenitori vuoti in attesa di una riforma epocale. Con la liberalizzazione del mercato del lavoro e la nascita delle agenzie di intermediazione, i Centri per l’Impiego hanno visto svuotarsi di funzioni e servizi. Grazie alla possibilità di inoltrare comunicazioni on line, dal 2008 gli uffici hanno perso anche il contatto diretto con le aziende per registrare le comunicazioni obbligatorie, come i trasferimenti, licenziamenti o assunzioni. Ad oggi, come testimoniano i dipendenti, i data base dei pc in dotazione degli uffici non risultano attendibili al 100 per cento, in quanto manca una rete di condivisione delle informazioni a tutto campo. “Andrebbe creata una banca dati uniformata su tutti gli enti, a partire dalla Camera di Commercio, e tutte le associazioni presenti sul territorio, per avere contezza della realtà e costruire un quadro d’insieme esaustivo utile a definire una vera politica di inclusione lavorativa” spiegano dagli sportelli.

CONFIMPRENDITORI: 3MILA AZIENDE IRPINE IN GRADO DI ASSUMERE, MA… Stabilito che i Centri per l’Impiego sono destinati a svolgere una rinnovata funzione di mediatori del mercato del lavoro, per ottimizzare l’incontro fra la domanda e l’offerta, l’Irpinia potrebbe risultare impreparata sul fronte dell’offerta. Confinprenditori Avellino registra la presenza di 3mila aziende con un numero di dipendenti maggiore di cinque, (mentre ammontano a 9mila e 500 quelle con un un massimo di nove), per le quali è ipotizzabile l’assunzione di almeno un dipendente. Dati alla mano, è facile calcolare che ogni azienda dovrebbe assumere 26 persone. Fantascienza.

Nunzia Petrosino, amministratrice della Condor, già riferimento regionale dei Giovani Industriali. Ora presiede la OBR Campania

IL PARERE DELL’IMPRENDITORE. Nunzia Petrosino, amministratrice della Condor, già riferimento regionale dei Giovani Industriali. “Più che per la realizzazione delle misure del reddito di cittadinanza, sono preoccupata dell’ipotesi di approvazione del Def, in barba all’Unione Europea. I fondi non ci sono e rischiamo l’effetto Grecia con le code di persone pronte a fare la fila agli istituti di credito” tuona la leader della Condor Spa. “Lo dicono i numeri che la manovra è irrealizzabile e il sussidio a pioggia alle persone indigenti è sbagliata. Un popolo va aiutato cercando di migliorare il suo tessuto imprenditoriale, quindi il lato dell’offerta non della domanda”. Sulla possibilità di affidare ai Centri per l’Impiego il ruolo di mediatore del mercato del lavoro, l’imprenditrice scuote la testa. “Il Governo ha annunciato investimenti sui Centri, ma il problema è che va riformato nella sua interezza perchè il ragionamento che si sta portando avanti è fallace. Intanto la domanda è sproporzionata e poi gli uffici dovrebbero riformare il personale, in molti casi fermo agli anni ’80”.

Carlo Mele, referente della Caritas di Avellino

IL RAPPORTO CARITAS SULLA POVERTÀ. L’elaborazione dei dati del rapporto Istat 2018 appena licenziato, conferma che nel Mezzogiorno d’Italia una famiglia composta da un nucleo di 4 persone e che ha un reddito di 800 euro (circa) mensile, viene considerata nella soglia di povertà. Incrociando le banche dati di diversi istituti, emerge che in Irpinia sono circa 30mila le famiglie che vivono al di sotto di questa soglia. Basti considerare i numeri sugli ammortizzatori sociali attivati a seguito di licenziamenti e chiusura di stabilimenti industriali. Su questa questione è pronta ad intervenire anche la Caritas Diocesana di Avellino, che in occasione della Giornata mondiale dei Poveri del 18 novembre ospiterà Monsignor Brigantini per presentare il rapporto sulla povertà giovanile del territorio.

Il Sindaco di Teora, Stefano Farina

L’IMPEGNO DEI SERVIZI SOCIALI. Altro canale di contrasto alla povertà è quello applicato dai Consorzi per i Servizi Sociali, incaricati di applicare le misure utili a lenire i disagi delle famiglie cosiddette indigenti. Così dal Rei- Redditto di Inclusione, si è passati al Sia- Sostegno per l’Inclusione Attiva, e che oggi sono denominate I.t.i.a. Intese territoriali per l’inclusione attiva. Misure che – come ha spiegato il presidente del Consorzio di Lioni Stefano Farina- sono chiamate a gestire situazioni complesse. “Al di là della carta acquisti da 180 euro, si prevede l’inserimento lavorativo, corsi professionalizzanti, borse di studio, tirocini nelle aziende. Non si consegna il pesce ma la canna da pesca per imparare a pescare” ha spiegato.