«Non c’è nessun tentativo di tirarla per le lunghe. Il gruppo del Pd firmerà la mozione di sfiducia e andrà fino in fondo». Il consigliere comunale Livio Petitto smentisce ogni ipotesi di tatticismi in casa democratica, per quel che riguarda il futuro dell’amministrazione cittadina.

L’elezione di Laudonia dei Cinque Stelle a vicepresidente del consiglio comunale (leggi l’articolo), con 15 voti, però fa pensare ad un accordo con il Pd.

«Attendiamo soltanto di confrontarci con gli altri gruppi che hanno votato contro le linee programmatiche del sindaco Ciampi. Non ci sarebbe, poi, nessuno scandalo se Laudonia fosse stato votato anche da consiglieri democratici. Sarebbe un attestato di stima. Probabilmente lo avrei fatto anch’io, se fossi stato presente».

Che senso avrebbe una simile scelta alla vigilia di una mozione che intende porre fine alla consilatura?

«Non sarebbe un giudizio politico, ma sulla persona. La valutazione sull’amministrazione non è affatto in discussione. Ci siamo espressi in maniera chiara, netta ed assolutamente negativa».

Avete discusso del progetto politico da proporre agli elettori?

«Non ancora. Ci sono prima altri nodi da sciogliere».

A cosa si riferisce?

«Al di là dell’appuntamento delle elezioni provinciali, c’è la questione del partito. E’ tutto collegato».

Non è stato d’accordo sulle modalità di gestione delle trattative e delle candidature per Palazzo Caracciolo. Vero?

«Non ho condiviso i metodi e le scelte. Ma sono un uomo di partito. Adesso bisogna raggiungere il risultato e sono pronto a dare il mio contributo. Dopo però bisognerà avviare una verifica. Sempre che non ci impediscano di discutere. A quanto pare anche il confronto viene rifiutato, persino se a proporlo è il partito nazionale».

Il giudizio sulla segreteria provinciale resta negativo?

«Non c’è dubbio. Bisogna porre fine a questa gestione del partito fallimentare. Il mese di novembre sarà fondamentale in tal senso. Attendiamo l’esito del ricorso presentato al Tribunale, sull’illegittima elezione di Di Guglielmo al vertice del Pd».

Non c’è nessuno spazio per il dialogo?

«Non ci sono i presupposti. Dall’altra parte si innalzano muri. Mai come in questa fase ci sarebbe stato bisogno di un dibattito franco. E’ arrivato, dunque, il momento che alcuni personaggi che hanno portato il Pd ai minimi storici, vadano in pensione».

Nelle prossime settimane ci sono anche scadenze amministrative importanti al Comune, a cominciare dal bilancio consuntivo. Che idea si è fatto?

«L’operazione verità dei Cinque Stelle e della giunta è stata un buco nell’acqua. Non c’è alcun segreto da svelare. Ci troviamo di fronte ad una situazione finanziaria delicata, ma non diversa da quella della maggior parte degli enti locali. E’ ciò che emerge dalla ricognizione effettuata dal commissario, che è stata assolutamente impietosa, senza lasciare spazio a valutazioni sulle scelte della precedente amministrazione. Il vero problema è che il sindaco Ciampi ed il suo esecutivo non si sono voluti assumere alcuna responsabilità».

Dica pure…

«Finora non hanno svolto il compito che gli è stato assegnato: governare. Al di là degli slogan, non c’è una proposta su come affrontare le difficoltà. Non hanno definito un piano di rientro del disavanzo. Questa amministrazione conferma di non essere all’altezza. Il commissario è dovuto intervenire a causa del loro immobilismo».

Crede che l’elettorato comprenderà la vostra decisione di porre fine a questo mandato?

«Non è una scelta esclusivamente del Pd, ma di un ampio e differenziato fronte di forze politiche. I Democratici hanno ovviamente un ruolo decisivo e, ribadisco, lo svolgeranno con determinazione. Il giudizio sull’attuale esperienza è quasi unanime. Pure la Lega si è resa conto dell’inconsistenza della giunta e del loro alleato nazionale. Chiudere la consiliatura è una necessità, per il bene della città. Siamo di fronte ad una delle pagine più nere della storia amministrativa locale».

Come bisognerà affrontare il prossimo turno elettorale?

«L’esperienza fallimentare registrata con Nello Pizza deve essere d’insegnamento. Egli è un ottimo professionista, ma privo di esperienza politica ed amministrativa. Occorre perciò cambiare rotta. Servono candidati radicati sul territorio, riconoscibili politicamente e con un’esperienza da spendere in un progetto per il bene comune. Questa volta bisognerà passare attraverso lo strumento delle primarie. Altro che decisioni assunte da un presunto tavolo del centrosinistra. Vanno coinvolti direttamente gli iscritti ed i cittadini nell’individuazione dei nomi».

Quali le priorità programmatiche?

«La vivibilità innanzitutto e le politiche sociali. Proposte chiare ed efficaci. Il Movimento Cinque Stelle va poi sfidato sul suo terreno, quello della comunicazione. Senza timidezze. In più noi, a differenza loro, siamo in grado di indicare soluzioni concrete ai problemi. Non un elenco di buone intenzioni, smentite dai fatti».

L’ultima campagna elettorale è stata molto tesa e velenosa.

«Si, certamente. Il M5S ha gettato indiscriminatamente fango sugli avversari. Anch’io personalmente sono finito nel loro mirino. Vittima di attacchi volgari ed infondati. Hanno cercato di colpire basso, speculando sulla circostanza dell’avviso di garanzia ricevuto anni fa. Non si sono posti il problema di verificare. Non sapevano che la mia posizione è stata archiviata. Adesso ho avuto anche la conferma ufficiale».

Ci sono dunque novità?

«Su mia richiesta, proprio in questi giorni, mi è stato trasmesso il decreto di archiviazione delle indagini, dal quale risulta ufficialmente che sono stato definitivamente prosciolto da ogni accusa. A quelli che si ergono a censori e tribuni, e ai loro pseudo addetti stampa, non interessa conoscere la verità dei fatti, ma solo fare insinuazioni malevoli, per screditare chi la pensa diversamente da loro. Non avendo argomentazioni da spendere puntano sulla calunnia. Conoscono una sola priorità: il loro tornaconto».