La Corte dei Conti sconfessa l’Asl di Avellino. Assolti 5 medici di famiglia

Sono stati prosciolti dall'accusa di un danno erariale di 20mila euro. La sentenza crea un precedente: i giudici hanno convenuto che la prescrizione medica o farmacologica non può essere vincolata a medie ponderate o ad algoritmi.  

L’Asl di Avellino viene sconfessata dalla Corte dei Conti, in quanto aveva contestato a cinque medici di famiglia un danno erariale di 20mila euro circa per avere fatto prescrizioni di farmaci in violazione della indicazione terapeutica. La sentenza, depositata nella segreteria della Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania il 13 settembre scorso, e pubblicata oggi, rappresenta un precedente importante a tutela della professione medica e dell’interesse degli assistiti.

I giudici hanno convenuto che la prescrizione medica o farmacologica non può essere vincolata a medie ponderate o ad algoritmi.

In sostanza, si legge nella sentenza, il concetto di appropriatezza prescrittiva è oggetto di varie disposizioni normative, “che devono essere rispettose del principio di rilevanza costituzionale della tutela della salute e della garanzia di cure mediche gratuite agli indigenti” ai sensi dell’art. 32 della Costituzione”. Fondamentale il passaggio successivo sottolineato dai giudici: “Affinchè il medico possa assistere il paziente al meglio delle sue capacità professionali deve essere riconosciuto un margine di discrezionalità nella gestione della discrepanza che si può talora verificare fra le condizioni cliniche, la tollerabilità ai trattamenti e le potenziali interazioni farmacologiche secondo le caratteristiche del singolo paziente”.

La prescrizione di un medico di base. La diagnostica è da anni al centro di polemiche tra medici, governo e pazienti per la stretta sulla spesa coperta dal servizio sanitario nazionale e regionale

Pertanto, si legge in un passaggio decisivo della sentenza, “Non è illegittimo prescrivere farmaci anche in deroga apparente alle disposizioni vigenti, nei limiti della logica, della ragionevolezza e dei basilari approdi della letteratura scientifica”. Per i medici il riconoscimento di questo principio corona una battaglia condotta in tutte le sedi negli ultimi otto anni, in difesa sulla definizione di una “appropriatezza prescrittiva” che deve necessariamente fondarsi sulla valutazione professionale che il medico compie su ogni singolo malato.

I cinque medici assolti, sono i dottori: Vincenzo De Cristofaro di Torre le Nocelle, Vincenzo Biancardi di Avella, Antonio Bossone di Moschiano, Salvatore Storti di Manocalzati, e Sabino Di Rito di Atripalda, tutti difesi dall’avvocato Nicola Iannarone, salvo Bossone difeso dall’avvocato Donato Cicenia. I fatti contestati risalivano a prescrizioni mediche effettuate fra il 2009 e il 2014, per un ammontare complessivo di 20. 420,58 euro (oltre a rivalutazione monetaria e interessi). La procura regionale in sede istruttoria si è avvalsa della consulenza tecnica del dottor Andrea Diluccio.


IL TESTO DELLA SENTENZA- CORTE DEI CONTI SEZ. GIURISDIZIONALE REGIONE CAMPANIA N. 860/2018