Verso una Azienda Forestale in Alta Irpinia, nell’ambito del Progetto Pilota. Entro novembre il soggetto dovrà essere pronto, ma intanto i Sindaci sono divisi sul timone e la organizzazione industriale. Il Presidente Ciriaco De Mita punta sugli enti montani, considerati i più idonei ad affrontare il rapporto con i partners privati e il mercato del legno. Tra i sindaci, invece, prevale la volontà di un protagonismo dei Comuni.

Il nodo dovrà essere sciolto a breve o si perderanno le opportunità dei finanziamenti europei disponibili attraverso la Regione Campania.

È prevista per la prossima settimana la convocazione del tavolo del progetto pilota dell’Alta Irpinia per dirimere la questione. Al vaglio degli amministratori dei 25 comuni l’assetto della costruenda azienda forestale. Alcuni punti fermi però ci sono. La società nascente dovrà avvalersi del supporto tecnico della Fondazione ‘Montagne Italia’ presieduta da Enrico Borghi, ex Presidente del Comitato strategico nazionale per le aree interne, oltre che dai due enti montani di Calitri e Montella e dell’apporto della parte imprenditoriale e associativa.

Enrico Borghi, Presidente della Fondazione Montagne Italia

IL CRONOPROGRAMMA DI DE MITA. In occasione dell’ultimo incontro tematico il presidente della Città dell’Alta Irpinia Ciriaco De Mita- coadiuvato dai tecnici- ha illustrato una tabella di marcia piuttosto stringente per la candidatura in Regione Campania del piano progettuale complessivo sulla forestazione, che deve contemplare l’istituzione di una Associazione Temporanea di Scopo dei sindaci, imprenditori e associazioni interessate, e quindi di una delibera di consiglio che ufficializzi la proposta. Tutto entro il 4 novembre prossimo.

Si tratta della misura 16.7 del Piano di Sviluppo Rurale regionale, che ha pubblicato un bando da 200mila euro teso alla definizione di un partenariato pubblico-privato per la progettazione inerente tutto ciò che concerne la forestazione, così come illustrato nelle schede tecniche licenziate dall’Accordo di Programma Quadro.

Ma a quattro anni dall’apertura dell’istruttoria sul perimetro dell’Alta Irpinia, che è stata individuata come area depressa congeniale alla trasformazione in laboratorio di sperimentazione della strategia, gli amministratori locali iniziano a comprendere che i fondi destinati al Progetto Pilota sono subordinati alla candidatura di progetti a valere sulle misure e i canali europei.

Tra i 25 c’é chi da tempo sollecita i colleghi a concentrarsi sulla presentazione di progetti concreti. È il caso di Michele Di Maio, sindaco di Calitri, per il quale “il nostro obiettivo- fin dalla costituzione del tavolo- era quello di costruire un argine allo spopolamento, e va bene la riqualificazione dei servizi pubblici come la sanità, i trasporti e le scuole, ma noi abbiamo necessità di creare posti di lavoro per impedire ai nostri giovani di andarsene e ingrossare la ricchezza di altre città”.

Michele Di Maio, sindaco di Calitri

Per Di Maio, la priorità di qualunque investimento deve affrontare l’urgenza di contrastare la fuga dei giovani e fornire risposte immediate alla popolazione. “Mi batto da anni per incentivare l’agricoltura e lavoro per costruire il biodistretto. Il percorso da valorizzare è il contratto di fiume, e ritengo che le aree industriali del comprensorio altirpino meritino un’attenzione da parte del consesso: la Valle Ufita ha ottenuto la classificazione di Zona Economica Speciale, e si prepara a rivoluzionare l’economia locale. Noi restiamo fermi e non vedo progettazione. Non ci sono altri investimenti pubblici oltre alla ferrovia storica” continua.

Il tavolo di confronto della Città dell’Alta Irpinia, stando alle affermazioni del sindaco di Calitri, merita un superamento che inquadra il problema nella sua complessità: “E’ stata inoltrata una proposta a Roma al Ministero per il Mezzogiorno di istituire una delega per le aree interne, così come abbiamo intenzione di avanzare la proposta alla Regione Campania”.

MALCONTENTO TRA I PRIMI CITTADINI. Tra i sindaci si sollevano dubbi sul ruolo di capofila affidato a ‘Fondazione Montagne Italia”, al di là dell’esperienza già maturata sul campo nell’accompagnare le autonomie locali nei processi di programmazione. La Fondazione, che è destinataria di un fondo da 50mila euro nella disponibilità del Rup Luca Lo Bianco, individuato come Responsabile Unico del Procedimento, può contare per il raggiungimento degli obiettivi anche su fondi fino a 200mila euro per lo studio complessivo.

Le perplessità tecniche degli amministratori riguardano l’opportunità di costituire una nuova Associazione Temporanea di Scopo, obbligo imposto dal bando. C’è chi ritiene si possa limitare una nuova Ats alle sole amministrazioni interessate dalla gestione del patrimonio boschivo. Altra cosa invece, sono le perplessità di ordine politico sul ruolo delle Comunità Montane.

Sulla Azienda Forestale in Alta Irpinia si registra anche la competizione interna alle due comunità montane, ciascuna interessata a sopravanzare l’altra, vantando un patrimonio boschivo più ricco ed esteso.

A questo punto sembra scontato procedere ad un censimento: la Terminio Cervialto ha il patrimonio boschivo più esteso, ma ha meno Comuni, mentre ; la Montana Alta Irpinia ha maggiori enti locali al suo interno e vanta sei aree Sic e Zps.

Il confronto già confuso di questi giorni dovrà estendersi ad altre voci, quelle del Parco regionale dei Monti Picentini, delle aziende leader dell’industria del legno, delle associazioni ambientaliste (Legambiente e Wwf).

Per sbrogliare la matassa, Di Maio ha chiesto di affidare la questione nelle mani di delegati della Regione Campania e del Ministero per il Mezzogiorno.