La Provincia di Avellino conferma la chiusura al traffico dei mezzi pesanti su Ponte Massaro a Castelfranci, e predispone un’attività di monitoraggio di concerto con la Regione Campania su 200 ponti che interessano l’intero territorio provinciale, che saranno oggetto di verifiche e analisi.

Alla luce della tragedia di Genova e del crollo di Ponte Morandi, il parlamentino di Piazza Libertà interviene tempestivamente sul territorio provinciale, per verificare l’esistenza di criticità e predisporre eventualmente soluzioni tempestive. Resta in vigore infatti, un’ordinanza della Provincia di Avellino emessa nel gennaio scorso di chiusura al traffico di Ponte Massaro a Castelfranci per i mezzi pesanti superiori a 3,5 tonnellate, mentre è consentita la circolazione in asse della carreggiata alle auto, in modo cautelativo, per non gravare sugli aggetti.

Uno scorcio del Ponte Morandi di Genova dopo il crollo del 14 agosto

Il dirigente del settore viabilità di Palazzo Caracciolo ha dato mandato alla struttura tecnica di incaricare un esperto per la verifica strutturale del ponte prima di avviare i lavori di ‘rifacimento del manto stradale’ già predisposti nei mesi precedenti, per un investimento stanziato di 400mila euro. Il rifacimento del manto stradale però, dovrà attendere l’esito degli esperti impegnati a verificare l’integrità della struttura e il limite di carico statico. Per l’attività di monitoraggio complessiva invece, la Provincia informa di avere investito- di concerto con la Regione Campania- 600mila euro di fondi stanziati su interventi strutturali e sicurezza. Un intervento quest’ultimo, che come ha dichiarato lo stesso consigliere Luigi D’Angelis, sarebbe avvenuto ‘in tempi non sospetti, e con pochi fondi’, evidenziando l’accelerazione della Provincia dopo un ritardo tecnico.

Il censimento finora prodotto non rileva situazioni critiche, nè allarmismi. “Certo, la maggior parte dei ponti ha un’età che comporta fisiologici invecchiamenti, come la carbonatazione del cemento e l’ossidazione con riduzione degli spessori dei ferri di armatura” continua D’Angelis. “La Provincia in realtà ha una convenzione per la sola manutenzione e piano neve, e Ponte Massaro viene indicato nelle mappe stradali come ex SS400 di proprietà Anas”.

Ponte Massaro visto dai binari dell’Avellino- Rocchetta

Da anni viene sollevata la dubbia integrità strutturale di Ponte Massaro, che rappresenta insieme al viadotto di Parolise, uno degli assi viari prioritari per la mobilità e gli scambi commerciali. Da anni il viadotto suscita le preoccupazioni degli amministratori comunali e dei cittadini, che ne hanno evidenziato la pericolosità del tracciato e la precarietà dei pilastri. Con la riqualificazione e il disboscamento della linea ferroviaria Avellino- Rocchetta il viadotto manifesta ‘a viso aperto’ i segnali di cedimento e l’usura dei pilastri. Senza contare le flessioni della pavimentazione sovrastante, che gli amministratori del comune hanno da sempre denunciato.

Particolare che mostra l’usura dei pilastri

Si tratta di un breve tracciato stradale che insiste nel territorio del comune di Castelfranci, che dopo la cessione dell’Anas è stato inserito nella nuova mappa del chilometro 2 della strada provinciale 164, ovvero lungo la vecchia Ofantina che conduce a Montemarano. Le foto scattate mostrano un grave indebolimento dei pilastri portanti, determinati dall’usura del cemento, che si estendono su tutta la lunghezza, fino alle fondamenta che ricadono nel fiume Calore sottostante. L’arteria risulta particolarmente frequentata da mezzi pesanti, nonostante non si rilevi la presenza di misuratori del traffico stradale.

Prospettiva del viadotto in lontananza

Il flusso veicolare maggiormente registrato riguarda gli automezzi in transito dai nuclei industriali altirpini verso Avellino, che per sfuggire al traffico dell’Ofantina bis, preferiscono il vecchio tracciato. Parliamo degli automezzi provenienti dal nucleo industriale di Sant’Angelo, dall’area Pip di Torella, e dell’opificio di Castelfranci, anche su suggerimento dei navigatori satellitari deputati ad indicare il percorso più veloce. Insiste infine un altro aspetto che merita di essere sollevato: il rischio idrogeologico e la franosità del terreno che incombe proprio sul tratto stradale che collega Piani Marotta (Torella dei Lombardi) e che si estende fino a Montemarano, che potrebbe rappresentare un elemento non secondario per la sicurezza del viadotto.