Industria Italiana Autobus è sull’orlo del fallimento a causa di ripicche politiche fra Cinque Stelle e Partito Democratico, relegate al braccio di ferro in corso fra il Ministro Di Maio e l’imprenditore Stefano Del Rosso. “Un paradosso” come lo descrivono le maestranze di Valle Ufita, pronte alla mobilitazione per raggiungere Palazzo Chigi di concerto con i lavoratori della Breda Menarini di Bologna.

“Si porta al fallimento un’azienda con mille commesse in attivo, che garantirebbe il lavoro in entrambi gli stabilimenti per due anni; un credito di 30 milioni di euro che avanza dalle municipalizzate, e infine lo stanziamento di diversi miliardi di euro del Governo precedente destinati al rinnovo del parco autobus nazionale” spiega Silvia Curcio, Rsu della Fiom Cgil.

Se non dovesse arrivare a breve la convocazione del Ministero per lo Sviluppo Economico, gli operai non avrebbero altra via d’uscita. “Il 10 settembre è prossimo: il Consiglio d’Amministrazione dovrà pronunciarsi sulla ricapitalizzazione, o in caso contrario, sul fallimento. Ma nessuno può chiederci di arrenderci, nè di restare in attesa, perchè in gioco il futuro di 500 famiglie, che dovranno rinunciare a mandare i loro figli a scuola”.

Dopo il botta e risposta a mezzo stampa fra i vertici di Industria Italiana Autobus e il Ministro Di Maio, soltanto i sindacati si sono fatti interpreti della tensione che aleggia nell’area industriale di Flumeri. “L’Onorevole Maraia sostiene che il tavolo istituzionale non è determinante in questo momento, e che il Governo è alla ricerca di players mondiali, ma i fatti sono che l’azienda ha decurtato lo stipendio del mese di luglio, e si profila il congelamento per agosto” continua. “A questo bisogna aggiungere che sono stati sospesi i ticket per la mensa, il contributo pensionistico e il fondo di pensione complementare. Si è aperta una vertenza nella vertenza, ma non intravediamo soluzioni”.

Il Ministro Luigi Di Maio, intanto, lo scorso 24 Agosto aveva pubblicato una nota a mezzo social, in cui dichiarava che il Ministero non avrebbe accettato ricatti, e che Industria Italiana Autobus avrebbe dovuto pagare gli stipendi. In particolare, il Ministro evidenzia che “chi ha già usufruito di strumenti finanziari messi a disposizione col fine di portare soluzioni, invece ha usato queste aperture per fare tutt’altro. Industria Italiana Autobus, come evidenziato anche nell’ultimo incontro al MiSE, ha le risorse disponibili per provvedere immediatamente al pagamento degli stipendi dei lavoratori” si cita testualmente.

E poi ancora: “Il Governo sta lavorando a pieno regime per individuare la soluzione industriale migliore e per evitare che scelte del genere – compiute anni fa – portino alla stessa situazione in cui siamo oggi. In particolare, ci riferiamo ad una proprietà che ha ricevuto finanziamenti attraverso un accordo con Invitalia per effettuare investimenti e rilanciarsi. Optando poi per scelte differenti e decidendo di spostare la produzione al di fuori dei confini nazionali”.

Mentre Di Maio evidenzia che Industria Italiana Autobus abbia già incassato la prima tranches del finanziamento sottoscritto con Invitalia di 5 milioni e 300mila euro, la società replica (con comunicazione del 12 Luglio 2018), di avere proposto ad Invitalia la restituzione della somma residua, non spesa, del finanziamento sin qui erogatagli. Non solo. Il 10 agosto scorso, gli uffici di Del Rosso scrivono: “Riguardo al pagamento degli stipendi del mese di Luglio 2018, la società mette sin d’ora a disposizione dell’On.le Ministro Di Maio, quale dato inoppugnabile, i propri saldi bancari alla data di corresponsione degli emolumenti”. Stando alle parole di Silvia Curcio, dovrebbe essere cura del Governo accertare come sono stati spesi questi soldi, e in alternativa chiedere un intervento della Procura della Repubblica.

“La sintesi è che il Governo non ha soluzioni” tuona la Curcio. “Se questa politica attendista si accantonasse, e si consentisse l’ingresso di un nuovo imprenditore si potrebbe lavorare sul montaggio delle linee di produzione e anche alla ristrutturazione degli stabilimenti. La verità è che manca la volontà di far decollare l’azienda e ci sentiamo presi in giro”.

Altro tasto dolente, sottolineato dalla Rsa della Fiom Cgil, è l’assenza della politica e dei vertici regionali in questa partita. “Soltanto il consigliere Todisco è arrivato davanti ai nostri cancelli, mentre seguiamo i lavori della Regione Emilia Romagna e gli atti adottati dal consiglio in favore dei lavoratori. Questa è la differenza fra il nord e il sud del Paese: noi siamo abbandonati a noi stessi”.