Il sindaco Ciampi pronto a lasciare

Il Primo cittadino eletto annuncia la seduta inaugurale del Consiglio comunale per il primo agosto e in una nota chiarisce che nulla è ancora deciso

Il sindaco eletto Vincenzo Ciampi potrebbe rinunciare a proseguire il suo mandato. L’ipotesi filtra da fonti vicine allo staff, dopo l’incontro del Primo Cittadino con il Prefetto, Maria Tirone. Nessuna dichiarazione al termine del colloquio, ma la sensazione che il nodo del bilancio resti irrisolto. Se lascerà o andrà avanti Ciampi dovrà comunicarlo alla città in Consiglio il primo agosto, data della seduta inaugurale della assemblea cittadina. Ha quindi meno di dieci giorni per indivuduare quella che sarà la linea definitiva da seguire sul conto consuntivo e dotarsi di una corrispondente maggioranza in Consiglio, dove per ora può contare solo su cinque voti.

Vincenzo Ciampi nel corso di una conferenza stampa. In primo piano il deputato pentastellato Gubitosa

IL PROBLEMA POLITICO. Per il nuovo sindaco la strada è apparsa in salita fin dal voto del primo turno, quando l’alleanza di Centrosinistra con i Popolari aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei consiglieri. Eletto al ballottaggio senza poter contare sul premio di maggoranza, Ciampi sui temi finanziari ha bisogno di stringere alleanze, costituendo una compagine coesa almeno sui conti. A pochi giorni dall’avvio della consiliatura, invece, si ritrova isolato sulla responsabilità di scongiurare il dissesto, che il Centrosinistra ritiene una strada non percorribile. A fronte di un quadro finanziario complesso, sostengono la precedente giunta e i consiglieri che l’hanno sostenuta, l’ente ha i margini per garantire gli impegni con i creditori salvaguardando investimenti e servizi.

L’ex premier Paolo Gentiloni Silveri, leader del Pd stringe la mano a Nello Pizza, candidato sindaco di Avellino sconfitto nel ballottaggio del 24 giugno dal pentastellato Vincenzo Ciampi

Non la pensano così le forze che più o meno apertamente hanno sostenuto Ciampi al ballottaggio, la cosiddetta ‘santa alleanza’ che va dal Centrodestra ai dissidenti dell’area democratica. Costoro non vogliono saperne di approvare oggi nel nuovo Consiglio ciò che avevano bocciato nel vecchio. Lo stesso movimento politico di cui il sindaco è espressione, i Cinque Stelle, considerano quel documento contabile irricevibile, perchè simbolo della continuità con le amministrazioni precedenti, contro cui i pentastellati si sono candidati. In questo guado il Sindaco di Avellino mette le mani avanti sulle sorti del suo tentativo di insediarsi. In una nota diffusa dal suo staff e ripresa dagli organi di informazione ammette che potrebbe non proseguire in mancanza delle condizioni sufficienti a consentirgli quella che definisce la “sistemazione dei conti comunali”. Sono gli equilibri finanziari dell’ente la ragione che potrebbe indurlo a gettare la spugna. Nella strategia seguita finora, Ciampi non ha mai attributo importanza alla difficoltà di raccogliere intorno alla sua amministrazione i necessari numeri che la legge gli impone di avere in aula, soprattutto sui problemi finanziari, pena la sfiducia e la decadenza. Al momento insiste nel comunicare alla pubblica opinione che l’unico ostacolo sulla strada del nuovo corso resta l’approvazione di un conto consuntivo da lui fortemente criticato, al netto del parere negativo espresso dal collegio dei revisori, rispetto al quale il Sindaco dovrebbe intervenire, modificando il documento contabile in accordo con i rilievi mossi dal collegio tecnico. In realtà il nodo appare politico.

La sede della Prefettura di Avellino

GLI SCENARI. Le opzioni possibili per il Sindaco sono due, salvo rinunciare a proseguire. Nel primo caso  potrebbe trovare in Consiglio i numeri per ratificare il consuntivo frutto della gestione precedente, assumendosi coerentemente con il mandato ricevuto dagli elettori il compito di intervenire nel prosieguo con i correttivi di rotta eventualmente ritenuti necessari a risanare il bilancio. Oppure potrebbe assumersi la responsabilità, viceversa, di favorire quel dissesto che in realtà pagherebbero soprattutto i cittadini. Una volta dichiarato il dissesto (in base all’art. 244 del Testo Unico D. Lgs. n. 267 del 2000, “quando il Comune non è più in grado di assolvere alle funzioni ed ai servizi indispensabili oppure quando nei confronti dell’ente esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte con il mezzo ordinario del ripristino del riequilibrio di bilancio né con lo strumento del debito fuori bilancio”), aliquote o tariffe dei tributi locali lievitano nella misura massima consentita, la copertura integrale del servizio di smaltimento dei rifiuti deve essere pagato con i proventi della tariffa, così come il servizio idrico e i costi di gestione dei servizi a domanda individuale. In questo secondo caso si ritroverebbe ad amministrare un Comune sottoposto a un pesante piano di rientro e limitato nella sua azione di programmazione ben oltre la scadenza del suo mandato, almeno fino al 2028. Le eventuali dimissioni rappresenterebbero in questo quadro la terza via tra due opposte ma entrambe scomode assunzioni di responsabilità sui conti. La parola tornerebbe ai cittadini solo tra in anno, mentre toccherebbe al commissario ad acta nominato dal Prefetto sciogliere il nodo della legittimità del conto consuntivo e decidere se attivare le procedure straordinarie.