Paolo Gentiloni sarà ad Avellino domani sera per una iniziativa pubblica a sostegno della candidatura di Nello Pizza. L’ex premier ha incontrato nel 2017 due volte il sindaco uscente Paolo Foti, una a Roma per la firma per i protocolli di intesa finalizzati ai Piani di rilancio delle periferie degradate delle grandi città (il 6 marzo 2017, vedi il video di governo.it sulla cerimonia a Palazzo Chigi) e il 16 marzo dello scorso anno ad Avellino, quando con il presidente dell’Agenzia per le politiche attive del lavoro, Maurizio Del Conte, l’allora Presidente del Consiglio tenne a battesimo la struttura locale dell’Anpal.

Gentiloni incontrerà quello che si candida a diventare il successore di Paolo Foti. Affiancherà Nello Pizza per un discorso pubblico a sostegno di un progetto politico per l’Italia in cantiere a livello locale, che vede Avellino tra i primi laboratori nazionali, quello del cosiddetto ‘fronte repubblicano’. L’appuntamento è fissato per le ore 19 nella Sala Blu dell’ex Carcere Borbonico di Avellino.


L’ANALISI. La città di Avellino dopo 48 anni laboratorio politico nazionale

di Christian Masiello


 

Evocato nei giorni più difficili del Paese, assediato sui mercati dalle tensioni sui listini dei titoli di Stato, in bilico tra le elezioni anticipate a luglio e improbabili richieste di impeachment contro il Presidente della Repubblica da parte del Movimento Cinque Stelle, il fronte repubblicano si propone come schieramento antitetico alle forze della nuova destra euroscettica italiana, incarnata dalla Lega e dall’M5s.


ARCHIVIO. Solidarietà al Presidente di tutti gli Italiani, Sergio Mattarella


 

Uno schieramento pensato per offrire agli italiani un modello democratico più vicino alle radici costituzionali dell’Italia repubblicana nata sulle ceneri del Fascismo, sulla scia del pensiero dossettiano che proprio in questi giorni è riproposto nel volume di Andrea Michieli “Democrazia sostanziale” (con prefazione di Carlo Galli e postfazione di Valerio Onida, edito da Zikkaron). Se per Giuseppe Dossetti, partigiano, costituente e parlamentare della Dc, sacerdote e monaco la strutturazione di una vera democrazia dopo il Ventennio era la preoccupazione prioritaria, nel marasma di una globalizzazione non regolamentata e di una migrazione inarrestabile dalla parte povera del mondo ad un’Europa impreparata a fronteggiarla gli eredi del 1948 sono chiamati ad attualizzare l’impalcatura istituzionale rinnovando il rapporto con il cittadino.

Uno schieramento finalmente aperto ai fermenti di una società italiana sempre meno attenta a riflettere il pensiero, la coscienza e la sensibilità delle sue culture politiche fondanti, come quella dei cattolici democratici. In questo senso appare puntuale
il monito lanciato dal cardinale Bassetti.

Nel ricordare il centenario dell’Appello ai Liberi e Forti di don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito Popolare Italiano che chiese ai cristiani di «portare alta la divisa evangelica pure in politica», il Presidente della Confederazione Episcopale Italiana Cardinal Bassetti ha segnalato (ecco alcuni passaggi riportati dal sito del mensile Vita) il rischio dell’irrilevanza alla quale una consistenza fetta dell’identità politica nazionale rischia di essere condannata nel prossimo futuro.

Se non si può immaginare una forza organizzata espressione diretta dei cristiani in politica, come spiega Guido Formigoni, storico della Iulm (Libera università di lingue e comunicazione, un’università privata italiana di Milano fondata nel 1968 dal francesista Silvio Federico Baridon, insieme al letterato e senatore a vita Carlo Bo), dalle colonne dell’Avvenire (leggi l’intervista) il professore conclude che alla Chiesa stia a cuore la qualità della democrazia più che la forma da dare al dibattito.

Nel 1970 Ciriaco De Mita lanciò ad Avellino la sfida di una collaborazione tra forze popolari oltre gli steccati almeno a livello locale nell’interesse di un rafforzamento della democrazia italiana contro la minaccia eversiva, ideologica e terroristica. Nel 1995 i nascenti Comitati Prodi trovarono nelle autonomie locali (anche ad Avellino) i luoghi dove saldare quell’intuizione per portare nella Seconda Repubblica la tradizione e i princìpi costituzionali autentici.

Il candidato sindaco del Centrosinistra ad Avellino, Nello Pizza

Ora il tentativo si rinnova nel momento più arduo per l’Italia, chiamata a realizzare nel suo cammino europeo il sogno che i costituenti affidarono settanta anni fa alle generazioni che si sarebbero succedute alla guida del Paese dopo di loro.

Ad Avellino con i consiglieri già eletti, il nuovo schieramento punta a rinnovare la sfida riformista nel solco europeo affidandosi alla guida di Nello Pizza, che tra poche ore riceverà in questo senso l’investitura di quello che si annuncia come il leader nazionale del fronte repubblicano, Paolo Gentiloni.

“Quella di domani è una iniziativa istituzionale di grande rilievo”, ha dichiarato Pizza in una nota. “Con l’onorevole Gentiloni, infatti, affronteremo una riflessione ampia su quelle che sono le opportunità sul tappeto per restituire ad Avellino una nuova centralità in termini produttivi, strategici e di pianificazione”, ha proseguito.

“Gentiloni è stata figura di garanzia importante per una fase delicata del nostro Paese. Sono certo che il suo esempio potrà essere molto utile alla vigilia dell’avvio di una nuova stagione per la nostra città”.

Nel frattempo anche i governatori del Mezzogiorno tentano di unire le forze per dare una risposta credibile al problema della disoccupazione nel Meridione d’Italia, dove le forze anti sistema, in particolare i Cinque Stelle, hanno trovato terreno fertile nel disagio sociale. Il patto promosso da Vincenzo De Luca a Napoli ne è una dimostrazione.


MEZZOGIORNO. Il Protocollo dei Governatori per il lavoro al Sud

di Elisa Forte