Le comunicazioni di Sergio Mattarella alla stampa dopo la rinuncia all'incarico di Presidente del Consiglio da parte dell'avv. Conte. Era domenica 27 maggio 2018

Docente di diritto parlamentare presso l’Università della sua città, Palermo, giudice della Corte costituzionale eletto nel 2011 dal Parlamento in seduta comune, Cancelliere e Tesoriere dell’Ordine militare d’Italia, ma anche Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, Sergio Mattarella rappresenta nella prassi istituzionale e civile l’esempio concreto più autorevole e prestigioso di ciò che significa la fedeltà assoluta ai valori democratici che la Costituzione Italiana ha scolpito immutabili nella Prima Parte della Carta.

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana (Foto tratta da quirinale.it)

Nel 1990 in nome del pluralismo e della libertà di stampa e informazione contro i potenti del momento, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, in queste ore a difesa del ruolo dell’Italia nell’Europa di cui è co-fondatrice contro i protagonisti a sorpresa delle ultime elezioni, Sergio Mattarella ha interpretato il suo ministero e il ruolo di garante dei princìpi costituzionali senza esitazioni, con sprezzo di ogni pericolo personale, giungendo ad incassare plateali e deliranti minacce di morte, che opportunamente e tempestivamente la magistratura e le forze dell’ordine stanno approfondendo e perseguendo.

In alcuni ambienti si alimentano accuse palesi, insinuazioni o negate solidarietà contro l’operato del Presidente della Repubblica, agitate sapientemente per intaccare la statura dell’italiano Sergio Mattarella.

Intorno al Quirinale si tenta di scavare un fossato, che certifica la caduta culturale di un Paese sempre più lontano dalle vestigia di un passato glorioso che con le idee, l’arte, il pensiero ha saputo costruire nei millenni un’Europa nella quale alcuni dei suoi figli si sentono addirittura estranei.

Sergio Mattarella oggi incarna quell’identità nazionale repubblicana e democratica che milioni di nostri concittadini, al di là dello steccato imposto dall’invasore, hanno costruito rinunciando alla propria vita.

Al suo fianco occorre pronunciare parole ferme e decise.

Si sta armando contro il Capo dello Stato quel manganello mediatico, sferzante di falsità e ambiguità che in questi anni è stato sperimentato con successo per disarcionare leader politici e di governo, per infangare e stigmatizzare familiari e amici di personaggi ritenuti scomodi.

Contro Sergio Mattarella, Capo dello Stato tra i più amati e popolari della storia repubblica, figlio di una delle più importanti famiglie democratiche del Continente, quella della Democrazia Cristiana nel solco scavato da Aldo Moro, è in atto il tentativo maldestro di linciaggio scatenato per calcolo o per scarsa capacità politica da chi al suo cospetto non ha saputo offrire le necessarie garanzie per realizzare ciò che fino ad ora non ha superato l’annuncio.

In questi giorni che precedono la Festa della Repubblica, appuntamento che celebra la fine di un Ventennio dominato dallo squadrismo, della sopraffazione e dal delirio di una onnipotenza rivelatasi velleitarismo, l’Italia non può che stringersi attorno a Sergio Mattarella, abbracciando con lui i tanti protagonisti, da Aldo Moro ai martiri delle Ardeatine.

L’interno del Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica

Con la Presidenza della Repubblica, va difeso un patrimonio di libertà e umanità che il nostro Paese continua a testimoniare, professandolo ad esempio delle comunità che nei Cinque Continenti guardano da millenni all’Italia come culla della modernità e del futuro democratico.


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