Il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Roma, 31 gennaio 2015 appena eletto con 665 voti dalle Camere riunite in seduta comune nell'assemblea plenaria

L’elezione di Sergio Mattarella alla carica più alta dello Stato riscrive la storia del Paese dopo un quarto di secolo. Richiama in servizio sul Colle più alto della Repubblica una collaudata sentinella della democrazia instaurata sulle ceneri del Fascismo. Incassando il voto di quasi i due terzi della assemblea, il giudice costituzionale Mattarella entra dalla porta d’ingresso del Quirinale, idealmente dopo aver abbandonato da ministro il settimo governo Andreotti nel 1990.

Sergio Mattarella nella foto di rito per il VII Governo Andreotti. Ha giurato come Ministro

In contrasto con un provvedimento che ha cambiato la sostanza della democrazia italiana. Mattarella (e altri ministri della sinistra Dc: Mino Martinazzoli, Riccardo Misasi, Calogero Mannino e Carlo Fracanzani) firmò uno strappo clamoroso che fece tremare dalle fondamenta il suo partito, opponendosi ad una legge che avrebbe, come ha fatto, consegnato la democrazia italiana alla clava mediatica. Le sue dimissioni di allora contestavano il cedimento di un esecutivo politicamente debole (si era alla vigilia dell’apocalisse di tangentopoli), alla forza economica e comunicativa di quello che era già un colosso in grado di arringare la folla e gli elettori. Sulla spinta del Psi, Andreotti era allora ben deciso a far passare con la fiducia e il voto segreto la legge di riassetto del sistema radiotelevisivo, che nella sostanza legittimava le reti private del Cavaliere sullo stesso piano della Rai pubblica. Contro quello ‘scempio giuridico’, come fu definito, c’era la Sinistra Dc, c’erano i vertici irpini, a cominciare da Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Nicola Mancino. Quasi venticinque anni dopo, un altro voto, stavolta proposto da un giovane erede della sua stessa tradizione cattolica e democratica, il premier Matteo Renzi, ha imposto proprio al beneficiario di quell’atto di forza compiuto da Giulio Andreotti, cioé Silvio Berlusconi di richiamare a guardia della democrazia italiana Sergio Mattarella.

Le reazioni in Irpinia. «Una persona di ideali forti e di profonda coerenza, non ha mai tradito i suoi valori politici di centro-sinistra», scrive in una nota Luigi Famiglietti, deputato del Partito Democratico. «Ho votato convintamente Sergio Mattarella, perché la sua storia è un simbolo dell’impegno contro le mafie, perché la legalità non è solo uno slogan, ma deve tradursi in atti e comportamenti veri e concreti, come Mattarella ha fatto nella sua vita». E ancora: «Conoscitore, garante e difensore della Costituzione», rappresenta una garanzia per il percorso di riforme che il Parlamento ha avviato, con la Riforma Costituzionale, la Legge Elettorale e altri provvedimenti decisivi per il futuro del Paese». Per Famiglietti, Mattarella opererà in continuità con il suo predecessore. Porterà avanti quello stesso «sforzo per il quale Giorgio Napolitano, a cui l’Italia deve essere grata, aveva accettato di compiere un secondo mandato, con l’obiettivo preciso di sostenere l’avvio di una stagione di riforme profonde e decise».  Il voto per l’esponente cattolico rappresenta una risposta che viene dal Paese «una persona con ideali forti e autonomia di giudizio, rimasto sempre coerente ai suoi valori politici senza mai abbandonare la sua appartenenza politica al centro sinistra», ma anche «un arbitro con profonda conoscenza delle istituzioni e del loro funzionamento». E conclude: «Che abbia a cuore il destino del Paese e che sappia rappresentarlo al meglio nel mondo assieme ai valori più autentici e positivi che contraddistinguono l’Italia e gli italiani». Anche il deputato di Scelta Civica, Angelo D’Agostino, è intervenuto sulla elezione del nuovo Capo dello Stato. «L’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica è un’ottima notizia per il Paese e per le istituzioni», fa sapere in una nota. «La sua statura politica e morale, misurata da una storia personale fatta di competenza, rigore istituzionale, coerenza e limpidezza, è una garanzia per la tenuta del nostro sistema democratico, per gli equilibri dei diversi poteri dello Stato e per l’immagine dell’Italia nel mondo, in ideale continuità con l’esperienza di Giorgio Napolitano». Per D’Agostino, «l’ampio consenso che ha registrato la sua elezione è anche un felice recupero della responsabilità parlamentare in una fase in cui, come non mai, il nostro Paese ha bisogno di unità». Ora, sprosegue «è auspicabile che venga ripreso ed accelerato il percorso delle riforme, e che l’azione governativa e parlamentare si concentri nella spinta a tutti i provvedimenti che possano sviluppare i segnali di ripresa che timidamente si stanno affacciando anche nella realtà italiana». Soddisfazione è stata espressa anche dal sindaco di Altavilla, Mario Vanni. «Esprimo la mia personale soddisfazione per la elezione di Sergio Mattarella alla più alta carica dello Stato», scrive in un comunicato diffuso in serata. Il nuovo Capo dello Stato «si è forgiato nella più nobile e vera scuola politica italiana, la sinistra di base della gloriosa Democrazia Cristiana, di cui questa provincia ha conosciuto il suo massimo esponente: l’on. Ciriaco De Mita». Per Vanni, Mattarella «ha dimostrato durante tutto il suo percorso istituzionale di essere all’altezza dei valori fondanti della sua formazione politica rappresentandoli con senso di fedeltà verso lo Stato e verso i principi Costituzionali assumendo, con fermezza verso i propri ideali, ruoli delicati nei quali si è distinto per capacità e lungimiranza». Per il sindaco di Altavilla, lo stile politico di Mattarella «rappresenta un raro esempio di qualità in un contesto fatto di sfiducia e pressappochismo». Nel pomeriggio il presidente della Provincia, Domenico Gambacorta, ha inviato un messaggio di auguri al Presidente della Repubblica neo eletto. «Esprimo a nome personale e della Amministrazione che mi onoro di rappresentare le più sentite felicitazioni», si legge. «Siamo certi che con la Sua autorevolezza sarà garante della nostra democrazia e di tutti i livelli istituzionali, con particolare riferimento all’Ente Provincia troppo spesso bersaglio di attacchi ingiustificati». Un appello quello di Gambacorta, a favore degli enti intermedi. «A Lei il nostro appello affinché non si cancelli un pezzo di storia e si tutelino realtà istituzionali che rappresentano l’anello fondamentale di congiunzione tra Comuni, Regione e Governo, soprattutto in territori come quello irpino. La attendiamo in Irpinia per farLe scoprire le tante eccellenze che annoveriamo».