“Integrare la Sanità è la sfida vera in Irpinia”

Un medico del territorio è tornato presidente dell’Ordine provinciale di Avellino per la prima volta dal 1981. Francesco Sellitto, specialista in neurologia con ambulatorio a Candida, succede idealmente al dottor Penta dopo 37 anni.

 

Già al fianco del predecessore Giuseppe Rosato, sarà coadiuvato dal vicepresidente Nicola Acone, dal segretario Rizziero Ronconi e dal tesoriere Michele Lippiello. Come spiega, guiderà l’Omceo irpino nel triennio 2018-20 con l’obiettivo di superare definitivamente la divisione tra medici ospedalieri e territoriali, contribuendo ad accelerare il processo (in atto) di composizione del servizio sanitario in un sistema ordinato e coordinato, al servizio del cittadino e del paziente. I suoi primi passi dopo l’insediamento ne hanno già caratterizzato l’azione in questo senso. Liberare l’utente dal peso burocratico, fluidificare l’iter di accesso alle prestazioni e al ricovero appropriato, garantire la certezza del diritto all’assistenza in maniera adeguata e tempestiva, fare delle farmacie il front-office del Ssn con il Cup universale, sono alcuni dei punti chiave inseriti nella piattaforma del suo mandato. In corsa per assumere la presidenza in Campania della Fnomceo, la federazione degli Ordini che dal 20 gennaio celebrerà a Roma il congresso nazionale, Francesco Sellitto indica le priorità inserite nel suo programma.

Dr. Francesco Sellitto, la sua elezione al vertice dell’Ordine è stata salutata come un segnale di cambiamento in un territorio dove la guida per decenni è toccata ai medici ospedalieri. La novità è statistica o sostanziale?
“Il cambiamento è sostanziale per ragioni di ordine particolare e generale. Nel primo caso, eravamo l’unica provincia a non registrare una alternanza tra ospedalieri, specialisti e medici di famiglia alla guida dell’Ordine”.
Nel secondo?
“Si certifica un dato che appare ormai acquisito: l’ospedale non è più il centro del sistema sanitario. Non lo è per molte ragioni, non solo quelle legate alla programmazione finanziaria”.
Diciamo che non dovrebbe esserlo…
“Si lavora perché non lo sia in concreto. Prevenzione e cronicità sono domande a cui non deve rispondere l’ospedale, cui competono urgenza e acuzie, garantendo le alte specialità. Va calata nella realtà quotidiana la visione ormai consolidata come principio nel Paese”.
Sul nostro territorio questa visione è giunta a maturazione?
“Anche qui appare inevitabile mettere ordine nel rapporto tra il territorio e l’ospedale, che va decongestionato, a vantaggio di una distribuzione della domanda di cure e assistenza nella rete extraospedaliera”.
Come?
“Bisogna riorganizzare l’accesso ai ricoveri al di fuori del pronto soccorso, oggi ancora la strada obbligata nel 95 per cento dei casi. I medici devono poter dialogare con i reparti e destinare il cittadino, l’utente e il paziente all’iter adeguato all’esigenza di cura”.
A che punto siamo?
“Si stanno facendo passi decisi in questa direzione con la commissione Ospedale-Territorio. Frutto della collaborazione dentro e fuori il Consiglio dell’Ordine con il compianto dottor Ragano, ho in corso un confronto proficuo con l’Azienda ‘San Giuseppe Moscati’, finalizzato a predisporre il ‘Pdta’, percorso diagnostico terapeutico assistenziale, in particolare per cardiopatia ischemica e diabete”.
In che cosa consiste il ‘Pdta’?
“Si stabilisce una sinergia tra medici e specialisti per stabilire il percorso che il paziente deve seguire: si collabora per la diagnosi, la cura e l’assistenza, concordando tempi, modi e procedure”.
Cosa cambia per il paziente concretamente.
“Non è più l’ospedale al centro, ma il paziente che viene preso in carico dal momento della diagnosi fino ai servizi domiciliari”.
Faccia un esempio.
“Posso fare il mio. Quando sono stato operato al cuore presso il San Raffaele di Milano, non mi sono dovuto preoccupare dell’iter successivo all’intervento. Mi hanno messo nell’ambulanza e mi hanno portato alla destinazione. Questo è il modello”.
Chi fa parte della commissione Ospedale-Territorio?
“Il direttore sanitario dell’Azienda Moscati, il Presidente dell’Ordine dei Medici, le rappresentanze sindacali, in particolare Fimmg e Snami, oltre ai primari di volta in volta interessati alla specialità in oggetto”.
Collaborazione tra medici e interventi coordinati possono rappresentare la svolta?
“Il dialogo e la collaborazione sono la chiave per riequilibrare un sistema sanitario che oggi opera per compartimenti stagni, tra i quali è il paziente a doversi districare. Dopo il ‘Moscati’ l’obiettivo è l’Asl: incontrerò a breve il Direttore Generale, Maria Morante, per integrare la Commissione e discutere di come ridurre le liste d’attesa”.
L’Asl di Avellino ha fornito dati che attestano un miglioramento sensibile in Irpinia.
“Il problema delle liste d’attesa riguarda le classi di priorità, indicate dal medico che prescrive la prestazione nella ricetta. Spesso migliora la tempistica per una lista, la ‘breve’ piuttosto che la ‘urgente’ per esempio, mentre resta lento l’accesso all’altra. Paragonando le liste all’autostrada, il rischio è avere la coda in un casello, il vuoto in quello accanto. Occorrerebbe collegare le liste di priorità per migliorare la risposta, allargando inoltre la platea dei soggetti in grado di rispondere”.
Cosa propone?
“Un’azione di riequilibrio per eliminare l’effetto ‘portantino’. Serve un Cup unico, da cui poter prenotare in tutte le strutture, dall’Asl al ‘Moscati’ ai convenzionati. Il medico del territorio tornerebbe al centro del sistema orientando la scelta in base a vari fattori, per esempio in base al grado di complessità della prestazione necessaria”.
Il nuovo Piano ospedaliero è ormai vigente, ma qualche polemica ha destato l’Atto aziendale dell’Asl. La riprogrammazione delle strutture pubbliche è adeguata?
“Come Ordine siamo pronti a dare il nostro contributo perché ciò avvenga. Comunque, l’Atto aziendale ha qualche criticità, in particolare in Alta Irpinia e a Solofra”.
Le istituzioni locali hanno protestato per quelli che hanno definito nuovi tagli.
“È vero che dobbiamo superare l’equivoco, non si può pretendere l’ospedale sotto casa, ma è nell’interesse dell’efficienza garantire un equilibrio. Per un infarto si va ad Avellino Dea di II livello o ad Ariano, non a Solofra, scegliendo in base alla casistica. Ma per l’ordinario si deve poter decidere in base al grado di affollamento e alla caratterizzazione dei presìdi”.
Si riferisce alla riabilitazione, per esempio?
“Vale la pena potenziare la ‘Don Gnocchi’ a Sant’Angelo dei Lombardi, puntare sulla lungodegenza a Bisaccia, magari rivedendo previsioni come l’ospedale di comunità e la casa della salute, visti gli scarsi risultati della sperimentazione…”.
Quanto può contribuire l’Ordine al riassetto della Sanità in Irpinia?
“Nella misura stabilita dalla sua funzione originaria: è garante della salute dei cittadini. Ho comminato sanzioni a chi non ha fatto il suo dovere. Come presidente, ma soprattutto come medico, devo ricercare le migliori condizioni per curare e salvare vite”.
Questo princìpio negli ultimi anni è costato contenziosi e sanzioni sull’altare della cosiddetta appropriatezza.
“Stento a comprendere fino in fondo il punto. Un medico può essere solo appropriato. Il risparmio non si può ottenere a spese della salute. Per questo sui farmaci sartani attendiamo fiduciosi il pronunciamento della Corte dei Conti…”.
Nel mirino ministeriale sono finite soprattutto le analisi.
“La medicina difensiva a volte produce troppi esami, soprattutto nei posti di pronto soccorso. Nostro dovere è di leggere responsabilmente i sintomi, evitando esami superflui in qualche caso. Ma serve un cambio culturale anche nel cittadino, che fa pressioni e richieste spesso ingiustificate”.
A proposito di diagnostica, quest’anno le coperture regionali hanno garantito le prestazioni in quasi tutti i settori, dopo anni di sofferenza…
“Infatti. Da tempo eravamo abituati allo stop già da settembre, nel 2017 solo la radiodiagnostica è andata in sofferenza negli ultimi venti giorni di dicembre, segno di un miglioramento della situazione economica del settore a livello regionale”.
Tuttavia la crisi economica decennale, depauperando alcuni strati sociali ha generato povertà e indigenza tra i residenti e tra chi proviene dall’estero. C’è una nuova domanda di prestazioni sanitarie gratuite e un’offerta da parte dei medici, che ha sollevato nelle nostre zone polemiche politiche.
“Un numero sempre maggiore di colleghi si propone per visite mediche gratuite a beneficio di tanti cittadini che non praticano la prevenzione o, peggio, rinunciano a curarsi. C’è anche chi investe in proprio per adibire luoghi pubblici in ambulatori di fortuna. Come Ordine abbiamo l’intenzione di offrire un decalogo per chi intende farlo. Ma anche altre iniziative sono in cantiere per i senzatetto”.
Per esempio?
“Tra i medici ci sono volontari pronti a gestire un ambulatorio dedicato ai clochard. Intendo parlarne con il Vescovo di Avellino”.
C’è anche il capitolo dei rifugiati, dei profughi e, più in generale degli extracomunitari indigenti…
“L’Asl ha un ambulatorio riservato agli ospiti con permesso di soggiorno. Il problema è però più complesso e vasto. Non possiamo far finta che gli altri non esistano…”.
Infine, il nodo tutto italiano delle vaccinazioni. L’Irpinia è tra le virtuose, ma…
“La verità scientifica dei vaccini è che hanno permesso di far scomparire malattie mortali, preservando la salute. E quest’anno tanti medici hanno deciso di praticare le vaccinazioni anti-influenzali. Da noi disinformazione e fake news attecchiscono meno che altrove. Comunque, stiamo preparando corsi specifici in materia per i colleghi. È una battaglia di civiltà”.