Ferdinando Picariello, ex vicesindaco di Avellino accanto a Vincenzo Ciampi

«Ad Avellino tutto va bene! Venderemo tutti i beni del nostro patrimonio (lo stadio Partenio Lombardi, il palazzetto dello sport ed altro). Si ma non preoccupatevi: in città tutto va bene». L’ex vicesindaco di Avellino, Ferdinando Picariello, uno dei nomi in corsa per la candidatura di vertice della prossima lista Cinque Stelle, se riuscirà a superare la consultazione della piattaforma Rousseau, sceglie la strada del sarcasmo e lo strumento dei social, per rigettarsi nell’agone politico elettorale. (Leggi l’articolo)

«Il commercio in città è in coma – incalza l’esponente grillino in un post corrosivo – le imposte al massimo, l’inquinamento alle stelle, la cultura in agonia, il degrado avanza, le incompiute restano incompiute, il senso della politica scomparso. Si ma non preoccupatevi: in città tutto va bene. Abbiamo manifestato contro le mafie ed abbiamo scoperto che tra la gente c’era anche qualcuno che con la mafia in questa città “ci campa”. Si perché in questa città la mafia c’è. Si ma non preoccupatevi».

Non manca poi un riferimento alla situazione finanziaria dell’ente comunale e alla possibilità di adottare soluzioni alternative alla dichiarazione di dissesto sollecitata dai Cinque Stelle: «Il debito procurato dalla mala politica per qualcuno è già svanito nel nulla, per altri svanirà a breve. Ricordate però che la magia non è arte, ma solo illusione. Il dissesto fa paura? Sì. Il dissesto non è un mostro cattivo, il predissesto invece potrebbe diventarlo. Potrebbe consegnare alle future generazioni un quadro peggiore di quello che è davanti a tutti, ma che molti hanno paura di vedere».

Picariello prova a sollecitare la cittadinanza, sottolineando i rischi dell’indifferenza della comunità rispetto ai propri destini: «E poi c’è l’acqua ancora da vendere, c’è un territorio da devastare con altro cemento al posto del verde. Si può ancora fare peggio? Sì, si può morire dentro. Quando un cittadino non ha più speranze, non ha più la forza di gridare, reagire, muore il pensiero e con esso l’uomo e la politica, quella nobile, non quella che qualcuno pensa di aver fatto negli ultimi anni».

Gianluca Cantalamessa, deputato e coordinatore regionale della Lega, ad interim responsabile del partito ad Avellino

Intanto sul fronte del centrodestra si inizia a delineare il quadro per le prossime scadenze elettorali. L’accordo sancito a Roma tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per candidature comuni nei capoluoghi appare ormai scontato che ad Avellino non sarà attuato e nemmeno negli altri centri della provincia al voto.

Se i berlusconiani hanno deciso di seguire la strada di una aggregazione civica da cementare attorno alla lista L’Altra Avellino, la Lega ha puntato alla costruzione di un polo sovranista con Movimento nazionale. Ma nel Carroccio irpino si registrano divisioni sulle ipotesi di candidatura.

L’ex capogruppo a Piazza del Popolo, eletto in quota Mn, ed ex consigliere provinciale, Damiano Genovese, puntava a guidare la mini coalizione della destra salviniana, ma da Napoli sarebbe giunto l’altolà del coordinatore regionale e deputato Gianluca Cantalamessa, dopo le polemiche registrate sul piano nazionale, a seguito di alcuni servizi giornalistici televisivi che sollevavano il caso, sulle candidature e sulle presenze “scomode” o considerate tali, soprattutto nel Mezzogiorno.

Genovese, quindi, è pronto ad andare avanti da solo, cercando di mettere in piedi un’alleanza civica, per la quale si propone come candidato sindaco.

Una frattura che metterebbe in crisi il rapporto con la Lega e congelerebbe l’intesa tra il partito di Salvini, guidato in Irpinia da Sabino Morano, che sulla questione avrebbe evitato di prendere ufficialmente posizione, e Movimento nazionale per la sovranità, la formazione di Alemanno e Storace, in Campania coordinata da Ettore de Conciliis.

In un quadro fortemente frammentato e confuso, la viceportavoce regionale di Fratelli d’Italia, Alessia Castiglione, si fa promotrice di un chiarimento tra tutti i partiti dell’area conservatrice, convocando il tavolo del centrodestra.


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