I vigneti del Taurasi nel reportage della rivista Wein Welten

L’Irpinia del Taurasi incassa una nuova celebrazione fuori dai confini nazionali. Dopo gli apprezzamenti dello scrittore e giornalista olandese Paul Balke, uno dei massimi riferimenti della letteratura nel settore, si pronuncia la rivista tedesca “Wein Welten” con un ampio servizio a firma del reporter Rupert Kästel sul “Weinreise zum Taurasi – die Neugier eines großen Aglianico – Liebhabers”, ovvero “Viaggio nel Taurasi- curiosità su un grande amante dell’aglianico”.

Il giornalista ha redatto il suo articolo a seguito della rassegna Ciak Irpinia, promossa dal Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia per catturare l’attenzione della stampa estera e promuovere i vini irpini fuori dai confini nazionali. Come nel caso di Paul Balke, la prima annotazione che emerge dal “Viaggio nel Taurasi” è l’assenza dell’Irpinia dalle mappe turistiche non solo nazionali, ma anche regionali. L’Irpinia del Taurasi e delle tre Docg restano nell’ombra, rendendo inespresso il suo elevato potenziale, mentre decine di aziende irpine- quelle più attente alla politica di internazionalizzazione- rappresentano la sezione “Aglianico Campania”.

“Dopo aver avuto l’opportunità di partecipare al CIAK Irpinia 2018 a Montemiletto, dove ho potuto conoscere cantine molto apprezzate per il proprio carattere, è maturata in me la determinazione di scoprire in Italia la zona di produzione dei vini dell’Irpinia ‘immacolata’ In particolare, il mio interesse era rivolto a quelle che producono il vino rosso da me così tanto apprezzato, il Taurasi” scrive Rupert Kästel.

“Beh, la Campania non è un luogo sconosciuto. Chi non conosce la “bella Napoli”, Capri, Ischia, Sorrento e la splendida Costiera Amalfitana con tutte le sue specialità come la mozzarella di bufala, la pizza, l’espresso napoletano ed il limoncello? Questa zona ha molto da offrire già solamente dal punto di vista culinario. Ma chi conosce veramente Avellino, per non parlare di Montemarano, Mirabella, Castelfranci, Montefusco o Paternopoli? (Ancora troppo pochi e) ci si rende conto rapidamente che c’è ancora molto da esplorare. Se si viene da Napoli, via autostrada e in direzione Bari, ci si dirige verso gli Appennini per raggiungere Avellino, che è la porta d’ingresso dell’Irpinia. Il paesaggio cambia bruscamente. Le montagne boscose diventano dolci colline che offrono un cambiamento molto piacevole tra i vigneti, campi, boschi e centri abitati. Semplicemente bello! Ma anche abbastanza inesplorato. Se si conosce l’Italia, dalle zone turistiche come la Toscana, il Veneto, all’Umbria e le Marche, si nota subito che a differenza di quelle zone qui in Irpinia ci sono pochi turisti. Non può dipendere dal posto, dalla gente e dai vini. Ho il sospetto che le attrazioni più famose e precedentemente citate della Campania catalizzano tutta l’attenzione dei turisti, ma l’Irpinia ha molto da offrire. Se vi piace la Toscana, l’Umbria e il paesaggio marchigiano allora vi sentirete a vostro agio anche in Irpinia; le dolci colline ed i borghi pittoreschi, qui ci vengono incontro in modo più tranquillo e più pacato”.

Piero Mastroberardino

E poi ancora. “La porta di ingresso dell’Irpinia può essere considerata Atripalda, che è anche la sede di Mastroberardino, la cantina più rinomata cantina della Campania. Dal momento che questa cantina con i suoi vini mi è molto nota, questa volta ho preferito visitarne altre. Ho voluto incontrare la rinomata azienda Terredora Di Paolo, un ramo della famiglia  Mastroberardino, che produce circa 850mila bottiglie all’anno; la Tenuta Pepe (circa 400mila bottiglie), ma anche cantine più piccole come Salvatore Molettieri (circa 60mila bottiglie) e Michele Perillo (con circa 25mila bottiglie); e infine la cantina di Gianni Fiorentino con una produzione annua di appena 7.500 bottiglie di vino. Comunque per tutte queste aziende si percepisce il loro grande amore per l’Irpinia, la sua storia e la sua tradizione” si legge.

“Sarebbe opportuno innanzitutto dare alcune informazioni sul Taurasi Docg. È ovvio che il nome proviene dal comune di Taurasi. In realtà, la maggior parte della produzione non si ha nel comune di Taurasi, ma nelle zone vicine. Negli anni precedenti, i vini d’Irpinia non venivano commercializzati, con poche eccezioni come ad esempio, la famosa cantina di Mastroberardino. I vini- le cui qualità erano abbastanza apprezzate- sono stati invece, sì venduti già negli anni ’20 del secolo scorso in Toscana, Piemonte, e anche in Francia, ovvero nei luoghi dove la fillossera aveva distrutto molti vigneti. Il punto di raccolta da dove venivano spediti i vini con la “ferrovia del vino”, era a Taurasi, da cui prende il nome il vino che per lungo tempo fu l’unico a denominazione Docg in Campania.

Il Taurasi DOCG è ottenuto dalla vinificazione di almeno l’85% di uve Aglianico (il resto può essere da altro vino rosso comune), ma tutte le cantine che ho visitato producono il loro Taurasi con 100% di uve Aglianico. Deve invecchiare 3 anni, un anno almeno in botti di rovere, la Riserva anche 4 anni, di cui almeno 18 mesi in botti di rovere. Dal momento che l’uva Aglianico produce vini di struttura tannici che si ammorbidiscono nel corso degli anni, questo li rende adatti ad un lungo invecchiamento. Invero, si dovrebbe bere il Taurasi solo in età matura. Ne è un esempio il vino di Michele Perillo: il suo ‘Taurasi’ ed il suo ‘Taurasi Riserva’ sono immessi sul mercato la prima volta con 10 anni di invecchiamento.

Nella prima parte del mio viaggio ho visitato le zone sud-est del Taurasi. In particolare i comuni di Castelfranci, Montemarano e Paternopoli, dove i vini Taurasi acquistano una particolare forza. L’Azienda Vitivinicola Salvatore Molettieri ha sede a Montemarano, con una splendida vista sui vigneti che si estende sino a Castelfranci; l’azienda di famiglia è gestita da Salvatore e dai suoi quattro figli, Giovanni, Giuseppe, Luigi e Paolo. Quando si sorseggia il Taurasi Cinque Querce, si riconosce appieno l’identità della famiglia Molettieri che lavora con grande passione sia nei vigneti che nella cantina. Si ha la sensazione che i Molettieri conoscano ogni granello di sabbia delle loro terre. I loro vini sono molto potenti, con un aroma che si prolunga nel gusto; si tratta di vini per gli amanti dei vini rossi pieni e con carattere. I vini di Salvatore Molettieri come anche i vini di Michele Perillo sono in assoluto i miei preferiti per questo tipo di Taurasi; comunque vanno gustati dopo il necessario tempo di invecchiamento.

Situata a Paternopoli è l’Azienda Agricola Fiorentino, gestita da Giovanni Fiorentino. Giovanni, laureato in legge, ha lavorato per la Provincia di Avellino ed ha deciso di continuare la lunga vocazione della famiglia per la vinificazione.

La sua cantina è molto bella, costruita in legno da artigiani locali sulla base di un progetto di bioarchitettura. Essa simboleggia lo stretto rapporto tra natura e la propria terra. Anche se i vini di Fiorentino non sono sul mercato da molto tempo, prevedo per loro un futuro molto positivo. Già a Montemiletto durante Ciack Irpinia 2018 ho avuto una ottima impressione  del suo Taurasi; è un vino etereo, balsamico e molto armonioso. Questo Taurasi, inoltre, non deve essere bevuto troppo giovane, ma non necessita di tutto il tempo che richiede un Molettieri o un Perillo. La vendemmia 2017 ha anche la prima volta una Riserva e la sua degustazione in botte evidenzia che è un vino dalle caratteristiche eccezionali. Non di meno mi ha colpito il suo Aglianico Rosato; anche se non sono un amante del vino rosè, devo ammettere che questo è speciale.

Le uve dell’Aglianico

La cantina Terredora di Paolo si trova a Montefusco. Lì ho avuto l’opportunità di incontrare Daniela Mastroberardino e suo fratello Paolo. Dal cognome si evince che i proprietari sono parenti della cantina di punta campana, la Mastroberardino. Walter Mastroberardino si è separato nel 1994 dalla cantina Mastroberadino, che è stata invece proseguita da suo fratello Antonio. Daniela, che si occupa principalmente delle vendite, esprime appieno la passione che ha per il suo vino, le sue origini e la storia della loro casa e tutto ciò si può anche cogliere su ogni bottiglia di Terredora: l’etichetta commemora un simbolo longobardo, quello che si trova all’ingresso del paese di Montefusco. Dopo la visita alla cantina Daniela ha orgogliosamente mostrato gli splendidi vigneti di Terredora, prima che degustassimo i vini. La varietà dei vini è impressionante ed è ben individuabile già dalla diversità dei vitigni. Alcuni vini bianchi, inoltre, sono invecchiati cosa che dà ai vini un tocco speciale, gentile.

I tre diversi Terredora-Taurasi, in particolare il Camporè appartiene alla tipologia di Taurasi eleganti e delicati. Anche loro sono vini da invecchiamento anche se, in realtà, posso già essere bevuti dopo 5-7 anni.

In sintesi si può sostenere che in Sud Italia si possono trovare grandi vini che sono prodotti con estrema passione. Inoltre il Terroir contribuisce ad arricchire la differenziazione tra i vari vini. A tal proposito è opportuno citare che la cantina Feudi di San Gregorio con il proprio “Feudo Studi” cerca di sviluppare diversi vini regionali sia per i bianchi che per i vini rossi. Ci sono ancora molte novità da aspettarsi in Irpinia…” conclude.


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