Juan Gerardo Guaidó Márquez, presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela dal 5 gennaio di quest'anno, dal 23 gennaio 2019 si è auto-dichiarato presidente del Venezuela ad interim
Originaria di Conza della Campania, l’avvocato Krizia Cincotti Bellino ha scritto una lettera aperta per informare i suoi parenti e amici italiani residenti in Alta Irpinia della situazione gravissima in cui è precipitato il Paese sudamericano in queste settimane. Testimonia la battaglia per la libertà in un Venezuela dove al momento i dubbi sull’esito elettorale ha creato una situazione di blocco democratico. Di seguito il testo dell’avvocato, che è anche una attivista per i diritti umani.
Krizia Cincotti Bellino (*)
Il 20 maggio 2018, le elezioni presidenziali si sono tenute in Venezuela, dove è stato rieletto Nicolás Maduro. L’esito di queste elezioni ha sollevato dubbi nell’opposizione venezuelana e nella comunità internazionale circa questo processo elettorale, che “non ha ha rispettato gli standard internazionali di un processo democratico, libero, equo e trasparente”. Questa la reazione internazionale nelle dichiarazioni di 86 paesi: 39 di loro riconoscono il risultato delle elezioni presidenziali e 47 non lo sanno; dichiarazioni che si sono verificate dallo stesso 20 maggio 2018 fino al 4 gennaio 2019, una settimana dopo la data in cui un nuovo presidente avrebbe giurato in Venezuela.
Entro il 10 gennaio 2019, un nuovo presidente della Repubblica per il mandato presidenziale 2019-2025 doveva giurare davanti all’Assemblea nazionale e, in assenza del presidente, in conformità con l’articolo 233 della Costituzione della Repubblica bolivariana del Venezuela, il presidente dell’Assemblea nazionale, esercitando i suoi poteri, eserciterebbe le funzioni corrispondenti all’esecutivo nazionale in qualità di presidente in carica. Inoltre, l’Assemblea nazionale, basata sugli articoli 333 e 350 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, deve adottare le misure necessarie per ripristinare l’ordine costituzionale in Venezuela. Il 10 gennaio 2019 l’Assemblea nazionale del Venezuela ha dichiarato un’emergenza a causa dell’usurpazione della presidenza da parte di Nicolás Maduro.
Ma cosa è successo il 23 gennaio in Venezuela? L’opposizione venezuelana ha chiesto una grande mobilitazione di vari stati del Venezuela e di Caracas, dove Juan Guaidó, come presidente dell’Assemblea nazionale e nell’esercizio delle sue funzioni con il sostegno agli articoli 233, 333 e 350, ha giurato di assumere “formalmente i poteri dell’esecutivo nazionale come presidente incaricato del Venezuela per ottenere la cessazione dell’usurpazione, un governo di transizione e elezioni libere”. Come risultato di questo giuramento e in soli due giorni, 49 paesi in tutto il mondo hanno parlato a sostegno dell’Assemblea nazionale e riconoscendo Juan Guaidó come presidente in carica, 12 paesi hanno parlato a sostegno di Nicolás Maduro riconoscendolo presidente e 4 paesi Chiedono che si realizzi un processo di dialogo in Venezuela. Ma parallelamente a queste azioni portate avanti dall’Assemblea nazionale a sostegno e in conformità con la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dal 21 gennaio 2019 ci sono state proteste in tutto il territorio venezuelano che ha portato alla repressione dalle forze di sicurezza statali che cercano di eliminare qualsiasi protesta, con 939 arresti fino al 30 gennaio 2019, di cui 77 sono minorenni, secondo le cifre di Alfredo Romero, direttore esecutivo del Forum criminale venezuelano. Ci sono 755 persone private della libertà e 35 deceduti, di cui uno è minorenne, secondo le cifre dell’Osservatorio venezuelano dei conflitti sociali. Si tratta di dati allarmanti a causa dell’uso sproporzionato della forza da parte delle agenzie di sicurezza dello stato contro i manifestanti.
Ora cosa? Il presidente in carica, Juan Guaidó, ha tenuto una conferenza stampa il 25 gennaio 2018, dove ha definito un chiaro programma da parte dell’opposizione venezuelana nelle azioni di strada, oltre a una ricerca di sostegno internazionale. Ha avviato formalmente un processo di lotta per il recupero dell’ordine democratico costituzionale e la difesa dei diritti umani in Venezuela, contro una macchina dittatoriale chiusa a una carica di potere che per oltre 20 anni ha sistematicamente violato i diritti umani in Venezuela. Abbiamo iniziato come gioventù venezuelana a scrivere un nuovo capitolo nella storia del Venezuela. C’è chi ci ha chiamato il futuro del Venezuela, ma ora siamo il presente, una generazione venezuelana che ha vissuto solo sotto un regime di ingiustizia e cerca di recuperare la libertà del Venezuela.
(*): Italo-venezuelana è avvocato e attivista per i diritti umani