Ingresso alla sede nazionale del Partito Democratico al Nazareno

Il Pd ad Avellino e in provincia ha quasi completato il suo percorso congressuale nazionale e regionale, in vista delle primarie per eleggere il segrerario nazionale. Domenica dedicata alle assemblee degli iscritti con l’elezione della Convenzione provinciale per i Congressi Nazionale e Regionale in Irpinia, con risultati destinati a mutare profondamente gli equilibri politici interni al Partito Democratico irpino. Secondo i dati ancora parziali nel voto degli iscritti prevale Nicola Zingaretti (1567 voti) su Maurizio Martina (1487). Il Governatore del Lazio ha quindi ottenuto un centinaio di voti in più del suo avversario. Seguono Francesco Boccia (725), Roberto Giachetti (158), Maria Saladino (19) e Dario Corallo (9). Nel regionale Annunziata è a 2.200 contro i 1423 di Umberto Del Basso De Caro. Il dato non è definitivo, mentre sono ancora in arrivo i risultati da alcuni circoli. Entro la tarda serata il Partito Democratico provinciale dovrà trasmettere a Roma i verbali definitivi.

Enzo De Luca, già senatore, componente della segreteria regionale del Partito Democratico

PD, NUOVO SCENARIO IN IRPINIA. Sul piano politico locale il risultato è a questo punto ormai acquisito, proprio in virtù di queste percentuali. Nel confronto tra i diversi leader del Pd irpino si rafforza la posizione di Enzo De Luca, che ottiene un chiaro successo personale. Il senatore oggi dirigente regionale uscente è stato l’unico a schierarsi a sostegno di Zingaretti, pronunciandosi per il Governatore del Lazio fin dall’autunno, quando in una riunione di componente a metà novembre intervenne al fianco di Dario Franceschini a Palazzo Madama nella sala dei Presidenti del Senato, presenti oltre cento tra senatori, deputati e dirigenti nazionali e regionali. Contro Zingaretti e a favore di Martina c’era tutto il gruppo dirigente irpino: il Governatore Vincenzo De Luca; la Presidente del Consiglio Regionale Rosa D’Amelio; il deputato sannita Umberto Del Basso De Caro, largamente superato nel voto per la segreteria regionale dal Sindaco di Poggiomarino Nunziata; Luigi Famiglietti, Valentina Paris, Roberta Santaniello.

Rosa D’Amelio, Presidente del Consiglio Regionale della Campania

Con queste percentuali toccherà all’Area Zingaretti assumere la responsabilità di dare forma al prossimo congresso provinciale. Raccogliendo gli stessi voti del resto del gruppo dirigente, l’Area Zingaretti con Enzo De Luca potrà perseguire più agevolmente quell’unità che ha ribadito anche recentemente essere una esigenza irrinunciabile, per un partito che a Roma come ad Avellino deve riconquistare la credibilità e il consenso perduti negli ultimi due anni. Per De Luca, che ha fatto la campagna a sostegno del candidato segretario regionale con Rosetta D’Amelio, ci sono margini per realizzare una larga maggioranza regionalista, se dovesse saltare l’opzione unitaria.

Nell’area Martina sarebbe la Presidente del Consiglio Regionale ad aver ottenuto i maggiori consensi, confermando nel Pd irpino la trazione dei leader tradizionali in provincia di Avellino, Enzo De Luca e Rosa D’Amelio.

Nicola Zingaretti durante una iniziativa politica a Latina

IL GOVERNATORE DEL LAZIO È OLTRE IL 50% SUL PIANO NAZIONALE: FA IL VUOTO NELLE CONSULTAZIONI TRA GLI ISCRITTI. A livello nazionale Nicola Zingaretti sembra non avere più rivali. Nella partita sui territori tra gli iscritti ottiene il 51,3 per cento, contro il 34 di Maurizio Martina (dato aggiornato ai conteggi resi noti ieri 20 gennaio). Zingaretti nel voto dei Circoli ha un 48,6 per cento. La terza piazza è di Roberto Giachetti, fermo al 12,9. Saranno loro tre ad approdare alle primarie. Per gli altri i giochi sembrano ormai fatti, tutti lontanissimi, con Francesco Boccia davanti a Dario Corallo e Maria Saladino. I valori in campo sembrano chiari, anche con la consultazione ormai in pieno svolgimento nel Mezzogiorno, dove Maurizio Martina ha recuperato l’alleanza con il Governatore della Campania Vincenzo De Luca. In uno dei sondaggi di opinione diffusi giovedì scorso in questi giorni di voto tra gli iscritti, il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti si attestava al 49 per cento, ad un soffio dalla elezione diretta alle primarie, fissate per Il 3 marzo

Matteo Renzi nel 2015. Allora era segretario nazionale Pd e Premier

LA SFIDA PER CAMBIARE IL PD (DI RENZI). Nel dicembre 2013 a Matteo Renzi le primarie del Pd sono servite per prenotarsi la poltrona a Palazzo Chigi, dove è rimasto mille giorni, prima di scegliere unilateralmente di dimettersi, sull’onda dela sconfitta referendaria. Per Nicola Zingaretti, lanciatissimo dal voto degli iscritti verso la leadership del partito, non sarà un trampolino, ma il primo piolo di una scala ripida e scivolosa. Pur essendo l’unico ad aver vinto il 4 marzo 2018, una volta eletto dovrà farsi carico di porre rimedio a quel tonfo, agendo come se fosse il proprio. E nelle sue dichiarazioni pubbliche non ne fa mistero. Nei suoi interventi Zingaretti dà forma alla sua missione riformatrice nel partito che in primavera con ogni probabilità guiderà. Descrive il suo Pd una forza popolare, che ha il dovere di dare voce al Paese nel rappresentarlo, non la pretesa di dimostrare di aver ragione aspettando il fallimento altrui. Il partito è uno strumento di partecipazione alla vita del Paese, non il fine dell’impegno politico, il cui scopo è essenzialmente concorrere al progresso delle condizioni di sviluppo e di benessere della comunità. Non basta il buon governo a legittimare la continuità al vertice delle istituzioni, quando le condizioni generali e particolari della società italiana non migliorano. Non è sufficiente garantire la stabilità dei conti pubblici. Questa pre condizione non negoziabile della responsabilità di governo, rappresenta la premessa di una azione riformista e riformatrice, che deve produrre opportunità di miglioramento delle condizioni di vita e benessere dei cittadini. Anche in assenza di modelli di riferimento in Europa e in Occidente, la politica deve operare per produrre un cambiamento costante, al di là del simbolo, del brand, dei colori o della bandiera, che non potranno mai sostituirsi a quelli della Repubblica. Se vengono prima le persone e il destino delle generazioni che incrociano questo momento storico, non c’è simbolo più appropriato e coerente da presentare alle competizioni elettorali se non quello di un impegno che va rinnovato con l’elettorato ogni giorno: garantire la rappresentanza a chi nel suo quotidiano chiede soluzioni ai problemi di ogni giorno. Le tesi sviluppate da Zingaretti tendono in qualche modo a restituire una identità e una missione al Pd, che per Zingaretti deve aprire le porte alla società responsabile. Per ora i risultati gli danno ragione tra gli iscritti come nei sondaggi demoscopici sull’esito delle primarie.

GIALLO AD AVELLINO, TROVATO CHIUSO UN CIRCOLO. In attesa di valutare i risultati finali, la domenica è stata turbata dal giallo di un Circolo trovato chiuso dai dirigenti provinciali del partito, giunti sul posto per verificare l’andamento del voto. La vicenda è stata segnalata a via Tagliamento che nelle prossime ore potrebbe convocare i responsabili per approfondimenti. Stando alle prime informazioni, nei locali trovati chiusi avrebbero votato diverse centinaia di tesserati.


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