“Un distretto rurale per lo sviluppo delle aree interne: il modello Gal Irpinia” è il titolo dell’incontro promosso dal Gal Irpinia che si svolgerà sabato 15 dicembre, con inizio alle ore 17.00, presso il Castello d’Aquino di Grottaminarda. L’appuntamento, come annunciato dal presidente Vanni Chieffo, vuole rappresentare “un’utile occasione di confronto sulle tematiche dello sviluppo rurale e sulla pianificazione territoriale che vede nel Gal Irpinia un riferimento per gli operatori”,  spiega. Il sistema agroalimentare campano è una delle componenti di maggior rilievo dell’economia regionale, vantando un ampio paniere di prodotti, di cui molti oggetto di tutela con marchio nazionale ed internazionale. La Campania si distingue rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno per la presenza di circa 28 prodotti tra DOC, DOCG e DOP, a cui vanno aggiunti oltre 300 prodotti tradizionali delle diverse realtà territoriali. Il numero di imprese alimentari registrate presso le Camere di Commercio è in crescita. L’aspetto interessante è legato al fatto che, negli ultimi anni, l’incremento medio annuo dell’industria alimentare è stato superiore a quello registrato dal settore manifatturiero. Per quanto riguarda la localizzazione delle industrie alimentari, e una loro maggiore concentrazione si riscontra nelle provincia di Napoli, mentre Benevento ed Avellino risultano le province con il maggior numero di imprese. La trasformazione di frutta e ortaggi si riscontra nelle province di Avellino, Salerno e Napoli. In attesa di recepire i decreti attuativi della legge regionale che disciplina i Distretti Rurali (Legge n.20 dell’8 agosto 2014), il Gal si fa avanti e lancia una sua proposta, da candidare agli stakeholder individuati e al consigliere regionale Franco Alfieri, invitato all’incontro insieme al presidente della Commissione Agricoltura Maurizio Petracca.

Presidente Chieffo, qual è l’obiettivo del distretto rurale delle aree interne?

“Intendiamo estendere il modello del Gal Irpinia adottato in tutti questi anni, fin dal lontano 1992, ad una rete di attori e protagonisti per costruire il distretto”.

Come?

“In linea con le misure Leader europee che si occupano di sostenere l’incremento dello sviluppo locale, favorendo una strategia di azione non calata dall’alto, ma il recepimento di indicazioni dal basso. Il Gal è composto per il 51% da privati e dal 49% da una partnership pubblica, in cui sono inclusi anche i Comuni, e il Piano di Sviluppo Locale tiene conto di tutte le esigenze manifestate dal territorio e dagli attori che vi operano”.

Giovanni Chieffo, Presidente del Gal Irpinia

Da quali risultati mette parte il Gal

“Soltanto nella scorsa gestione del Piano, sono state aperte 45 nuove aziende sul territorio, tutte composte da giovani e donne. Il riscontro in 20 anni di attività- che è un tempo relativamente breve- è soddisfacente, significa che l’operatività di un distretto ha la capacità di moltiplicare i risultati e gli incrementi in termini di crescita e sviluppo”.

Quali economie sono state spalmate sul territorio?

“In questo ventennio possiamo elencare un numero altissimo di cantine, aziende, b&b, agriturismi, ostelli, recuperi di vecchie strutture nei paesi, esperienze nella ristorazione. Oggi le condizioni dello sviluppo possono essere diverse, così come abbiamo la possibilità di ampliare il meccanismo della valorizzazione”.

Alla luce dell’esperienza maturata all’interno del Gal lei ritiene che il territorio sia maturo per compiere quali passi in avanti?

“Le prime esperienze che abbiamo affrontato nei Comuni ci hanno portato alla realizzazione di pochi progetti, ma oggi la nostra esperienza è stata arricchita: il nostro modello di interesse è quello di un’Area Vasta rurale, in cui produttori, amministratori, associazioni e Gal stipulano un patto col territorio per affrontare esperienze nuove e innovative”.

Che ruolo può svolgere il Gal?

“Partendo dal formulario legislativo del 2014, di cui attendiamo i decreti attuativi da parte del consiglio regionale, peraltro a breve,  il Gal si pone come strumento capofila, per sensibilizzare le comunità e gli attori interessati alle nuove opportunità in campo. C’è bisogno di investimenti, ma anche di lavoro e di idee per fare andare avanti il progetto”.

Il Gal ha una sua idea progettuale da proporre alla platea di riferimento?

“Si tratta di una idea aperta al contributo della discussione. Occorre intercettare i finanziamenti regionali ed europei a supporto delle iniziative territoriali e degli operatori. Il Gal può guidare i processi di sviluppo,  offrendosi come strumento per raggiungere obiettivi di crescita economica sul territorio”.

Illustrerà il progetto nel dettaglio in occasione del convegno di sabato?

“Sarà annunciata l’idea-progetto, ma si apriranno di fatto i tempi tecnici per gli incontri, per la valutazione economica del piano, per il coinvolgimento delle associazioni di categoria, delle associazioni di volontariato, e di tutto il territorio”.

La direttrice che anima il progetto del distretto è la valorizzazione delle tipicità?

“La valorizzazione è il principio di partenza: nostro obiettivo sarà quello di chiudere tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione, dal commercio alla promozione”.

Immagina anche alla definizione di un marchio di tipicità? Oggi si parla di creazione di brand per i prodotti…

“Il marchio di tipicità è già inserito nella dicitura del distretto rurale, ma in ogni caso sarebbe prematuro parlarne adesso. L’idea prevede un coinvolgimento di tutti i segmenti dell’agroalimentare: dal lattiero caseario all’olio, dal vino al grano, fino a tutti i prodotti tipici locali”.

Il distretto rurale prevede anche l’inclusione del turismo e dell’artigianato.

“Nella pianificazione c’è ampio spazio per l’artigianato e per un turismo leggero, che sia sinonimo di nuova vivibilità”.