«Acquedotto al collasso, servono investimenti subito», Cisl: i Comuni non fuggano dall’Alto Calore. Cgil: operazione verità

IL DRAMMATICO APPELLO DEL SINDACATO: CEDIMENTO DELL'ADDUTRICE EPISODIO CHE NON HA PRECEDENTI. Il Segretario Mario Melchionna lancia un monito ai sindaci azionisti dell'Acs spa perché comprendano i rischi «di una crisi idrica dalle conseguenze non prevedibili» alle porte. Li invita a riconsiderare la ricapitalizzazione del gestore non come l'ennesimo apporto finalizzato a salvaguardare una azienda pubblica, «ma come un investimento strategico per i cittadini, che non possono fare a meno dell'acqua per vivere». Franco Fiordellisi difende la gestione pubblica, ma invita «a fare chiarezza su eventuali by pass esterni attivati sulla rete»

Solo la professionalità dei tecnici dell’Alto Calore, impegnati per 15 ore a riparare l’ennesima condotta esplosa addirittura nei pressi delle sorgenti di Cassano, ha evitato di lasciare senz’acqua la provincia di Avellino. L’acquedotto irpino è al collasso nel disinteresse delle istituzioni da ormai almeno quindici anni.

Il segretario della Cisl Irpinia Sannio, Mario Melchionna

L’episodio di Cassano Irpino arriva proprio nei giorni in cui molte ammnistrazioni locali hanno ritenuto di non ricapitalizzare il gestore del servizio idrico, l’Alto Calore, ritenendo questa una società da lasciare ai privati. Una linea di condotta che trova contraddizione nella realtà di un acquedotto non più in grado di garantire le popolazioni. Su questa posizione si esprime anche la Cisl Irpinia Sannio, che con una nota firmata dal Segretario Mario Melchionna chiede ai Sindaci di farsi carico delle proprie responsabilità. Non è in discussione la ricapitalizzazione di una società in questa fase, ma la difesa dell’acqua pubblica e del diritto dei cittadini ad ottenere un servizio dignitoso, puntuale e sicuro.

Il fango ha invaso la Strada Stata 164 nei pressi degli impianti idrici di sollevamento a Cassano Irpino

La causa dell’avvenuta esplosione della condotta di Cassano «è da ricercare nell’eccessiva pressione all’interno delle reti», spiega il Segretario Generale della Cisl IrpiniaSannio Mario Melchionna. «È l’inevitabile conseguenza delle perdite diffuse: la condotta adduttrice dovrebbe portare circa 600 litri di acqua al secondo, invece per ovviare alle perdite deve arrivare a più di mille», prosegue. «Il risultato è che sono stati dispersi 2000 litri di acqua al secondo, che hanno costretto i tecnici e gli operai specializzati dell’Alto Calore a chiudere le valvole di sicurezza e quindi ad una interruzione del servizio idrico in 87 comuni della provincia di Avellino e Benevento, pari al 90% delle utenze dell’Alto Calore».

Per il segretario della Cisl Irpinia Sannio «non si può più trascurare il problema delle condotte fatiscenti che vanno assolutamente sostituite». Di qui il collegamento all’Alto Calore Servizi. «Il rifacimento delle reti è inserito nel piano di manutenzione straordinaria proposto da Alto Calore: 60 milioni di euro da parte della Regione e 25 milioni da recuperare attraverso l’aumento di capitale»

Le sorgenti Pollentina_di Cassano

«SALTATA UN’ADDUTRICE, CEDIMENTO SENZA PRECEDENTI». Il danno stavolta è serio. Domenica mattina «è saltata una adduttrice principale e non più di un tratto secondario con interventi e ricadute limitate, senza considerare l’inverno alle porte e il rischio gelo, concause di possibili nuovi danni». Melchionna ricorda che «da anni la Cisl e la Femca sollecitano istituzioni politiche ed Alto Calore a risolvere questo problema anche attraverso il Patto per lo Sviluppo», tavolo al quale «la riqualificazione delle reti idriche è stata inserita come priorità sin dal 2010».

Oggi sul tappeto c’è la necessità di impedire che il collasso dell’acquedotto condizioni lo sviluppo di un intero territorio, che paradossalmente è ricco di sorgenti. L’acqua oggi più che mai, aggiunge «rappresenta una priorità per assicurare il corretto svolgimento del servizio, una priorità per salvaguardare i livelli occupazionali, una priorità per garantire i cittadini in termini di costi e tariffe». Melchionna conclude ricordando l’età media del sistema distributivo idrico delle province di Avellino e Benevento. «Il problema viene da lontano, se pensiamo che le reti sono vecchie di oltre settanta anni, occorre una corretta e puntuale manutenzione. La Cisl pertanto sollecita le Istituzioni ad intervenire quanto prima, soprattutto i sindaci dei comuni interessati attraverso l’aumento di capitale, per salvare l’Alto Calore, preservare la gestione pubblica dell’acqua e favorire le opere di manutenzione e i nostri rappresentanti politici per sollecitare la Regione Campania a destinare gli investimenti al nostro territorio in tempi brevi».

«CGIL: VERIFICARE ALLACCI ESTERNI». Sulla vicenda è intervenuta anche la Cgil. «Alto Calore deve fare chiarezza sulle perdite della rete idrica: sono reali oppure, come qualcuno ipotizza, ci sono bypass operati a monte dei contatori di alcuni comuni che alimentano impropriamente attività sia private sia pubbliche?», scrive il Segretario provinciale Franco Fiordellisi, che «pretende trasparenza». E spiega: «Fughiamo ogni dubbio perché se si riscontrasse che le captazioni sono irregolari, si dovrebbero riprogrammare gli investimenti che, in tal caso, non avrebbero lo stesso impatto sul costo totale». Quindi l’appello: «I sindaci e tutti i soci tutti valutino attentamente la situazione prima di avallare la ricapitalizzazione e la modifica statutaria. Sappiamo bene che sono necessari investimenti, ma Acs deve assolutamente chiarire la situazione».

RICAPITALIZZAZIONE, FIORDELLISI: «I SINDACI DIFENDANO I CITTADINI DALL’ESCALATION DELLE TARIFFE». Molti comuni lamentano la mancanza di risorse per acquisire le quote, ricorda Fiordellisi. «Ma tra qualche anno sarà anche peggio. Infatti, se sono questi gli scenari, la tariffa sarà molto più cara e gli irpini si dovranno accollare i costi delle opere che dovrebbero risolvere i problemi quantizzati in 60 milioni di euro da parte della Regione e oltre 50 milioni da ricapitalizzazione». In sostanza, Fiordellisi sottolinea che per quanto «siano importanti gli investimenti» risulta «indispensabile dimostrare che progettazione e dispersione siano reali». Per questo «gli organi preposti verifichino che la concessione possa continuare senza incorrere in violazione delle norme europee, del Codice degli appalti e dell’Anac. Comunque, anche contro la nostra linea, purché sia tutelata l’acqua pubblica e i cittadini non escludiamo la possibilità di commissariamento con intervento del Governo». Quindi ricorda: «Dopo la convocazione, del 21 dicembre, dell’Assemblea dei soci per discutere della ricapitalizzazione, della modifica statutaria e dell’istanza di responsabilità dei Cda e dirigenti dal 2004 al 2016 fatta dal Comune di Avellino non ci sono stati risvolti positivi. La ricapitalizzazione è motivata dal rischio fallimento per debiti e dalla necessità di nuovi investimenti per essere in linea con quanto stabilito dall’Autorità nazionale (Arera): si tratta di 60 milioni di euro di investimenti spalmati su 3 anni, con appunto anche la ricapitalizzazione fino al 2024 di cui 25 nel 2019 e 27 milioni negli anni a seguire». Per la Cgil occorre difendere la gestione pubblica: «Più volte la Cgil, ha sottolineato che l’acqua deve rimanere pubblica: la possibilità che quella irpina possa essere gestita diversamente è un affronto alla democrazia e ai cittadini che si deve evitare. La riorganizzazione aziendale con accorpamento della Patrimonio e servizi, prevedeva il piano di investimenti, con la tutela dei conti mal messi, cosa fatta a fronte dell’aumento della tariffa innalzata i questi ultimi 2 anni».

«SERVE UN’OPERAZIONE DI VERITÀ». La Cgil fa il punto sulla situazione, chiarendo lab propria posizione. «La rivisitazione della tariffa doveva servire per avviare il percorso di tutela con una vera azione riorganizzata che mettesse in sicurezza la proprietà interamente pubblica, in tal senso andavano gli accordi di prepensionamento, la dislocazione di parte del personale, la ridefinizione di alcune procedure tra cui l’esternalizzazione del recupero crediti, così come la più volte richiamata e mai effettivamente perseguito il potenziamento delle letture, tutte queste cose dovevano portare a trovare le risorse e scrivere con Ato il nuovo piano d’ambito». Per questo, «abbiamo, in questi anni. più volte sollecitato lavoratori e soci a mettere in sicurezza l’acqua e quindi l’azienda pubblica Alto Calore, ma dobbiamo dire per tare antiche di potentati e di parentado politico clientelare, siano stati inascoltati, ma on per questo demordiamo nel chiedere che l’acqua resti pubblica anche nella gestione e nel Servizio Idrico Integrato ovvero dalla rete idropotabile alla gestione delle fognature e depurazione, nel pieno rispetto della volontà popolare e nel rispetto dell’Irpinia quale principale bacio idrografico del Sud Italia». In un simile contesto, ribadisce Fiordellisi «non sfugge che fugare i dubbi rispetto alle captazioni improprie che verrebbero ascritte in generiche perdite per reti colabrodo, permetterebbe di avere certezze verso il Piano investimenti vigente e che a fronte della modifica dello statuto porterebbe a ridefinire l’effettivo valore degli investimenti». E conclude: «È fondamentale essere trasparenti perché se il nuovo gestore sarà privato e gli investimenti saranno parametrati su dispersioni idriche non congrue, le tariffe calibrate anche sui relativi investimenti non si riduranno mai, ma si stabilizzeranno con un lievissimo ma costante aumento fino alla fine della restituzione della quota capitale investita dal privato». In sostanza, «vogliamo evitare che a pagare siano sempre e soltanto i cittadini e i lavoratori. Quindi pretendiamo il rispetto delle regole e massima trasparenza a ogni livello».


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